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18 Gennaio 2021
Ultima modifica: 18 Gennaio 2021 ore 08:20

Cristiani: perché esistono diverse confessioni

Inizia oggi la preghiera per l'unità dei cristiani. Il teologo Brunetto Salvarani spiega le ragioni storiche di una rottura non ancora sanata.
Cattolici, ortodossi, protestanti, anglicani: in origine le visioni diverse non impedivano alla Chiesa di restare unita, poi qualcosa si è spezzato. Ecco le ragioni storiche di questa divisione e cosa si sta facendo per ritrovare l'unità.
Inizia oggi la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, un’iniziativa internazionale promossa da tutte le confessioni cristiane – cattolici, protestanti, ortodossi e pentecostali – che si celebra ogni anno tra il 18 e il 25 gennaio. Una preghiera che cerca l’unità perduta nel corso dei millenni. Una delle tante iniziative che rischia di passare inosservata. Eppure si tratta di un tema decisivo per la Chiesa. Per comprendere una questione così complessa abbiamo intervistato il prof. Brunetto Salvarani, il teologo del dialogo.
 
Come era la Chiesa degli albori?
«Il Cristianesimo è un fatto plurale sin dall’inizio. La predicazione di Gesù si muove su diversi versanti anche sul piano geografico. Le prime Chiese nascono su posizioni geografiche diverse, con culture diverse, con teologie diverse. Gli stessi quattro Vangeli raccontano punti di vista diversi su Gesù. All’inizio la pluralità non è vista come un disvalore. Nei primi secoli si parlava di una pentarchia: il governo della cristianità era affidato congiuntamente alle cinque Chiese più importanti del mondo romano: Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. Avevano sensibilità e storie diverse ma non erano concorrenti o addirittura nemiche come accadrà nel corso della storia. Noi normalmente partiamo dalle parole di Gesù: “Che tutti siano una cosa sola” (Gv, 17). Ma questa unità non nega la pluralità. Dunque per diversi secoli l’unità non è stata percepita come nemica della pluralità.»
 
Perché si ruppe l’unità dei credenti in Cristo?
«Fu un processo lento. I rapporti tra le Chiese cominciarono a mutare fintanto che nel IV secolo avvenne la svolta. La religione cristiana fu prima “permessa” dall'Impero Romano con Costantino, dopo qualche decennio fu dichiarata addirittura la religione ufficiale dell'impero con Teodosio. In questo stesso secolo si tennero i primi Concili: quello di Nicea (325) e di Costantinopoli (381). Furono i primi incontri tra vescovi in cui si cominciarono a “mettere i puntini sulle i” relativamente alle verità fondamentali di fede, quelli che poi saranno chiamati dogmi: Gesù vero Dio e vero uomo, la Trinità. Pian piano le diversità cominciarono ad essere viste come degli ostacoli. Lo stretto collegamento con il potere temporale non aiutò, dato che in alcune situazioni la Chiesa divenne uno strumento del potere politico. Si crearono quindi due Chiese sempre più diverse, due culture sempre più distanti: l'una, quella romana, basato sul diritto, l'altra, quella bizantina, basata sulla filosofia.»

La rottura tra cattolici e ortodossi

Quando avvenne la divisione tra cattolici e ortodossi?
«La rottura formale avvenne nel 1054 ma si trattò di sancire una frattura che era già nei fatti. Nei libri di storia si dà la colpa alla disputa sulla Trinità sull'aggiunta della parola filioque  - procede dal Padre e dal Figlio - nel Credo, realizzata dalla Chiesa di Roma, ma in realtà quella disputa teologica fu solo l'occasione per dividersi. Le Chiese divennero dunque alternative e concorrenti, non più sorelle.»
 
Cosa successe dopo dentro la Chiesa Cattolica?
«Le rotture successive sono legate ad una storia complessa. La centralità di Roma come Chiesa madre assoluta non era così assoluta nel primo millennio, al contrario lo divenne nel secondo, in particolare questo è dovuto all'azione di alcuni Papi come Onorio III, quello che incontrò Francesco d'Assisi, e Bonifacio VIII, reso famoso da Dante che lo relegò all'Inferno nella sua Commedia.
Questa centralità fu ratificata nella bolla Unam Sanctam (1302) che si può considerare il manifesto di una Chiesa assolutistica, monocratica, centrata sulla città di Roma e sulla figura del Pontefice. In essa si ritrova non solo il famoso assioma extra ecclesiam nulla salus - al di fuori della Chiesa non v'è salvezza - ma anche la necessaria sottomissione di ogni creatura al Papa ai fini della salvezza. Papa che deteneva il potere spirituale e che giudicava il potere temporale, per cui anche i re dovevano sottomettersi al Papa.» 

La nascita dei “protestanti”

Come si arrivò alla divisione con i protestanti?
«Nel 1517 Lutero pubblicò le 95 tesi contro la vendita delle indulgenze - la possibilità di cancellare le conseguenze del peccato - da cui partì la riforma protestante. Prima ci furono tentativi di riforma della Chiesa, come al Concilio di Firenze, ma fallirono. La vicenda di Martin Lutero è figlia di questa mancata riforma. Una vicenda tragica non solo per gli aspetti teologici - portò alla rottura tra il cristianesimo del nord Europa e quello del Mediterraneo - ma soprattutto per le guerre che ne seguirono e che misero gran parte dell'Europa a ferro e fuoco. Le guerre di religione insanguinarono l'Europa durante la prima metà del '600 - la Guerra dei trent'anni - causando dieci milioni di morti, un evento catastrofico se si considera che la popolazione europea del tempo era di circa cento milioni di persone. 
Durante la riforma protestante si impose il motto Cuius regio, eius religio - di chi [è] la regione, di lui [sia] la religione - in base al quale un suddito doveva conformarsi alla religione ufficiale del suo Stato. Un cattolico non poteva vivere in una nazione protestante e viceversa. Un cittadino, sia che fosse cattolico oppure protestante, doveva adattarsi alla confessione del principe oppure emigrare. Fu il fallimento di un lavoro di composizione e di accettazione della diversità.»
 
Quanto è importante la storia nella questione ecumenica?
«Non è possibile affrontare la questione ecumenica solo da un punto di vista teologico, come usiamo fare oggi, ma è necessario studiarla a partire dalle ragioni storiche. La storia è fondamentale e noi cattolici lo abbiamo dimenticato troppo spesso: dato che ci riteniamo portatori di verità assolute ed extratemporali, la storia risulterebbe solo un inciampo. Non è così! Papa Francesco nella Fratelli Tutti lo sottolinea con forza: “La fine della coscienza storica, la perdita del senso della storia provoca ulteriore disgregazione”.»

Come è nato il movimento ecumenico

Quando nasce il cammino verso la ricerca dell’unità tra cristiani?
«C'è una data di nascita del Movimento Ecumenico: 1910, Edimburgo, Scozia. Un congresso missionario mondiale cui parteciparono centinaia di protestanti e anglicani. L’Ottocento era stato il secolo missionario, in cui si era risvegliata l’urgenza dell’evangelizzazione in paesi lontani. Ci si chiese allora come era possibile continuare a fare missione rimanendo divisi. L'ecumenismo nasce dunque dalla consapevolezza che l'evangelizzazione - il motivo stesso per cui esiste la Chiesa - ha senso solo se noi siamo in grado di dare testimonianza di unità.
Questo movimento si costituì in modo formale nel 1948 ad Amsterdam con la Conferenza Ecumenica delle Chiese, un organismo mondiale per la promozione del dialogo fra le differenti Chiese cristiane nel mondo, in cui erano presenti tutte le confessioni cristiane - protestanti, pentecostali e ortodossi - tranne i cattolici.»
 
Quando si unirono i cattolici al movimento ecumenico?
«Per vedere un cambiamento nei cattolici bisognerà attendere Giovanni XXIII, il Papa “cristiano” come lo definì Hannah Arendt. Visse in Francia, in Turchia, in Bulgaria, conobbe la Shoà, ebbe rapporti con l'Islam e si rapportò con le altri fedi cristiane. Il Concilio Vaticano II, da lui indetto, aveva tra gli obiettivi quello di far entrare la Chiesa Cattolica nel movimento ecumenico. Cosa che avvenne nel 1964 con il Decreto Unitatis Redintegratio: ritorno all'unità. La Chiesa fece sua la famosa espressione di Giovanni XXIII: “E' più importante ciò che ci unisce di ciò che ci separa”

Il cammino verso l’unità tra le Chiese cristiane

Come avviene oggi questo cammino verso l’unità?
«Nel n.11 del succitato decreto si indica il criterio con cui percorrere il cammino ecumenico: la gerarchia delle verità. Alcune verità sono più importanti di altre: la divinità di Gesù, la Trinità, il valore salvifico della sua morte in croce. Si tratta di verità che accomunano tutte le Chiese cristiane, protestanti, ortodosse, cattoliche e pentecostali. Altre questioni sono considerate di minor rilievo, come il numero dei Sacramenti.»
 
Papa Francesco ha visitato la Chiesa Pentecostale, ha partecipato alle celebrazioni per il 500° anniversario della Riforma di Lutero, ha firmato la dichiarazione comune con il Patriarca Ortodosso di Mosca. Quanto sono importanti questi gesti?
«Anzitutto occorre ricordare che l'unica Enciclica dedicata interamente alla questione fu scritta da Giovanni Paolo II, la Ut unum sint del 1995, che confermò “in modo irreversibile” l'impegno ecumenico della Chiesa Cattolica. Il Papa attuale continua nel solco tracciato dai suoi predecessori. Francesco parla di “unità nelle differenze” ed usa l'immagine del poliedro, che riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità. L'idea non è dunque di costruire una mega Chiesa in cui tutti smarriscono la propria specifica identità. Non è possibile disperdere la spiritualità delle icone che ha la tradizione ortodossa, oppure la sensibilità sulla Parola di Dio che hanno i fratelli protestanti. Il motto di Papa Francesco è “camminare insieme”.»