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13 Giugno 2023

Cuba: un altro modo di essere missionari

«Mettere un piccolo cerotto su una ferita immensa»: l'esperienza missionaria di Mario e Carla svela il vero volto di Cuba.
Cuba: un altro modo di essere missionari
Prezzi decuplicati, ospedali al collasso, alimenti razionati. Per Mario e Carla si tratta di scoprire un modo diverso di essere missionari, basato sullo stare a fianco delle persone e sul portare la propria testimonianza e diffondere speranza.
Mettere un piccolo cerotto su una ferita immensa. Come missionario a Cuba non puoi fare di più. E così ti senti servo inutile e capisci la fatica e la bellezza di dare l’unica cosa che hai: te stesso.

L’Avana ha il fascino decadente di una vecchia capitale dal passato coloniale e rivoluzionario.
Per strada sfrecciano auto degli anni ’60 e sono ancora tanti gli edifici che ricordano la Spagna, anche se dello sfarzo di un tempo rimane ben poco.
«Prima di viverci avevo un’idea pittoresca dell’isola – esordisce Mario Frighetto –. Quella venduta dagli operatori turistici con la gente che balla e ride. I veri cubani li ho poi conosciuti facendo la fila per il pane.» 
Mario Frighetto e Carla Simioni, classe ’60 lui e ’58 lei, sono sposati da 30 anni e hanno cinque figlie biologiche e del cuore. Nel 1996 partono per il Cile, per quella che doveva essere un’esperienza di volontariato di 3 mesi. In realtà qui diventano membri di Comunità e vivono per ben 25 anni. Dopo alcuni viaggi esplorativi, ad agosto 2021 si trasferiscono a Cuba.


Le condizioni di vita della popolazione, già critiche prima del Covid, sono diventate estreme. A parità di stipendi, i prezzi sono infatti decuplicati, ingigantendo gli effetti del blocco economico americano iniziato oltre 60 anni fa.
«Da un anno e mezzo non danno più latte agli anziani. Solo 5 uova al mese, meno zucchero… la gente non ha da mangiare – racconta Carla –. Gli ospedali sono al collasso e le scuole chiedono ai genitori di integrare il cibo della mensa. Anche noi ci siamo ritrovati a vivere tutto questo insieme ai fratelli cubani.» Un’esperienza di precarietà, soprattutto a livello sanitario, che li ha messi alla prova.   

«Al di là del fatto che manca tutto – continua Carla – abbiamo dovuto modificare il nostro modo di vivere la vocazione. In Cile eravamo pieni di cose da fare. Avevamo una famiglia aperta all’accoglienza e tanti progetti da seguire.» Nei primi tempi si sentono inutili.
«Per Carla è stato più semplice adattarsi – ammette Mario – Io invece ho bisogno di stare in mezzo alla gente. Per fortuna da gennaio faccio volontariato al santuario di San Lazzaro, a 30 km da casa, come responsabile della dispensa.»
Un modo diverso di essere missionari, basato sullo stare a fianco delle persone e sul portare la propria testimonianza.
«Cerchiamo di dare speranza alle persone che l’hanno persa condividendo la vita con loro – conclude Carla – anche se ci guardano con diffidenza e sorpresa. Siamo una coppia sposata in una società in cui nessuno crede più nel matrimonio e abbiamo deciso di vivere qui quando tutti sognano di scappare. Ci siamo però affidati al Signore e continueremo a camminare sulla sua strada.»

Un angelo custode a Cuba

A Cuba Mario e Carla stanno vivendo ancora di più il camminare nella gratuità. A ricordaglielo ci pensa Angela, una signora incontrata in chiesa che li rimette sempre con i piedi per terra. Quando l’hanno conosciuta, viveva in condizioni molto precarie. Loro hanno pulito la sua casa e condiviso il poco cibo che riuscivano a trovare. Oggi Angela sta meglio e ogni tanto chiede del tè o dello zucchero, ma per il resto ognuno a casa sua. All’inizio Carla soffriva per il suo atteggiamento, poi però ha capito che lei è il loro angelo custode. Perché l’aiuto vero non chiede nulla in cambio, nemmeno un grazie. Accompagniamoli con la preghiera!
Per maggiori informazioni e per contribuire: segreteria.condivisione@apg23.org 0541 50622