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15 Gennaio 2026

Eriselda in Albania: «Sognavo di essere mamma»

Eriselda in Albania: «Sognavo di essere mamma»
Quando segui con coraggio la strada che senti tua, la vita si apre e la tua testimonianza diventa così forte e vera da toccare i cuori, anche quelli apparentemente più lontani
«Sono rimasta colpita dalla casa famiglia e da Monica, una bimba con paralisi parziale che il padre voleva vendere. Ho subito pensato che quella modalità di vita era perfetta per me, che sognavo di essere mamma fin da piccola».
È il 2000, Eriselda ha 14 anni, tanti impegni in parrocchia e una sete immensa di costruire il proprio futuro.
Tra il sogno e la realtà la strada però è ripida. «Mio padre era contrario alla Comunità. La mia famiglia era molto credente, ma non comprendeva questo stile di vita», ricorda. 

Volevo scappare di casa

A 18 anni, finalmente varca la soglia della casa famiglia di Cristina Petrella. Il padre acconsente perché minaccia di scappare.
«Si pregava alle 6:30 e io speravo che si dimenticassero di me – ammette – nei due anni vissuti qui, mi sono però innamorata di Gesù come presenza viva e ho scoperto che la vera povertà è condividere la vita anche con chi non avresti scelto».
Nel 2006, a soli 20 anni, don Oreste la chiama a gestire una struttura per donne vittime di violenza
«All’inaugurazione c’erano i miei genitori – racconta – e il Don disse loro: “Non vi conosco, ma vi conosco perché conosco il cuore di vostra figlia e quello che è nato in lei è anche merito vostro”. Da allora mio padre ha iniziato a comprendere».
Per anni Eriselda porta avanti quella realtà, finché nel 2011 affronta una crisi personale. In una comunità terapeutica italiana, combatte un disturbo alimentare e sperimenta le difficoltà di essere accolti. «Al ritorno in Albania, il mio modo di prendermi cura degli altri era cambiato», confida.

L'apertura della casa famiglia

Nel 2017 incontra Perparim Lici, un giovane musulmano non praticante che diventa suo marito. Insieme, a marzo 2022, aprono una casa famiglia nel villaggio di Nenshat. 
«Accogliamo bambini e ragazzi dai 5 ai 15 anni. Lo Stato sta chiudendo gli orfanotrofi e noi li ospitiamo prima che vadano in adozione. Con noi vivono nostro figlio e mio padre, ormai il nonno di casa».
Oggi Eriselda guarda la sua vita con gratitudine. «Vivo dove mi sento chiamata a stare con Gesù e per Gesù. Mio marito mi sostiene e mi ricorda che le opere e non le parole sono la testimonianza più forte».

Chi è Eriselda

Eriselda Keli nasce 39 anni fa a Vau Dejes Shkoder, un villaggio nel nord dell’Albania. Incontra lAPG23 a 14 anni: era già catechista e, durante una gita organizzata dalla Diocesi di Sapa, rimane colpita dall’amore che si respirava nella casa famiglia di Cristina Petrella. A 18 anni, nonostante il parere contrario del padre, sceglie di entrare in Comunità. Oggi, insieme al marito Perparim Lici, ha una casa famiglia ed è responsabile del progetto “Incontriamo la povertà”.

L’adozione a distanza

Il progetto “Incontriamo la povertà” offre sostegno concreto alle famiglie più vulnerabili ed emarginate della città di Scutari. «La nostra attenzione – spiega Eriselda – è rivolta ai bambini privi di riferimenti positivi e istruzione. Li accompagniamo nel costruire un futuro diverso con il sostegno scolastico, il doposcuola, attività ludiche e campi estivi. Le richieste di aiuto sono tante, ecco perché abbiamo bisogno di nuovi sostenitori che scelgano di cambiare il destino di un bambino.” 
L’adozione a distanza è un filo che unisce due mondi: chi dona e chi riceve. È un gesto d’amore che restituisce dignità e speranza.
 
 
Per saperne di più, puoi scrivere a sostenitori@apg23.org. Saremo felici di darti tutte le informazioni necessarie. Grazie!