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3 Febbraio 2026

Dipendenze in Emilia Romagna: uso massiccio di crack e allarme giovani

Dipendenze in Emilia Romagna: uso massiccio di crack e allarme giovani
Foto di andranik123
Le nuove sfide delle dipendenze. Dati e riflessioni dalla Conferenza Regionale sulle Dipendenze
La Conferenza Regionale sulle Dipendenze, tenutasi a Bologna il 29 gennaio, ha tracciato una fotografia nitida e preoccupante sul tema delle dipendenze. A riflettere insieme operatori dei Servizi per le Dipendenze, professionisti sanitari e sociali, amministratori locali e rappresentanti del Terzo Settore e delle strutture sociosanitarie, e a tutti i soggetti coinvolti nella prevenzione, nella ricerca e nelle politiche sociali regionali.
Occasione preziosa per leggere i significativi cambiamenti che hanno caratterizzato la nostra società negli ultimi anni sul tema in questione e leggere lo stato dell’arte dell’insieme di pratiche, progettazioni, interventi che la Regione e le Ausl hanno messo in atto in questo ambito. Obiettivo: lavorare insieme, nella costruzione e nell’attivazione del nuovo Piano Dipendenze della Regione Emilia Romagna.
 

Le nuove sfide: invecchiamento e poliabuso

Il panorama delle dipendenze in Emilia Romagna sta cambiando radicalmente. Da un lato, l’efficacia dei servizi sanitari ha ridotto i decessi per overdose, portando però a un invecchiamento della popolazione consumatrice. Questo fenomeno introduce nuove criticità cliniche legate al poliabuso e all'uso massiccio di crack, che causano disabilità acquisite e quadri clinici complessi.

Giovani e fragilità: l'allarme neuropsichiatria

I dati presentati dalla dottoressa Sabrina Molinaro (Ricercatrice ESPAD) evidenziano un cambio di rotta nei consumi degli under 20. Si rileva un calo dell'uso di cannabinoidi. E allo stesso tempo l’aumento esponenziale del gioco d’azzardo patologico e gaming in concomitanza col boom di alcol e psicofarmaci senza prescrizione, specialmente tra le ragazze.
Con ben 68.000 accessi in neuropsichiatria infantile nell'ultimo anno, l'Emilia Romagna affronta una vera emergenza educativa e sanitaria. A dichiararlo è Isabella Conti Assessora al Welfare del III settore Politiche per infanzia e scuola,

Carcere e dipendenze

Il sovraffollamento carcerario è strettamente legato alle dipendenze: oltre il 30% dei detenuti è in cella per reati correlati. In questo contesto, la Comunità Papa Giovanni XXIII è intervenuta evidenziano la necessità di ampliare l’offerta dei SEATT regionali e l’istituzione di ICATT come strutture intermedie che possano permettere l’individuazione di persone adatte a percorsi specialistici motivazionali per facilitare l’ingresso nelle Comunità Terapeutiche e sostenerli, ampliando così la disponibilità all’ accoglienza con detenuti con problemi di dipendenza.
 
Politica, pubblico e privato sociale riconoscono che l'approccio al mondo delle dipendenze debba essere di tipo multisettoriale. La promozione della salute si è ribadito durante la conferenza non è solo una questione che riguarda le politiche sanitarie, ma riguarda anche le politiche urbanistiche, sociali ed educative. «Bisogna andare oltre la cura» ha ribadito Massimo Fabi, assessore alle politiche alla salute regionale, sottolineando la necessità di leggere la fragilità della persona nel suo complesso e di intervenire con un lavoro riabilitativo aperto anche in contesti sociali e familiari. In tal senso diventano fondamentali interventi per il lavoro sociale, il lavoro sul budget di salute e il progetto di vita. «L'obiettivo finale – ha concluso Fabi – è riaffermare che i diritti delle persone più fragili devono occupare il posto nelle scelte dei valori degli interventi pubblici. La prevenzione deve evolvere da controllo punitivo a promozione della salute integrando politiche urbanistiche, sociali ed educative.»
 
Si dice soddisfatto Ugo Ceron, psicoterapeuta della Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha partecipato come relatore al Convegno. «Eventi di questo tipo – dice – evidenziano che la dipendenza non è un problema delegabile ai soli specialisti, ma una sfida che riguarda l’intera collettività. Lavorare in modo sinergico e continuativo è prezioso nell’ ottica di favorire l’intercettazione precoce di quelle che sono le nuove forme di dipendenza non solo in riferimento alle giovani generazioni ma anche prima che si sviluppino quadri patologici significativi. Un obiettivo urgente e possibile da raggiungere, solo se condiviso».