Presentato a Bologna un nuovo libro sulla figura di padre Angelo Cavagna, profeta di pace e nonviolenza. Un capitolo è dedicato al suo importante e costruttivo rapporto con don Oreste Benzi.
L’obiezione di coscienza prima di essere un’idea, un valore e un partito preso, è una scelta. Una scelta di vita per tutta la vita.
Perciò prima di essere pensiero meditato e ben valutato; e poi un valore che brilla più di tanti altri e che s’impone, lancinante e liberante alla coscienza, è lo stupore di un incontro. Solo gli incontri possono cambiare la vita!
È successo a tanti giovani per aver incontrato uomini forti e miti (Gandhi, M. L. King, don Milani e tanti altri), che sono stati capaci di cambiare il mondo, non con la forza bruta, ma con la forza del perdono, dell’ingegno gentile, della tenerezza senza tenerume, della condivisione senza prezzo.
È ciò che è successo a tanti giovani che hanno incontrato due visionari, due contadini, due preti innamorati di Cristo, due grandi educatori, due sognatori con i piedi per terra; insomma, due profeti, che non potevano non incontrarsi; ed oggi, lasciarci un’importante eredità.
È il 1968: quell’onda rivoluzionaria potevi ostacolarla e resistere oppure cavalcarla e lasciarti catapultare verso orizzonti inesplorati. Loro hanno scelto di cavalcarla: don Benzi inizia la “rimozione delle cause dell’ingiustizia” aprendo case famiglia e portando i disabili nelle piazze, mentre padre Cavagna porta i suoi seminaristi fuori dal seminario per farli lavorare nei campi e nelle fabbriche, accanto a chi non ha più fiducia nella Chiesa, e poi accompagnare e addirittura precedere le istanze dei giovani obiettori di coscienza, che dal 1974 hanno incarnato i valori più nobili della nostra Italia: solidarietà, lavoro, vicinanza, coraggio, cura e servizio.
Padre Angelo CavagnaDisobbedienti e radicali, questi due giovani sacerdoti sanno smarcarsi dalle forme rigide della vita cristiana, ereditate nei seminari degli anni ’40 e ’50, e non si sa per quale alchimia dell’intelligenza e del cuore, entrambi diventano pionieri di nuovi metodi educativi, fatti di libertà e responsabilizzazione, valorizzazione della corporeità e degli affetti.
Alcuni esempi? L’unico istituto in cui non si fece l’occupazione nel 1968 – racconta don Benzi – fu il Liceo scientifico in cui era professore: «Abbiamo invece lavorato sodo, convinti che le rivoluzioni si fanno dando le soluzioni. Cercavamo nuove vie per modificare noi stessi, insegnanti e studenti, per una scuola a misura d’uomo. Ero solito dire che aspettavo gli studenti al primo stipendio, certo che molti incendiari sarebbero diventati pompieri. Ho poi incontrato molti “rivoluzionari” del ’68 seduti comodamente nei primi posti delle pubbliche amministrazioni, e continuare a parlare “a sinistra” e a mangiare “a destra”» (O. Benzi, Ragazzi ’94: a voi il proscenio della storia, 1994). Padre Angelo, invece, mandò in piscina i suoi seminaristi, rompendo un “sacro divieto” per lui ridicolo incomprensibile; portò la TV in seminario, perché i problemi del mondo potessero entrarvi (cf. G. Stenico, Padre Angelo: prete contadino, educatore disobbediente e radicale).
Entrambi agiscono a livello locale, ma pensano a livello globale, per cui non potevano non incontrarsi. Era il 1982, quando si ritrovano ad una manifestazione davanti al distretto militare di Bologna per sensibilizzare all’obiezione di coscienza. A don Benzi non deve essergli parso vero di incontrare un prete ‘matto’ come lui, e non se lo fece scappare come compagno di battaglie sui fronti della pace e della giustizia. Tanti i convegni, infatti, organizzati dell’Associazione Papa Giovanni XXIII che lo hanno visto accanto a don Benzi, com’è puntualmente riportato da Giorgio Tonelli nell’articolo Due testimoni vicini e fraterni: padre Angelo Cavagna e don Oreste Benzi, inserito nel volume dedicato a Padre Angelo Cavagna. Profeta della pace e della nonviolenza (ed. Multimeg, 2026), appena presentato a Bologna.
Mai hanno sottaciuto la loro fede e mai si sono vergognati di essere preti, neppure nei consessi politicamente più progressisti; anzi, per entrambi era imperativo conformare il proprio cuore a Cristo: «Il gavci – scriveva padre Angelo ai volontari civili – ha il suo riferimento principale nel messaggio cristiano. Il cuore di Cristo crocifisso e risorto è per noi l’espressione più viva del vero amore: dare la vita per gli altri; amare anche i nemici; vincere il male con il bene».
Due preti concreti, che non si sono riempiti la bocca di “pace, pace”, ma l’hanno costruita a mani nude e hanno scelto da che verso stringere la mano dell’altro: non per fare a braccio di ferro, ma per darsi la mano e darsi una mano.
Un’eredità, dunque, da raccogliere a piene mani.
Padre Angelo Cavagna, breve biografia.
Prete contadino più che prete operaio, padre Angelo Cavagna (1929-2024), religioso dehoniano, è figura di spicco in Italia dellacultura dellanonviolenza, ispirando e formando intere generazioni di obiettori di coscienza.
Nasce a Serina (BG) nel 1929; nel 1947 professa i voti religiosi e nel 1956 è ordinato presbitero.
Dal 1968 al 1972 è rettore e maestro dei professi a Bologna.
Trasferito a Modena, è responsabile della comunità degli studenti di teologia, vivendo insieme a loro con radicalità le istanze del Vangelo e del Concilio Vaticano II.
Nel 1972 fonda il Centro Europeo per la Formazione e Agricoltura (CEFA), una ong per lo sviluppo di progetti nei paesi più poveri del mondo, e nel 1977 dà vita a Bologna al Gruppo Autonomo di Volontariato Civilein Italia (GAVCI), che lo renderà voce profetica e scomoda della nonviolenza.
Nel 1992 è tra i 500 pacifisti che marciano a Sarajevo insieme al vescovo don Tonino Bello.
Muore a Bolognano (Trento) il 28 aprile 2024, a 94 anni.