Nel corso della 62ª sessione del Consiglio per i Diritti Umani a Ginevra, l'Esperta Indipendente Cecilia Bailliet inserisce la proposta della Comunità Papa Giovanni XXIII tra le raccomandazioni ufficiali ai governi: gli Stati dovrebbero seguire l'esempio dei gruppi della società civile impegnati in azioni di solidarietà per la pace, rappresentano il meglio dell'umanità.
In questi giorni è in corso a Ginevra la 62a sessione ordinaria del Consiglio per i Diritti Umani, il principale organo intergovernativo del sistema ONU dedicato alla promozione e protezione dei diritti umani a livello mondiale. Nel corso di uno dei dialoghi interattivi che coinvolgono gli esperti delle Nazioni Unite e i rappresentanti degli Stati e della società civile, ha trovato spazio e risonanza la proposta del Ministero della Pace che la Comunità Papa Giovanni XXIII porta avanti a livello nazionale ed internazionale con la campagna e varie iniziative di advocacy e sensibilizzazione. Il Ministero della Pace è stato infatti incluso tra le raccomandazioni e le proposte agli Stati da parte di Cecilia Bailliet, Esperta indipendente delle Nazioni Unite sui diritti umani e la solidarietà internazionale.
Il rapporto di Cecilia Bailliet: dare priorità alla pace e stop alla militarizzazione
Cecilia Bailliet, esperta indipendente sui diritti umani e la solidarietà internazionale.
Bailliet il 16 giugno ha presentato il suo rapporto tematico su “Pace e solidarietà internazionale”, che evidenzia l’urgente necessità globale di dare priorità alla pace attraverso la solidarietà, la risoluzione pacifica delle controversie e l'inclusione, piuttosto che la militarizzazione e la divisione. Nella sua relazione, la signora Bailliet auspica la creazione di una coalizione globale di “solidarietà per la pace” al fine di contrastare la polarizzazione, riappropriarsi dello spazio civico, rafforzare l'uguaglianza e riaffermare la risoluzione pacifica delle controversie come fondamento del multilateralismo del ventunesimo secolo.
Durante la presentazione al Consiglio, l'Esperta indipendente ha dedicato parte delle sue osservazioni a sottolineare l'elevato valore e contributo della società civile impegnata nei processi di pace e solidarietà internazionale.
Il riconoscimento dell'ONU alla società civile e ai corpi nonviolenti
«Desidero esprimere il mio profondo rispetto per i gruppi della società civile che lavorano a livello locale per costruire una cultura di pace partendo dal basso. Hanno coraggio e creatività, non hanno paura di entrare in dialogo con persone che hanno identità diverse, aiutando minoranze, rifugiati, migranti e altri gruppi che soffrono oppressione ed esclusione. Compiono salvataggi in mare e forniscono primo soccorso, cibo e assistenza legale.»
«Questi gruppi della società civile impegnati in azioni di solidarietà per la pace rappresentano il meglio dell'umanità, e gli Stati dovrebbero seguire il loro esempio. Molti di loro sono elencati nel mio rapporto. È stato fonte di ispirazione e un onore leggere i loro contributi per il mio report. La solidarietà per la pace richiede l'accettazione della responsabilità di riconoscere la diversità e il pluralismo di culture, religioni, razze, etnie, nazionalità e genere all'interno delle comunità come un bene pubblico. La partecipazione di questi gruppi all'intero ciclo dei processi di pace è essenziale per gettare le basi di una pace duratura fondata sull'inclusione, anziché alimentare nuovi cicli di violenza.»
Tra le iniziative della società civile ricordate nel suo intervento, l'Esperta indipendente ha evidenziato anche la campagna di APG23 per l'istituzione di un Ministero della Pace, che ha l'obiettivo di istituzionalizzare la costruzione e il consolidamento della pace come funzione centrale delle politiche governative. Il Ministero della Pace, insieme alle esperienze e pratiche realizzate con il corpo nonviolento di pace “Operazione Colomba“, i programmi di educazione alla pace e i corridoi umanitari, è stato al centro del contributo di APG23 in risposta alla richiesta dell'Esperta indipendente di ricevere input e proposte sul tema, ed è stato incluso e rilanciato nel rapporto. In particolare, in una delle raccomandazioni finali del suo rapporto, la signora Bailliet ha invitato gli Stati a istituire Ministeri della Pace che promuovano politiche di pace positive e inclusive nel segno dell'uguaglianza e della non discriminazione.
La dichiarazione congiunta delle ONG: «Passare alla cultura della negoziazione»
Durante il dialogo interattivo con gli Stati membri e le ONG in merito alla relazione e alla presentazione dell'Esperta indipendente, Maria Mercedes Rossi, rappresentante principale di APG23 presso le Nazioni Unite, ha rivolto al Consiglio la seguente dichiarazione orale congiunta sostenuta e sottoscritta da 15 ONG.
«APG23 e le ONG firmatarie accolgono con favore il rapporto redatto dall'Esperta indipendente sui diritti umani e la solidarietà internazionale, che ci ricorda che la pace non è un concetto politico astratto, ma una norma giuridica fondamentale senza la quale nessun altro diritto umano può realizzarsi.
Ci troviamo oggi a un bivio cruciale, dove l'architettura tradizionale della stabilità globale viene duramente messa alla prova. L'appello alla solidarietà internazionale non può più essere un mero esercizio retorico; deve diventare il fondamento strutturale su cui costruire il nostro futuro comune. Papa Leone XIV, nella sua prima enciclica “Magnifica Humanitas”, ci ricorda che «a livello politico c'è un’ impellente necessità di passare dalla “cultura del potere” a una vera e propria “cultura della negoziazione”, in cui il dialogo e la diplomazia diventino i mezzi standard per risolvere i conflitti» e propone, per costruire una civiltà più umana, cinque percorsi verso la responsabilità quotidiana e pubblica: disarmare le parole, costruire la pace attraverso la giustizia, adottare la prospettiva delle vittime, coltivare un sano realismo e rilanciare il dialogo e il multilateralismo.
Appoggiamo con convinzione le raccomandazioni di Cecilia Bailliet, in particolare l'istituzione di Ministeri della Pace in linea con l'articolo 3 della Dichiarazione sul diritto alla pace, che richiede "misure adeguate e sostenibili" per la sua attuazione. Un Ministero della Pace, da noi proposto in diverse occasioni, avrà il compito di costruire una visione olistica della pace e di promuovere politiche di pace positive e inclusive, la non discriminazione, l'uguaglianza, il rispetto dei diritti umani e l'educazione alla pace.
Invitiamo gli Stati a ridurre le spese militari e investire le risorse risparmiate per uno sviluppo globale e a impegnarsi per attuare la riconversione dell'industria militare.
Infine, raccomandiamo l’adozione da parte del Consiglio del testo revisionato del progetto di dichiarazione sul diritto alla solidarietà internazionale.»