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26 Giugno 2026

Don Vincenzo: restituiamo agli anziani il diritto alla gioia

Don Vincenzo: restituiamo agli anziani il diritto alla gioia
Foto di Archivio Chiesa Cattolica
A Livorno una rete di volontariato guidata dal sacerdote garantisce una presenza alle persone anziane sole che vivono nelle RSA, ribattezzate dal gruppo con l'acronimo "Ricordati Sempre Amore".
L’ultimo Rapporto Osservasalute fotografa una transizione demografica che è prima di tutto un’emergenza antropologica e sociale: l’Italia invecchia rapidamente, ma lo fa in un isolamento che ne compromette il benessere globale. I dati epidemiologici si traducono in solitudine cronica per oltre il quaranta per cento degli ultrasessantacinquenni, mentre circa 1,3 milioni di over 75 non beneficiano di un’assistenza adeguata. Questo scenario di vulnerabilità strutturale, esacerbato da una spesa sanitaria pubblica in contrazione che fatica a garantire una copertura omogenea sul territorio, sposta l’asse del welfare dal piano meramente assistenziale a quello relazionale e spirituale.

La sindrome da abbandono

Nelle Residenze Sanitarie Assistite (RSA), infatti, la patologia più invalidante spesso non è di natura clinica, ma coincide con la sindrome da abbandono. È il dolore invisibile di chi si sente derubricato a un passato senza più cittadinanza nel presente, dimenticato dalle reti familiari e sociali più prossime.
In questo panorama frammentato, la presenza della Chiesa cattolica non si configura come un semplice supporto emotivo estemporaneo, ma come un vero e proprio pilastro di sussidiarietà orizzontale. A guidare questa resistenza umana e spirituale sono i sacerdoti, affiancati da una rete fitta e coordinata di volontariato cattolico, capaci di trasformare le strutture di lungodegenza da terminali di attesa a “laboratori di vita”.

don Vincenzo Puzone Uniti nel dono
Foto di Archivio Chiesa Cattolica
don Vincenzo Puzone Uniti nel dono
Foto di Archivio Chiesa Cattolica
don Vincenzo Puzone Uniti nel dono
Foto di Archivio Chiesa Cattolica

Preghiera e canzoni degli anni Sessanta

L'esperienza di don Vincenzo Puzone nel livornese, dove segue tre diverse RSA, è in questo senso programmatica. Con il suo gruppo di animazione e preghiera, l’acronimo istituzionale ha subito una conversione semantica radicale: “Ricordati Sempre Amore”. Non si tratta di una consolazione astratta, ma di un metodo di intervento quotidiano. I volontari delle parrocchie e delle associazioni ecclesiali affiancano il presbitero per presidiare i corridoi e le stanze, spezzando la routine della medicalizzazione attraverso la cura della memoria e della festa.
Con una valigetta-carrellino attrezzata per la musica e la videoproiezione, la struttura ritrova la dimensione della coralità. «Il segreto è restituire loro il diritto alla gioia – spiega don Vincenzo con il suo consueto ottimismo –. Quando li vedi cantare a squarciagola le canzoni degli anni Sessanta, o quando stringono la chitarra, capisci che l'anziano non ha perso il desiderio di futuro, ha solo bisogno di qualcuno che gli dia il tempo per esprimerlo. Il loro affetto è di un’intensità prorompente, guarisce chi lo riceve».

La co-progettazione del benessere della persona

Il volontariato cattolico agisce come un tessuto connettivo indispensabile in questa pastorale della salute: i laici non si limitano a un aiuto logistico, ma partecipano attivamente alla co-progettazione del benessere della persona. Tra i frutti più significativi di questa alleanza tra clero, operatori e volontari a Livorno c'è la “Compagnia del desiderio”, nata in seno al gruppo DUMAS (Diamo Una Mano al Signore). L’obiettivo è analizzare e realizzare i piccoli desideri personali o i ricordi d’infanzia legati al territorio che gli ospiti custodiscono gelosamente. I volontari diventano così vicari di quelle famiglie talvolta assenti, offrendo ascolto e riducendo l’impatto di quella che l’Osservatorio definisce una vera e propria crisi della felicità soggettiva.
La presenza di sacerdoti e laici introduce nelle RSA una pedagogia della dignità che scardina la cultura dello scarto. Agli anziani viene offerto un orizzonte di senso in cui anche la fragilità e la sofferenza biologica acquistano valore se inserite in una dimensione comunitaria e di offerta spirituale.

I dettagli che fanno la differenza

«Dico sempre ai miei anziani che la santità non richiede cose straordinarie, ma si costruisce nei dettagli della loro giornata – racconta don Vincenzo –. Basta un buongiorno cordiale al vicino di letto, un briciolo di pazienza nelle ore più lunghe. Quando mi ringraziano per il tempo che passiamo insieme, io sorrido e rispondo sempre che mi precederanno sicuramente nel Regno dei cieli, e allora la stanza si riempie di sorrisi».
La salute, dunque, viene ridefinita sul campo come un equilibrio globale in cui l’elemento relazionale è terapeutico quanto la farmacologia.
Sostenere i sacerdoti e le loro reti pastorali significa, in ultima analisi, preservare la coesione del nostro intero corpo sociale, garantendo dignità alle radici della nostra comunità. Ognuno è chiamato a supportare questa missione di prossimità attraverso due gesti concreti e corresponsabili: firmando per l’8xmille alla Chiesa cattolica, una scelta che si traduce direttamente in progetti di carità e sostegno alle fragilità su tutto il territorio nazionale, oppure partecipando con le offerte deducibili destinate all’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero. Sostenere i nostri sacerdoti significa garantire che nessuna stanza di RSA rimanga al buio, isolata dal calore di una comunità che non dimentica i propri figli.
 
 


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