Uguaglianza, prosperità e sostenibilità possono coesistere. Lo dimostra il nuovo studio Global Justice Report che pone alla base del cambiamento una riforma radicale della distribuzione delle risorse a livello globale e una tassa mondiale sulle grandi ricchezze private.
Uguaglianza, prosperità e sostenibilità possono coesistere e non si tratta di un’utopia. Il nuovo studio di
Global Justice Platform rompe gli schemi con una nuova proposta e risultati che nutrono speranza:
l’umanità potrebbe raggiungere l’uguaglianza socioeconomica e un sistema sostenibile entro il 2100, ma è necessario un impegno collettivo e la creazione di nuove istituzioni internazionali.
L’immagine della situazione globale attuale mostra che il livello delle diseguaglianze economiche è elevato, sia tra uno stato e l’altro sia all’interno degli stati stessi. Nel 2025, ad esempio, mentre il reddito nazionale lordo mensile pro capite è in media
290 euro nell'Africa subsahariana, arriva a circa
4.590 euro nel Nord America e in Oceania. Allo stesso tempo, secondo un report Oxfam del 2025,
l’1% della popolazione più ricca detiene il 45% della ricchezza globale.
Finora, il pensiero dominante ha supportato il sistema socio-economico attuale, suggerendo che non vi fossero risorse sufficienti per vivere in modo adeguato, equo e rispettoso dell’ambiente. Tuttavia, il
Global Justice Report porta un pensiero rivoluzionario, dimostrando che la
riduzione delle disuguaglianze va di pari passo con la “
sufficienza”, cioè quanto è davvero necessario produrre e consumare per vivere bene. Entrambi i valori, oltretutto, sono al centro di un percorso strategico verso la
sostenibilità ambientale.
Gli obiettivi concreti per rendere l’utopia realtà
Gli obiettivi da raggiungere entro l’anno 2100 si riferiscono ai temi di uguaglianza, sufficienza e sostenibilità e si sviluppano attraverso piani politico-economici internazionali.
Il
primo obiettivo è raggiungere un
equilibrio globale dei redditi, portando entro il 2100 tutti i Paesi a un livello medio di reddito pari a circa 60.000 euro annui per adulto (a parità di potere d'acquisto del 2025), equivalenti a circa 5.000 euro al mese.
Il
secondo obiettivo è sviluppare i piani economici rispettando un requisito fondamentale: mantenere
l'aumento della temperatura globale sotto i 2°C, evitando quindi gli scenari climatici più pericolosi.
Il
terzo obiettivo fa riferimento al concetto di sufficienza e prevede
trasformazioni strutturali dei sistemi socio-economici. Il piano include una riduzione delle ore lavorative, un aumento delle risorse verso i settori di istruzione e sanità, cambiamenti nei modelli alimentari, nell'uso del suolo e delle aree forestali.
Il
quarto obiettivo consiste nell'accelerare la
transizione energetica, decarbonizzando i sistemi energetici e riducendo la dipendenza dai combustibili fossili.
Questi obiettivi non possono essere raggiunti senza una riforma della governance economica mondiale. Gli autori del report sostengono che le regole delle istituzioni internazionali esistenti, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, favoriscano ancora i paesi occidentali e rappresentino in modo insufficiente i paesi in via di sviluppo. Per questo propongono una
riforma delle istituzioni finanziarie internazionali e del sistema monetario globale. All’interno di questa riforma, la ridistribuzione delle risorse includerà anche l’investimento in tecnologie e strategie di sostenibilità e transizione energetica, con l’obiettivo di fornire un servizio collettivo per mantenere il pianeta abitabile.
Un fondo globale per ridistribuire le risorse in modo equo e salvare il pianeta
Al cuore della riforma economica mondiale si trova l’istituzione del
Global Justice Fund, un fondo economico globale che raccoglie risorse attraverso tasse internazionali su ricchezza e redditi elevati e le distribuisce per finanziare politiche globali come riduzione delle disuguaglianze, transizione ecologica, sanità e istruzione. La
tassa globale sui grandi patrimoni (Global Wealth Tax), ovvero sulle ricchezze di milionari e miliardari, è considerata fondamentale per avviare il percorso di crescita sostenibile immaginato dalla Global Justice Platform. L’obiettivo, infatti, è
ridurre la crescita delle grandi fortune private e aumentare la quota di risorse destinate a obiettivi collettivi. Le simulazioni del report mostrano che la tassa colpirebbe circa l’1,3–1,5% della popolazione mondiale nei primi decenni, con percentuali più alte nei paesi ricchi e molto basse nei paesi poveri, e che questa quota diminuirebbe nel tempo grazie alla riduzione della concentrazione della ricchezza. Nel
report, sono approfonditi i dettagli attraverso dati e grafici, supportando la proposta con punti strategici concreti.