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19 Ottobre 2026

Ecomafia 2026, calano i reati ambientali ma il business illegale sale a 11,5 miliardi

Ecomafia 2026, calano i reati ambientali ma il business illegale sale a 11,5 miliardi
Foto di Foto di vkingxl da Pixabay
Il nuovo rapporto di Legambiente: nel 2025 i reati accertati sono stati 35.735 (-12%), ma gli illeciti amministrativi sono aumentati. Dopo sette anni i rifiuti tornano al primo posto tra i settori con più reati. La Campania è la prima regione, Napoli la prima provincia.
Nel 2025 in Italia i reati ambientali accertati sono diminuiti per la prima volta dopo due anni di crescita, ma il giro d'affari delle ecomafie ha continuato ad aumentare. È quanto emerge da "Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia" (Edizioni Ambiente), il rapporto annuale di Legambiente presentato a Roma, che elabora i dati di forze dell'ordine e Capitanerie di porto.
I reati accertati sono stati 35.735, il 12% in meno rispetto al 2024, su quasi un milione e mezzo di controlli. In media sono circa 98 al giorno, un livello vicino a quello del 2023. Gli illeciti amministrativi però sono cresciuti dell'11,4% e sono arrivati a 77.895. In tutto le violazioni sono state 113.630, in media 311 al giorno, cioè 13 ogni ora. Secondo Legambiente il fatturato illegale è passato da 9,3 a 11,5 miliardi di euro (+2,2 miliardi). A spingerlo sono stati soprattutto i rifiuti, le filiere agroalimentari e il commercio di specie protette.

I rifiuti tornano in testa

Per la prima volta dal 2018 il ciclo illegale dei rifiuti è il settore con più reati: 10.914, quasi 30 al giorno. Sono aumentati anche gli incendi negli impianti di gestione dei rifiuti: 75 nel 2025, il 24,7% in più.
Scende al secondo posto con 8.034 reati, il 41% in meno rispetto al 2024, il reato legato al ciclo del cemento, che comprende abusivismo edilizio, illeciti urbanistici, cave illegali, violazioni paesaggistiche e appalti. Secondo Legambiente questo calo dipende anche dalla contrazione del mercato edilizio. Al terzo posto ci sono i reati contro gli animali, con 6.930 casi (-4%): bracconaggio, pesca illegale, traffici di specie protette e di animali da compagnia, allevamenti.
Gli incendi boschivi e di vegetazione sono cresciuti: 3.586 reati (+10,7%) e oltre 90mila ettari bruciati. I reati contro il patrimonio culturale sono calati a 2.276 (-23%), e anche i controlli sono diminuiti (-8,5%). Gli arresti per traffico di opere d'arte e reperti archeologici sono invece passati da 2 a 34. Nella filiera agroalimentare reati e illeciti amministrativi sono stati 67.677 (+46%). Il valore di sequestri e sanzioni è arrivato a 968 milioni di euro, più del doppio rispetto all'anno precedente (+109,1%).

La geografia dell'illegalità ambientale

Campania, Sicilia, Puglia e Calabria sono le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa. Insieme concentrano il 44,3% dei reati accertati. La Campania resta prima con 5.636 reati, il 15,8% del totale nazionale. Seguono la Sicilia (3.726), che supera la Puglia (3.601), e la Calabria (2.862). Il Lazio è quinto e prima regione del Centro, con 2.358 reati. Al sesto posto sale la Sardegna, con 2.240 reati e 6.067 illeciti amministrativi: nel 2022 era quindicesima e ora precede la Toscana (2.123). Al Nord la regione con più reati ambientali non è più la Lombardia, nona con 1.822, ma la Liguria, ottava con 1.863. L'Emilia-Romagna chiude la top ten con 1.434 reati.
Tra le province Napoli è prima con 2.512 reati (+8,6%). Seguono Salerno con 1.472 (+11,4%) e Palermo con 1.235, dove l'aumento è del 59,6%. Vengono poi Roma (1.113), Cosenza (1.092) e Bari (985). Genova è settima con 963 reati ed è la prima provincia del Nord. Lecce entra per la prima volta tra le prime dieci, all'ottavo posto con 847 reati. Dietro ci sono Foggia (838) e Ancona (671).
Il rapporto guarda anche alla legge 68 del 2015, che ha introdotto i delitti ambientali nel Codice penale. I reati complessivi sono calati, ma le contestazioni di due delitti sono aumentate. Per l'inquinamento ambientale i casi sono 303, il 35% dei delitti contestati. Per l'attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti sono 115, il 13,3%.

Le proposte

Legambiente fa dieci proposte al governo Meloni. La prima è completare il recepimento della direttiva europea sulla tutela penale dell'ambiente. Secondo l'associazione, il decreto legislativo n. 81 del 2026 non ha incluso quattro delitti previsti dalla direttiva. Il primo è l'uccisione e il commercio di specie animali e vegetali selvatiche protette. Poi ci sono il saccheggio delle acque superficiali o sotterranee e il commercio di materie prime e prodotti legati alla deforestazione. L'ultimo è la produzione e il commercio illegale di gas fluorurati (F-gas), che oggi sono puniti solo come contravvenzione.
L'associazione chiede anche di estendere ai fitofarmaci illegali il delitto di produzione e commercio di prodotti inquinanti. Sul cemento propone un Piano nazionale contro l'abusivismo edilizio. Le demolizioni andrebbero finanziate con fondi del ministero delle Infrastrutture e di Cassa depositi e prestiti, assegnati ai Comuni ma anche a magistratura e prefetture. I prefetti dovrebbero inoltre poter eseguire le ordinanze di demolizione che i Comuni hanno emesso e non eseguito prima della legge 120/2020. Legambiente chiede poi di approvare i decreti attuativi della legge 132/2016, che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale.
Per gli appalti pubblici l'associazione propone di rivedere il subappalto "a cascata" e di reintrodurre il delitto di abuso d'ufficio, come prevede la nuova direttiva europea anticorruzione. Sugli incendi chiede di applicare le pene dell'incendio boschivo a ogni incendio di vegetazione e di rendere più pesante la versione colposa del reato.
«Il 2025 è stato un anno caratterizzato da diverse norme in difesa dell'ambiente che abbiamo giudicato positivamente», ha detto il presidente di Legambiente Stefano Ciafani. Ha citato il passaggio a delitti dei reati sui rifiuti e l'introduzione nel Codice penale dei delitti contro gli animali. «Ma ci sono ancora molte norme che attendono di essere approvate e riviste, insieme al rafforzamento dei controlli ambientali e al contrasto all'abusivismo edilizio, che continua a essere un fenomeno grave e diffuso. Il cemento illegale si contrasta con gli abbattimenti».
L'ultima stima di Istat e Cresme, del 2022, dice che nel Mezzogiorno si costruiscono 42,1 case abusive ogni 100 costruite legalmente. Enrico Fontana, responsabile dell'Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente, ha parlato dei «reiterati tentativi, finora fortunatamente falliti, di rilanciare nel nostro Paese una stagione di condoni edilizi». Secondo Fontana questi tentativi non aiutano prevenzione e repressione. «Per questo chiediamo con forza norme più efficaci, a cominciare dal potere sostitutivo dei Prefetti, più controlli e più risorse per le demolizioni».

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