12 Settembre 2019

Bolivia. Eddy da bambino abbandonato a messaggero di bellezza

Rifiutato e abbandonato a due anni dalla sua stessa famiglia. Non smette di sorridere alla vita e di benedire tutto.
Un bambino abbandonato perché malformato, salvato dall'amore ringrazia per tutto. Maestro senza volerlo. «Guardarlo negli occhi diventa una preghiera di benedizione alla vita».
Eddy mi guarda con le pupille grandi, come se volesse incollarmi addosso il suo senso di gratitudine. «Cosa te gusta mas de aqui?». «Todos».
Sposta lo sguardo sul giardino attorno, poi un po’ più in là verso gli alberi di lugma, limone, cedro, ferma un attimo i pensieri sul campetto da calcio in fondo vicino al fiume. Chiude gli occhi e sembra annusare il sapore delle piccole onde sui sassi, ascoltarne il suono limpido. Poi torna a guardarmi e allarga le guance in un sorriso da bambino. «Todos!».

Perché Eddy è stato emarginato?

Eddy è nato con una malformazione al lato destro del corpo, un marchio indelebile che ne ha condannato il destino sin da neonato. La madre è morta dandolo alla luce ed il padre è scappato da casa quando aveva solo due anni. Gli otto fratelli allora hanno letto nel suo handicap una colpa senza rimedio, un peso inutile. A poco più di due anni è stato abbandonato in strada, come uno straccio logoro e fradicio che non può servire più. Raccolto dalla pietà di una cholita della quale ricorda solo le mani grandi e il profumo di casa, inizia la sua processione tra un istituto per minori e l’altro, scoprendo che in fin dei conti quelle mani storpie potevano servire a vivere con e per gli altri.

Ho conosciuto Eddy nella Comunità S. Aquilina della Comunità Papa Giovanni XXIII presso la città di La Paz. Mi ha raccontato la sua storia spolverando un vecchio libro di fotografie ingiallite, con uno sguardo serio e nostalgico, consapevole di aver barattato la possibilità di un’infanzia dignitosa per un presente finalmente sereno, felice. 

I ragazzi della Comunità S. Aquilina in gita in montagna
Gita in montagna con i ragazzi della Comunità S. Aquilina della Comunità Papa Giovanni XXIII di La Paz in Bolivia.

Cosa mi ha insegnato Eddy

Lo guardo e leggo nei suoi occhi leggeri un animo puro, graffiato, risorto dal proprio passato con la coscienza di un bambino ancora vergine ai panni sporchi dell’adulto, nonostante la vita ne abbia provato le fibre. 
«Todos». Questo è quello che gli piace di più del posto dove vive, delle giornate che gli riempiono le mani. Tutto. Ieri è una carta sporca volata via, le sue braccia storpie sopra ogni cosa gli ricordano quotidianamente l’importanza incrollabile della volontà, il sorriso largo benedice il sole che l’accompagna al mattino. Guardarlo, solo guardarlo negli occhi diventa una preghiera di benedizione alla vita. Un omaggio alla resilienza, alla gratitudine, alla semplicità.

Eddy e Guglielmo Rapino in giardino
«Ho capito che questo è l'insegnamento più profondo che Eddy mi abbia segretamente sussurrato: imparare a guardare le cose per quello che sono, semplicemente, profondamente, belle così come si mostrano.»


Dopo averlo scrutato leggero per qualche secondo, anch’io ho rivolto il mio sguardo sul prato d’intorno, sugli alberi, il campo da calcio, il cielo largo. Vi ho visto l’immagine viva della bellezza. Un quadro semplice e vero della realtà. 
Allora ho capito che questo è l’insegnamento più profondo che Eddy mi abbia segretamente sussurrato: imparare a guardare le cose per quello che sono, semplicemente, profondamente, belle così come si mostrano.