Topic:
20 Maggio 2019

Elezioni europee, io voto perché...

Con il nostro voto possiamo orientare le scelte, con quali criteri?

Foto di Rawf8 - stock.adobe.com
L'obiettivo è costruire il bene comune, partendo dai bisogni e dai diritti dei più deboli. E dal rispetto di un ambiente che dobbiamo preservare anche per le prossime generazioni.

La ricerca del bene comune richiede che ognuno abbia anzitutto il necessario per vivere dignitosamente. Oggi in varie parti del mondo non è così: la popolazione civile soffre le scelte dei potenti di turno, pensiamo alla Siria con una guerra sanguinosa che si trascina da anni, o al Venezuela dove c’è un popolo alla fame. 
In Europa, con le elezioni ormai imminenti, abbiamo l’opportunità di orientare le scelte politiche in vista di un’equa redistribuzione dei beni, del rispetto del creato in una prospettiva ecologica di sobrietà e di utilizzo sempre più delle energie rinnovabili.
Un’Europa dove i giovani possano liberamente circolare e creare relazioni significative aperte all’integrazione di altri giovani che arrivano dai paesi dell’Africa, dell’Asia e dall’America Latina.
Siamo chiamati a sviluppare un’economia di condivisione ed una politica migratoria comune tra gli stati membri, che distribuisca l’accoglienza favorendo una reale integrazione, sviluppando anche il dialogo interreligioso con rispetto per le comuni radici cristiane che hanno fatto dell’Europa una culla della civiltà, come ricordava sovente Giovanni Paolo II.

Votare è scegliere di non delegare.

Andare a votare oggi è scegliere di non delegare, è sentire la responsabilità della casa comune, consapevoli che ci si salva assieme e che ogni nazione ha bisogno delle altre per crescere e maturare insieme
Va garantito il diritto alla vita, alla possibilità di formare una famiglia fondata sul matrimonio come richiamano varie Costituzioni dei paesi europei, al lavoro. Anche il diritto alla pace, con una reale conversione delle spese per gli armamenti in progetti di sviluppo, realizzando una difesa popolare nonviolenta che educhi i giovani a valorizzare le forze che aspirano al dialogo, a quell’ecumenismo della carità di cui ha recentemente parlato Papa Francesco in Marocco.
Chi vincerà le elezioni ha il dovere di essere a servizio dell’Europa intera, per una politica che si metta il grembiule, che sappia valorizzare le identità in un “noi” più grande, mai settario.

De Gasperi: il politico e lo statista.

De Gasperi, uno dei padri fondatori dell'Europa, era convinto che la Seconda Guerra Mondiale avesse insegnato a tutti gli europei che «il futuro non verrà costruito con la forza, nemmeno con il desiderio di conquista ma attraverso la paziente applicazione del metodo democratico, lo spirito di consenso costruttivo e il rispetto della libertà». Era motivato dalla visione di un’Unione Europea che non avrebbe rimpiazzato i singoli Stati ma li avrebbe aiutati a completarsi vicendevolmente.
E sottoneava: «Un politico giuarda alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni».
Che veramente questo diritto al voto diventi aspirazione al bene comune.