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22 Settembre 2021
Ultima modifica: 22 Settembre 2021 ore 14:42

Elisabetta Pradarelli, la psicoterapeuta innamorata di Dio

Ha concluso la sua vita a soli 37 anni, dopo una lunga malattia che ha reso ancora più evidente la sua grande fede e umanità. In occasione del ventennale, la testimonianza di chi l'ha conosciuta.
Vent'anni fa, il 23 settembre 2001, Elisabetta concludeva la sua vita terrena. Sempre attenta agli altri, negli anni della malattia ha sviluppato un cammino spirituale ancora più intenso e profondo, che l'ha portata ad "abbracciare la croce" lasciandosi a sua volta abbracciare dall'amore di Dio.
Era il 23 settembre 2001. Come ogni anno a fine estate tutti i gruppi giovani della Comunità Papa Giovanni XXIII erano riuniti a “Congrosso” per far festa alle scoperte e alle amicizie vissute nei campi e nelle esperienze estive di condivisione. Proprio durante l'Eucaristia celebrata nella piazza centrale di Faenza dal vescovo Italo e da don Oreste ci arrivò la notizia della morte di Elisabetta. Avevamo appena pregato per la pace del suo cuore in quel tempo di sofferenza e perché si compisse serenamente la volontà di Dio, suo innamorato.
Il giorno prima ero andato a trovarla a casa sua, ad Argignano, una frazione di Fabriano (AN).

Era qualche tempo che desideravo rivederla, almeno dalla sua ultima lettera di un paio di mesi prima:

Grazie al Signore per averci fatto incontrare, per aver fatto sì che le nostre vite si incrociassero. È chiaro, è suo dono. Grazie per la profondità e la tenacia della nostra amicizia, balsamo e fonte di calore (nonostante ci vediamo poco ultimamente, ti ho sentito molto vicino).
…Sento sempre più forte e pressante l’invito di Gesù a perdere la vita per Lui e per i fedeli, è una cosa molto faticosa ma il dono della sofferenza mi è d’aiuto in questo cammino del perdermi, dell’annientarmi, del decentrarmi perché sia sempre più al centro l’Altro/altro. È dono sapere che ciò che stai vivendo diventa il fiume di grazia del Regno, ti permette di superare anche le angosce più profonde. Anche in questi momenti, soprattutto in questi, sperimento la forza della Sua Presenza e la tenerezza della Sua Intimità. Soprattutto di notte... è nel buio che si scorge meglio la Luce.
È gioia. È grazia infinita. In questo mi sento privilegiata. Essere oggetto preferito del Suo Amore. È l’anticipo del Regno. D’altronde è solo nella debolezza che puoi sperimentare la potenza del Suo Amore. Lui, l’unica mia Roccia, mio Sostegno, mia Difesa, mio Amante, Amico, Sposo. Anche se tutto è avvolto nel mistero. Ma è un mistero di gioia grande, di gioia piena, vita in abbondanza…
Come una filigrana - Copertina libro
Il libro "Come una filigrana" racconta la vita e l'intenso cammino spirituale di Elisabetta Pradarelli, attraverso i suoi scritti e le testimonianze di chi l'ha conosciuta.

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Come non desiderare di rincontrare presto un'amica così! Elisabetta è sempre stata capace di trasformare in serenità la fatica, in risorsa la difficoltà; ed anche nell'incontro estremo, supremo, quello che chiude il conto con le umane possibilità, è riuscita a fare della sua vita un dono, del suo respiro un soffio rinfrescante di Spirito.
Purtroppo quell'anno solo in un sabato pomeriggio di fine estate ero riuscito ad accantonare esami universitari e vita di famiglia per partire con alcuni amici e rivedere Elisabetta. La trovammo allettata, con ancora tanta voglia di comunicare ma con il parlare soffocato nell'affanno del respiro, incomprensibile nella forma ma coinvolgente nella sostanza... Gli occhi attenti ma stanchi. I movimenti che avrebbero voluto come sempre abbracciare e sostenere, erano costretti, anche i più piccoli, allo sforzo e alla lentezza... Eppure, appena incrociammo gli sguardi, scorsi un sorriso e mi parve di ascoltare un “Alleluia!”, come se fossi anche stavolta, come ogni volta, atteso...

Elisabetta aveva questo dono, certamente coltivato nel suo lavoro di psicoanalista, di farti sentire persona importante, desiderata e quindi desiderabile; di darti spazio e valore nella sua vita così da essere presente e coinvolgente nella tua... Sapeva davvero “decentrarsi perché l’Altro/altro fosse al centro”. Con lei non c'erano mai tempi morti ma sempre qualcuno o qualcosa verso cui andare: così nell'animazione del gruppo giovani che avevamo avviato assieme c'erano sempre nuovi amici da accogliere od ascoltare, temi da approfondire o iniziative da organizzare. Comunque al centro di ogni sua intuizione, al cuore di ogni suo slancio abitava la passione per le relazioni, per i volti e le storie di chi incontrava a cui offriva a piene mani il suo desiderio di cose Alte, quelle che fanno vibrare il cuore e danno senso alla vita.
Cercando assieme “cibi” nutrienti da proporre in percorsi di formazione e di animazione giovanile, anche durante il lungo tempo della malattia, mi proponeva i suoi ingredienti:

...sappi che siamo eterni. Questa è la prima cosa che ti volevo dire, ma è anche l’unica certezza che ho. Una volta sperimentato ciò, tutto il resto diviene ben poca cosa. Sì, sì, siamo eterni. So con certezza che il mio Dio è eterno e mi ha fatto come lui, eterna! Questo lo dico per esperienza...
E poi volevo dirti che siamo in cammino, un cammino senza fine direbbe Carlo Carretto. Cioè siamo nomadi, pellegrini. Un cammino che è iniziato prima della nostra nascita e che continuerà dopo il nostro transito nell’oltre. Sì, sì, veramente il qui e l’oltre non sono distanti, il confine è solo fittizio, il cielo e la terra sono in comunicazione... Mi è sempre molto piaciuta l’immagine dell’arcobaleno perché così dovrebbe essere la nostra vita, un arco che congiunge la terra e il cielo. Coi piedi in terra ben radicati nella storia ma con il cuore in cielo. È da lì che si prende aria, è quello l’orizzonte. Senza orizzonte non c’è cammino, c’è solo un girovagare senza scopo.

Elisabetta è stata, e oso dire che anche oggi è, una donna vera, nell'accezione più entusiasta del termine: sembrava sempre sapere ciò che voleva e volere ciò che sapeva... Certo, come con tutte le persone ricche di umanità, non era semplice vivere assieme in casa di fraternità: il telefono era sempre occupato e le urgenze spesso altrove... Ma quando ci si fermava a condividere i sogni, il tempo in quegli attimi era pieno ed eterno! Tutto rifluiva in serenità perché la fraternità - ma forse per lei è più pregnante il termine “sororità”! - le interessava davvero, veniva prima di tutto e coinvolgeva il resto. Lo sa bene chi da lei veniva accolto in casa: il suo “I Care”, mi interessi perché “il tuo volto fratello io cerco”, è il manifesto con cui anche oggi si presenta il senso e la vita della casa:

Caro fratello/sorella che arrivi in questa casa sii il benvenuto!...
La Casa di Fraternità è una sfida per il mondo, un tentativo di vivere assieme in maniera gratuita e non violenta. Questo non significa che non ci siano conflitti: tutt’altro! È importante, infatti, che le nostre relazioni siano autentiche, ma spesso l’autenticità genera conflitti a causa delle differenze e della difficoltà ad accettarle. Non dobbiamo spaventarci dei conflitti ma vogliamo imparare assieme a viverli e a risolverli fraternamente. È un lungo lavoro quello di accettare l’altro così com’è; noi siamo sempre tentati di modificarlo secondo i nostri desideri, i nostri bisogni, i nostri schemi. Vorremmo riuscire a contemplare nel volto dell’altro, l’Altro... Una fraternità può nascere e può vivere solo fondandosi sul perdono e sulla festa.

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Ecco, la festa... Come quella che anche quest’anno abbiamo gustato tra amici qualche giorno fa, accolti dalla mamma Marisa, dalla sorella Sara e la sua famiglia, ricordando Elisabetta nel ventesimo anniversario della sua nascita al cielo. Una festa semplice e serena, intrisa di gratitudine nell’Eucaristia celebrata da don Leopoldo, prete missionario, che aveva accolto per qualche mese Elisabetta in Guatemala e condiviso con lei la sua ricerca giovanile di senso e di infinito.
Un amico di Elisabetta, Padre Alex Zanotelli, le scriveva: «Noi siamo gli incontri che viviamo!». Credo sia questo l’invito che lei, con la sua sollecitudine, vera ad ogni età, vuole continuare ad offrirci. Tener vivo in noi e tra noi il coltivare incontri di pace, il curare la qualità e la gioia delle nostre relazioni per appassionarci, come e insieme a lei, all'Altro/altro. È in questa comunione che si radicano senso ed energia capaci di dar significato e vigore ad ogni tempo della vita soprattutto quando il senso pare scomparire e la fatica della sofferenza prevalere. Grazie Betta, non smettere di ricordarcelo!

Come credo avrebbe voluto anche lei, non possiamo che concludere nella preghiera, l'unico territorio dove davvero si è sempre a casa. Sono alcune parole di un Salmo scritto per lei e con la sua voce da un altro amico, fratel Tommaso Bogliacino:
Signore, mio Dio, mi affido a Te.
A Te mi abbandono con tutta me stessa:
mente, sensi, cuore e spirito.
Soprattutto ora fra le lacrime di un male non curabile,
se non nella Resurrezione.
A Te ridico con tutto il cuore,
ricordando la mia prima scelta:
Sei Tu l’Unico bene, sei Tu la mèta della mia vita.
Fa di me ciò che ti piace, secondo il tuo volere,
per il quale ho solo da ringraziare.
Si affrettino altri a carriere, onori,
cerchino pure comunità di prestigio,
sia religiose o laiche;
o il piacere di una vita comoda, foss’anche di chiesa
o nei corridoi e atri dei potenti, 
idoli di una società di denaro.
Non compenserò con attaccamenti morbosi
il silenzio di un celibato accolto come dono...
Oh, il dono del tuo Spirito, mio amato Gesù,
il dono di accogliere e penetrare la tua Parola
che mi consolida nella condivisione della vita
con i tuoi amici, gli ultimi.
Mia parte di eredità, dolce amico, sei Tu Gesù,
e lo sono i poveri, sacramento tuo,
lo sono i sofferenti, gli scarti della società
Ti ringrazio per avermi dato occhi e cuore
per riconoscerli e accompagnarli
 quotidianamente, teneramente, poveramente...
   Oh quanto cammino, seppur in pochi anni,
quanti sentieri percorsi.
Ma tutti portano alla ‘via crucis’, via della Vita,
via della follia d’amore.
Ed eccomi al grande passaggio:
non vedrò il disfarsi del mio corpo,
anzi, ‘cantando con gioia’ mi tengo alla tua destra
in una festosa danza d’Amore senza fine,
perché Tu sei il Padre mio ... e di tutti.
 
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