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5 Giugno 2021
Ultima modifica: 5 Giugno 2021 ore 08:29

Emissioni Zero entro il 2050

Giornata mondiale dell'ambiente, ecco cosa si sta facendo
Foto di Gerd Altmann
Una road map precisa, che prende di mira soprattutto le fonti energetiche. Ma in Italia si va a rilento
L’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) ha pubblicato il primo percorso globale del settore energetico per raggiungere l’obiettivo di emissioni globali di CO2 zero nette entro il 2050. Il rapporto fornisce un’analisi dettagliata e delle raccomandazioni politiche, settore per settore, dei cambiamenti da adottare da qui ai prossimi 30 anni. 
Il settore chiave di questo percorso è naturalmente quello dell’energia, che può diventare responsabile della riduzione del 50% di tutta la CO2 tra il 2020 e il 2030. Insomma, per rispettare l’obiettivo dell’Accordo di Parigi e fare in modo che l’aumento delle temperature stia al di sotto di 1,5 gradi, è necessario decarbonizzare la nostra economia.

Obiettivo 100% elettricità verde entro il 2040

Per trasformare l’economia da qui al 2030, due terzi degli sforzi dovranno venire dai paesi avanzati per rispettare il principio di equità. Ci saranno 30 milioni di nuovi posti di lavoro, mentre se ne perderanno 5 milioni (e questo richiede politiche di transizione giusta del lavoro), mentre i miglioramenti nella qualità dell’aria ridurranno le morti premature di 2 milioni all’anno.
Se verranno adottate queste politiche, nel 2050 la domanda globale di energia si ridurrà dell’8% rispetto ad oggi ma con un’economia globale raddoppiata e una popolazione cresciuta di 2 miliardi di persone. Questo sarà possibile se, a livello globale, il 100% dell’elettricità sarà ‘verde’ entro il 2040.
Già le energie rinnovabili sono più economiche dei combustibili fossili e tali costi continueranno a diminuire nei prossimi anni: nel decennio appena iniziato il tasso di sviluppo dell’eolico crescerà di tre volte, quello del solare ben cinque volte. Grazie a consumi più convenienti ed efficienti, quindi, la AIE stima un calo medio delle bollette energetiche del 18% tra il 2020 e il 2030.

Stop agli investimenti sul gas

A che punto siamo di questo percorso? Come spiega ECCO, think tank italiano dedicato ai temi del clima e dell’energia, al momento siamo fuori strada. Come dimostra pure il nuovo rapporto ISPRA sulla decarbonizzazione in Italia, la quota di produzione elettrica rinnovabile rispetto al consumo interno è ferma al livello del 2014 a favore di un aumento del consumo di gas, che ha sovracompensato la diminuzione del carbone di oltre il 20%.
Eppure, non c’è più bisogno di investimenti in nuovi approvvigionamenti di combustibili fossili. Uscire dal gas è una priorità da raggiungere nei prossimi 15 anni. Oltre ai progetti già impegnati a partire dal 2021, infatti, non devono essere previsti nuovi giacimenti di petrolio e gas e nuove miniere di carbone. Un aspetto cruciale che le compagnie oil & gas, come ENI, e delle infrastrutture ingegneristiche e di trasporto dei combustibili fossili, come SAIPEM e SNAM, devono tenere in considerazione. 
Inoltre, l’AIE suggerisce di terminare la vendita di caldaie a gas, a livello globale, entro il 2025. Alla luce di questo, continua ECCO, il “super bonus” italiano per l’efficienza energetica, che include incentivi pubblici per nuove caldaie a gas, “risulta fortemente disallineato agli obiettivi climatici” scrive il think tank.

Un Pnnr italiano inadeguato 

Gli ultimi capitoli del rapporto di AIE sono dedicati ai veicoli elettrici e a nuovi combustibili. Il 60% dei veicoli venduti nel 2030 dovrà essere elettrico e l’immissione di nuovi mezzi sostenibili dovrà essere accompagnato dallo stop alle vendite di veicoli a combustione fossile entro il 2035. Anche i mezzi pesanti devono convertirsi: si attende che il parco automezzi diventi al 50% elettrico entro il 2035.
Idrogeno, biomassa e cattura e sequestro del carbonio (CCS) completano il quadro dal 2030 in poi, soprattutto per il settore industriale e dell’aviazione. «È importante notare che l’ultimo decennio ha visto progressi molto limitati sulla CCS. Nonostante i molti miliardi di dollari di investimenti, oggi ci sono solo 28 impianti CCS in funzione che catturano solo lo 0,1% delle emissioni globali annue di combustibili fossili. Di questi, solo 5 immagazzinano CO2, mentre il resto viene utilizzato per un migliore recupero del petrolio» riporta il think thank ECCO.
«Lo scenario delineato da AIE solleva diverse domande circa l’adeguatezza delle politiche italiane rispetto agli impegni di decarbonizzazione» continua ECCO. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnnr) italiano è disallineato rispetto ai suggerimenti di decarbonizzazione contenuti nel dossier dell’Agenzia, in quanto «inadeguato rispetto allo scenario presentato oggi di sviluppo delle rinnovabili elettriche, include ancora l’incentivazione al 110% di caldaie a gas nelle ristrutturazione edilizie ed è, contrariamente agli altri piani europei, non significativo nello sviluppo della mobilità elettrica» concludono gli esperti del think tank italiano.