Monica e Luca, alla vigilia del loro 40° anniversario di matrimonio, raccontano la sorpresa di essere nonni di 5 bambini e la scelta di mettere tempo, preghiera e tenerezza al servizio delle giovani famiglie.
Diventare nonni non è una decisione che si prende da soli: è un dono che arriva attraverso la vita dei figli e che, ogni volta, porta con sé stupore, gioia e responsabilità. Per Monica Zanni e Luca Ghini, mamma e papà della casa famiglia «La Redenta» di Coriano (Rimini) e prossimi a celebrare quarant’anni di matrimonio, i 5 nipotini sono una benedizione da accogliere con gratitudine, ma anche una chiamata a stare accanto alle nuove famiglie con discrezione e concretezza. Ecco la loro testimonianza:
«Siamo Monica e Luca e fra pochi giorni festeggeremo il nostro 40° anniversario di matrimonio. Abbiamo 4 figli fra i quali una figlia è adottata. Da diversi anni sono tutti sposati o accompagnati. Ed ecco che ci ritroviamo con 5 nipotini; il più grande ha 8 anni, la più piccola un anno e mezzo.
Non siamo stati noi a decidere di diventare nonni, il desiderio c’era, ma ovviamente sono stati “altri” che lo hanno realizzato! L’essere nonni è per noi una continua sorpresa, una gioia immensa il vedere sbocciare nuova vita, contemplare la bellezza di questi bimbi. Siamo diventati tifosi sfegatati di ogni nuova conquista di questi nipotini. Subito è nato in noi un senso di profonda gratitudine consapevoli di questa benedizione ricevuta dal Cielo, accompagnata anche da preoccupazioni e ansie.
Ricordiamo e vi condividiamo quando abbiamo preso coscienza di essere diventati nonni. La nostra figlia più grande, nella sua prima gravidanza ha avuto un aborto spontaneo: dalla gioia di diventare nonni al dolore derivato da questo inaspettato lutto. Oggi che scriviamo abbiamo 2 nipotini che ci aspettano in Cielo.
L’accompagnare nostra figlia a elaborare e superare questo momento difficile ci ha fatto capire che avremmo fatto tutto il nostro possibile per aiutare le giovani famiglie a realizzare i loro sogni di vita.
Per noi essere nonni significa essere sussidiari; entriamo in gioco per supportare, integrare e sostenere l’impegno di questi nuovi genitori. Si tratta di modificare notevolmente il nostro quotidiano e le nostre agende. Incastrare tutti i nostri impegni come casa famiglia e nella Comunità Papa Giovanni XXIII, di cui facciamo parte, a livello parrocchiale e diocesano, con il ritmo delle famiglie dei nostri figli, che oltretutto lavorano nel sociale e nel sanitario con turni festivi e notturni è un puzzle difficile da realizzare. I nostri nipoti sono molto spesso con noi e come è stato per i nostri figli, stanno crescendo con uno sguardo più aperto, accogliente e curioso verso l’altro. Sono nel buon meccanismo del dare e ricevere, portano la loro gioia e vivacità e ricevono abbracci e sorrisi. Come nonni vediamo con stupore l’approccio empatico e naturale dei bambini verso le persone che sono accolti in casa, tutti ragazzi stranieri. Incredibilmente non si fanno troppe domande, ma anche loro entrano in relazione con tutti senza esclusioni. Sottolineiamo questo per evidenziare ancora una volta la bellezza e la ricchezza della casa famiglia.
Non è da dare per scontato che generi e nuore prevenienti da contesti esterni alla Comunità Papa Giovanni XXIII possano immediatamente acconsentire che i loro figli frequentino un ambiente così particolare e pregiudizialmente problematico. Sono stati i nipoti stessi a far vincere i timori ai loro genitori. Noi affidiamo sempre nipoti e genitori ai loro angeli custodi perché prima di tutto il pregare per loro è una forma concreta di vicinanza.
Riteniamo che essere nonni oggi sia un ulteriore chiamata della nostra vocazione. L’attenzione, la cura e la tenerezza si spalmano uniformemente verso i piccoli che ci vengono affidati, compresi per esempio i figli delle ragazze madri che abbiamo accolto.
In questo contesto sociale e problematico e con un futuro instabile ci rendiamo conto che la presenza dei nonni sia un donare la condivisione e la fraternità e la speranza alle giovani famiglie che desiderano il bello e il buono per i loro figli.»