26 Agosto 2019

Facebook: come difendersi dalle offese.

Sul web valgono le stesse regole della vita reale.
Foto di Michela Zamboni
Cosa fare se nella bacheca pubblica del nostro profilo Facebook qualcuno ci insulta? Ecco cosa risponde l'avvocato.
«Una persona su Facebook nella mia bacheca pubblica mi ha rivolto pesanti discorsi d’odio insultandomi riguardo la mia disabilità. Cosa posso fare?»
 
Queste situazioni sui social non sono rare, molti pensano che Internet sia terra di nessuno, una zona franca in cui ci si può esprimere come si vuole, utilizzando parole che di persona non si pronuncerebbero mai. Non è così: sul Web valgono le stesse norme della vita reale.
Nei social le nostre frasi restano nero su bianco e arrivano a un numero imprecisato di persone. Le nostre chat, i nostri post, le recensioni restano online per lungo tempo e si possono leggere in ogni momento e da ogni angolo del pianeta.

Offese su facebook fatte in privato.

Se le offese su Facebook vengono fatte in provato si parla di INGIURIA, che però non è più un reato ma un illecito civile.
In questo caso, puoi soltanto avviare una causa per ottenere il risarcimento, dopo avere stampato il contenuto della chat o del commento per presentarlo come prova. Se il colpevole verrà individuato e  condannato, dovrà pagare, oltre all’indennizzo alla persona offesa, una sanzione pecuniaria allo Stato compresa tra 100 e 8.000 euro.

Offese su Facebook fatte pubblicamente.

Chi invece insulta sui social pubblicamente, commette un reato pesante, la DIFFAMAZIONE AGGRAVATA, ed è la stessa Cassazione, con una sentenza del 2017, a classificarlo così. 
In poche parole: scrivere su Facebook pubblicamente un’offesa a qualcuno può costare la reclusione da sei mesi a tre anni o una multa non inferiore a 516 euro.

Se sei stato oggetto di offese su Facebook con un post diffamatorio, o di un commento o una foto in grado di rovinare la tua reputazione, puoi sporgere QUERELA procurandoti la prova stampando la pagina e facendola autenticare da un notaio o, in modo più economico, chiedendo a un amico di vedere il post e testimoniare. In ogni caso, per denunciare un’offesa su Facebook è meglio farsi assistere da un avvocato. Tieni presente che se il colpevole ha utilizzato un account falso sarà più difficile identificarlo, infatti sarà necessario che la Polizia postale individui il responsabile attraverso una richiesta a Facebook; ciononostante, soprattutto se parliamo di discorsi d’odio e minacce, è sempre bene rivolgersi alle forze dell’ordine.

Come contrastare l’odio on line.

Il discorso d’odio online viene spesso banalizzato. Rapidità, impulsività e anonimato rendono particolarmente aggressivo (e qualche volta “virale”) il contenuto delle offese, dirette spesso verso i più fragili. Se non viene controllato quando è diffuso, comporta conseguenze negative anche nel mondo offline, poiché contribuisce a inasprire forme di discriminazione e di violenza e tensioni razziali. 
La repressione penale, tuttavia, non può e non deve essere l’unica via. 
Con lo strumento di un autentico e responsabile esercizio della libertà di espressione mediante una comunicazione costruttiva che, nel, rifiutare i pregiudizi verso l’altro, favorisce una cultura dell’incontro, si può imparare a guardare la realtà con consapevole fiducia e contrastare l’odio.
Fondamentale è educare ed educarsi ad un linguaggio di pace affinché ciascuno si formi in maniera corretta e matura, e costruisca una comunità nella quale le parole sono strumento di pace e sicurezza, non di violenza.