Mentre 64 calciatori temono per la reputazione e gli sponsor, la Comunità di Don Benzi denuncia la realtà dei siti-vetrina dove le giovanissime diventano prodotti da recensire.
La notizia dei 64 calciatori di serie A clienti di ragazze, anche di 18 anni, finite nel giro della prostituzione a Milano ha fatto il giro d'Italia. La Procura ha sottoposto agli arresti domiciliari quattro persone con l'accusa di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Secondo le indagini, partite dalla denuncia di una giovane donna, i calciatori, dopo le partite a San Siro, andavano prima a cena e poi in hotel con una ragazza.
Lo scorso 22 aprile, il giorno successivo all'uscita della notizia, il quotidiano Il Giornale ha pubblicato i nomi dei calciatori, sebbene non fossero indagati.
Il timore dei "clienti eccellenti": tra reputazione e contratti pubblicitari
Alcuni legali dei calciatori hanno prontamente mandato richiesta di rettifica al quotidiano denunciando che i loro assistiti non sono indagati, sebbene questo fosse già stato ben sottolineato nell'articolo. Un calciatore “ha dichiarato che non ha commesso alcun reato”. Sebbene sia noto che in Italia oggi non è punita la prostituzione in sé ma il suo sfruttamento. Che la reputazione sia un tratto dirimente di ogni persona è noto. La paura di essere scoperti ad “andare a prostitute” e danneggiare la propria reputazione è grande in particolare per i personaggi pubblici, come i calciatori. Paura della reazione delle mogli o fidanzate tradite. Nel mondo dello sport interviene però un altro fattore: la pubblicità. Gli sponsor, che riempiono di denaro i calciatori, non tollerano essere associati a questo genere di comportamenti.
Il caso etico: identità svelate per le ragazze, anonimato per i giocatori
Tuttavia c'è un tema che non è emerso tra i giornali ma che è stato segnalato da Manuela D'Alessandro, la giornalista che pochi giorni fa ha dato in esclusiva lo scoop sul designatore degli arbitri indagato a Milano per frode sportiva in quanto avrebbe scelto arbitri graditi ad una squadra e influenzato alcune scelte del Var. Nel suo blog rivela che “nell’ordinanza milanese finita tra le mani dei cronisti che si stanno occupando dell’inchiesta su un grosso giro di prostituzione e affari è stata fatta questa scelta” di “oscurare l’identità dei giocatori, non indagati” e di riportare “i nomi e cognomi di alcune tra le decine di donne che hanno partecipato a incontri sessuali a pagamento”. Dalle informazioni che abbiamo raccolto si tratta tutte di ragazze giovanissime, appena maggiorenni, che appena hanno saputo che la loro identità era stata svelata si sono affrettate a chiudere i loro profili social. Per cui ci si chiede: perché non sono state tutelate con la riservatezza le giovanissime ragazze finite nel giro della prostituzione milanese?
La "vetrina" del web: quando la donna diventa un prodotto recensibile
Il tema della tratta di persone ai fini della prostituzione è stato affrontato in un'inchiesta del Quotidiano Nazionale, il gruppo che pubblica Il resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno. Rita Bartolomei, giornalista che andò in strada con don Oreste Benzi per documentare l'azione del prete della “tonaca lisa” per la liberazione delle donne vittime della tratta, ha intervistato Martina Taricco, 35 anni, psicologa e psicoterapeuta, responsabile antitratta della Comunità Papa Giovanni XXIII.
«Abbiamo sempre le unità di strada ma lavoriamo molto anche mappando i siti – spiega Taricco –. Hanno nomi inequivocabili, ogni donna ha un profilo, gestito da uno sfruttatore. Quella diventa la sua vetrina. Ci sono foto e video, descrizioni. La cosa più agghiacciante è che sotto compaiono le recensioni dei clienti. Già: le donne come un prodotto, con un voto: si discute se la foto è reale, quanto costa “la prestazione”, cosa fa e quanto lo fa bene».
L’impegno della Papa Giovanni XXIII contro l’invisibilità del racket
Il mondo della prostituzione online, esploso con la pandemia, rende ancora più invisibili le donne, rendendo più difficile contattarle. Il primo contatto avviene «al telefono, e questa è anche la difficoltà, rispetto a quando avviciniamo le persone sulla strada» perché «non sappiamo mai se rispondono davvero loro, se sono da sole o se vicino c'è lo sfruttatore». La tratta di persone è cambiata ma l'attività della Comunità di don Benzi non si è mai fermata. La Papa Giovanni aiuta ancora oggi le vittime di violenza e tratta attraverso l’emersione e la protezione dallo sfruttamento e accoglie le persone in case di accoglienza dedicate.