Un anno di formazione, incontri e strada: i giovani scout dell'AGESCI affrontano il tema della tratta di esseri umani. Dalla Giornata mondiale di preghiera a febbraio, alla formazione sul lavoro sfruttato, fino all'incontro diretto con le donne vittime della prostituzione insieme alla Comunità Papa Giovanni XXIII. Un cammino che in questi giorni festivi per molti giovani è diventato una proposta di vita e di speranza verso chi non è libera per riscoprire il senso autentico della Pasqua.
Ci sono strade che percorriamo ogni giorno senza davvero vederle. Strade che di notte sono illuminate a tratti solo dai fari delle auto e sono pure immerse nell’ombra dell’indifferenza. È proprio lì che oltre
100 giovani scout dell’AGESCI hanno deciso di andare, non per curiosità ma per
capire, ascoltare, lasciarsi cambiare.
Il percorso per diversi clan è il frutto di un anno intero dedicato ad approfondire la tratta di esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione, una realtà complessa e spesso invisibile, ormai più diffusa al chiuso che sui marciapiedi d’Italia. Un percorso di approfondimento che per molti è culminato in un’esperienza forte: uscire di notte con le operatrici e i volontari della Comunità Papa Giovanni XXIII per incontrare le donne costrette a prostituirsi.
Dalla preghiera alla consapevolezza della tratta di persone
Il cammino è iniziato a febbraio, con la partecipazione alla Giornata mondiale di preghiera contro la tratta con le organizzazioni internazionali e i giovani ambasciatori contro la tratta. Un evento profondamente formativo, arricchito anche dalla partecipazione di Alessandra Cetro, incaricata del settore Pace, giustizia e non violenza, che ha ricordato come «non possiamo restare spettatori davanti a un’ingiustizia così grande, ma siamo chiamati a scegliere da che parte stare».
Parole che hanno lasciato il segno perché
per i giovani scout la fede non è qualcosa di astratto ma una spinta concreta ad agire per la giustizia e per i diritti di ogni persona.
A marzo, il percorso si è spostato su un altro volto della stessa ingiustizia:
un viaggio nel caporalato italiano. L’intermediazione illegale di manodopera, dove i lavoratori sono sottoposti a condizioni di sfruttamento lavorativo approfittando del loro stato di bisogno, che spesso colpisce i più vulnerabili, è stato il centro dell’approfondimento in vista della Giornata della memoria e dell’impegno, ma anche un tassello fondamentale del tempo di Pasqua. Un tempo che invita a guardarsi dentro, a riconoscere il volto di Gesù Risorto, a vivere la gioia della Speranza, a portarla in ogni contesto anche il più ferito senza girarsi dall’altra parte.
L’incontro che cambia tutto
Poi arriva la strada, quella vera che cambia il punto di vista sui corpi venduti in una notte.
Accompagnati dalle operatrici della Comunità Papa Giovanni XXIII,
i ragazzi hanno incontrato le donne vittime di tratta in diverse città italiane per un augurio pasquale. Volti, storie, vite spezzate e sogni sospesi.
Le loro parole raccontano più di qualunque analisi del fenomeno.
Irene, 18 anni, Agesci Mirandola: «Durante il nostro giro in macchina ho provato un mix di emozioni. Mi sono sentita piccola e impotente rispetto a meccanismi nascosti che un occhio esterno non vede, dai quali è difficile uscire. La cosa che mi ha toccato di più è stata la voce di quelle donne, visibilmente in difficoltà ma ormai “rassegnate” a una vita che non hanno scelto. La cosa che mi rassicura è la presenza di persone con un cuore immenso, come i ragazzi dell’associazione, che continuano a credere nel cambiamento e nel futuro per queste persone».
Giorgia, 21 anni, Agesci Bologna: «È stata un’esperienza che ci ha permesso di toccare con mano la realtà che ormai da un anno stiamo affrontando nel nostro “capitolo”, ovvero la prostituzione. È stato bello poter fare gli auguri, offrire un regalo, qualcosa di caldo alle ragazze in strada e così dare una mano nel nostro piccolo al fianco di operatrici e volontari, vedendo con ottica profondamente diversa ogni persona incontrata e conoscerle sotto un altro punto di vista».
Sara, 18 anni: «Un’esperienza fuori dall’ordinario, che mi ha permesso di dare un volto a tutto ciò che mi é stato raccontato, e a ricordarmi che dietro alla prostituzione ci sono persone che come me custodiscono dei sogni nel cassetto e delle ambizioni, spesso soffocate a causa della vita in strada».
Giovanni, 19 anni: «L’esperienza con le ragazze vittime della tratta è stata molto forte, ed incontrarle mi ha trasmesso una preoccupazione che prima non possedevo, anche se, sapere che c’è chi lavora sodo per aiutarle è una tranquillità in più. In qualche incontro, non si può comprendere quanto il mondo e il business che gira dietro a queste ragazze e di cui esse sono la merce, sia radicato nella nostra società e nelle nostre città, nei nostri quartieri. Ma anche solo in una sera, provando una minuscola parte dell’insieme, è scattata una scintilla, di voglia di mettersi in gioco, che spero contagi anche altri».
Barbara, 19 anni di Rimini: «Mi ha colpito tanto il volto di Sonia, una giovane donna nigeriana: era profondamente triste. Non aveva nessuna voglia di stare in strada ma doveva farlo! Ci ha detto col cuore pieno di lacrime che doveva restare fino alle 5. A quell'ora tanti giovani tornano dalla discoteca. Lei - giovane come noi - tornava invece da ore di sesso a pagamento. È scioccante tornare a casa a dormire e saperla ancora su quel marciapiede, davanti ad un fuocherello di fortuna».
A Pasqua scegliere l'incontro e proporre un cammino di speranza
Questo percorso arriva nel cuore della Quaresima e ha dato inizio al tempo di Pasqua per stare dalla parte della vita, sempre.
Per questi giovani, la Resurrezione non è stato infatti solo un evento da celebrare ma una esperienza da vivere con Gesù sulle strade delle persone invisibili. Anche nelle strade più buie, anche dove sembra impossibile l'incontro e il dialogo gratuiti.
Perché
è proprio da lì che può iniziare il cambiamento. Portando speranza con la proposta di una vita nuova.