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23 Ottobre 2026
Ultima modifica: 23 Ottobre 2026 ore 16:24

Guerra ibrida: cos'è e come ci colpisce attraverso i social

Dalle parole di Crosetto sugli scontri di Milano, esempi e strumenti di un conflitto combattuto senza armi
Guerra ibrida: cos'è e come ci colpisce attraverso i social
Foto di Pixabay
Bot, fake news, droni e migranti usati come leva politica: la guerra ibrida si combatte senza dichiarazioni e senza armi. Dalla Polonia alla Romania fino all'Italia, gli esempi e cosa può fare ciascuno di noi sui social

«I fatti di Milano e di altre parti del Paese sono una cosa profondamente diversa da ciò che abbiamo vissuto in altre epoche. Il frutto, il punto di arrivo di una guerra ibrida che qualcuno sta portando nelle nostre nazioni con strumenti non convenzionali, come quello dei social, TikTok o YouTube, senza che l'Occidente se ne renda conto e reagisca».

Sono le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto sugli scontri avvenuti durante le manifestazioni studentesche. Il concetto di "guerra ibrida" si è affacciato alle cronache da non molto tempo e può essere interessante approfondirlo.

Che cos'è la guerra ibrida

Con il termine "guerra ibrida" ci si riferisce a una serie di episodi che stanno in una "zona grigia": episodi di vario tipo percepiti come ostili, senza che ci sia un vero e proprio stato di guerra. Si tratta di atti che non comportano l'uso delle armi e non possono essere considerati episodi di guerra convenzionale, ma causano diversi tipi di danni.

Prendiamo ad esempio la crisi dei migranti fra Bielorussia e Polonia quando, nel 2021, migliaia di persone provenienti da Medio Oriente e Africa hanno cercato di attraversare i confini fra i due Paesi. Secondo l'Unione Europea il governo bielorusso avrebbe incoraggiato l'arrivo di queste persone per poi indirizzarle verso Polonia e Stati baltici. Questo dopo che l'Ue aveva messo in campo sanzioni contro il regime di Lukashenko per la repressione delle proteste del 2020. Naturalmente il governo di Minsk nega qualsiasi responsabilità nella grave crisi umanitaria che si è creata.

Altro esempio sono i droni avvistati nei pressi di aeroporti in Danimarca, Norvegia e Germania, che hanno causato il blocco dei voli con conseguenti disagi e danni economici. Il loro ripetersi in un tempo ristretto e lo stato di tensione con la Russia portano a pensare a quest'ultima come autrice della provocazione. Ma dimostrare la provenienza degli attacchi non è facile. L'Unione Europea ha comunque stanziato fondi per rafforzare la sorveglianza e adottato misure per la tracciabilità dei droni.

Bot e social: il caso delle elezioni in Romania

Ci sono modalità più sfuggenti. Per forzare un Paese a stare dalla propria parte potrebbe essere sufficiente manipolare le elezioni, e non solo con brogli negli scrutini. È quanto si sospetta sia avvenuto in Romania nel 2024. Un candidato sovranista e filorusso, poco conosciuto fino a poche settimane prima, arrivò primo dopo un'improvvisa crescita di account TikTok che agivano in modo coordinato, inondando i social di commenti ripetitivi in suo favore.

Molti account avevano le caratteristiche dei cosiddetti "bot", agenti software in grado di pubblicare contenuti, condividere messaggi e interagire in modo automatico. Sono account falsi che vengono creati a migliaia nelle cosiddette "bot farm". Possono essere riconosciuti, anche se in modo non conclusivo, dal profilo scarno e senza dati personali e dai post ripetitivi pubblicati in contemporanea da un gran numero di profili. Questa tattica crea nell'utente l'impressione che il post rappresenti un'opinione largamente condivisa.

Ci sono stati altri indizi, come pagamenti sospetti a influencer o attacchi informatici alle strutture di voto, che hanno indotto le autorità ad annullare il risultato, anche se non è stato possibile provare la responsabilità della Russia in queste azioni.

Fake news e disinformazione, da Mosca a Capitol Hill

La tecnica dei bot coordinati può essere usata anche per obiettivi più contenuti, per esempio influenzare l'opinione pubblica su determinati argomenti. In occasione dell'invasione dell'Ucraina da parte russa abbiamo assistito alla massiccia diffusione di informazioni che difficilmente reggevano alla prova dei fatti, come la definizione di "nazista" attribuita a uno Stato che aveva eletto un presidente ebreo. Molte notizie come queste hanno portato alcuni a stare dalla parte di uno Stato oggettivamente aggressore.

Abbiamo citato più volte la Russia, ma non si deve credere che abbia il monopolio della "disinformazia", anche se vanta una notevole esperienza in materia. Dal lato americano c'è il forte sospetto che l'organizzazione della propaganda repubblicana abbia fatto grande uso delle cosiddette fake news durante le campagne elettorali. Forse l'esempio più clamoroso è quello delle affermazioni sui brogli nell'elezione di Joe Biden, che hanno poi portato all'assalto a Capitol Hill.

Come riporta la testata online Open, il ministro Crosetto, oltre ad avere in mente episodi come questo, sarebbe a conoscenza di un dossier che rivela la provenienza russa di messaggi che incitano alla violenza. Trovare la vera fonte dei messaggi è uno dei modi per individuare le azioni di disturbo, cosa non alla portata del cittadino, vista la presenza di servizi che ne mascherano la reale provenienza. Oltretutto richiede tempo, mentre l'azione dei bot è praticamente istantanea. La prova poi non è definitiva, anche se risulta difficile credere che centinaia di cittadini stranieri abbiano tutti insieme aperto un nuovo profilo sui social solo per esprimere indignazione per eventi italiani.

Come difendersi dalla guerra ibrida

Molte cose possono essere ricondotte alla guerra ibrida. Con la tecnica dei messaggi coordinati si può influire su molti aspetti della cosa pubblica. Incitare alla violenza potrebbe essere solo il punto di arrivo di una serie di campagne tese a fomentare il disagio e minare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni. Anche la diffusione di teorie complottiste potrebbe essere un modo di mascherare le reali cause di un problema.

Il tutto viene amplificato dai social network, che hanno poche possibilità di opporsi, anche perché le fake news giocano sul sensazionalismo, che per i social è fonte di contatti e guadagni. Caso limite quello di Twitter che, dopo aver tentato di arginare le bugie di Donald Trump, è stato acquistato e neutralizzato dal suo amico Elon Musk.

Cosa può fare il cittadino? Probabilmente poco, anche considerando il carattere ambiguo e sfuggente della guerra ibrida. Soprattutto fare molta attenzione sui social, verificando l'attendibilità delle fonti e diffidando dei messaggi allarmistici. Questo andrebbe fatto soprattutto, e non è facile, quando il messaggio fa leva sulla nostra emotività.

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