Topic:
21 Aprile 2026

La verità sui morti della guerra. Ecco in numeri reali

La verità sui morti della guerra. Ecco in numeri reali
Foto di Miguel A. Lopes
In ogni guerra ci sono le vittime sotto le bombe, e ci sono le vittime silenziose dovute alla crisi economica ed energetica che il conflitto innesca. La ricerca scientifica ci dice che sono addirittura maggiori quelle di cui nessuno parla.
Ogni conflitto armato, ogni crisi economica, ogni collasso energetico produce due categorie di vittime. La prima è quella che si conta: i corpi sotto le macerie, i soldati caduti, i civili uccisi dai bombardamenti. La seconda è quella che non si conta, o quasi: chi muore perché l’ospedale non aveva corrente, chi soccombe a una malattia curabile perché non poteva permettersi le medicine, chi si spegne a casa propria perché le strutture sanitarie sono collassate mesi prima che la bomba arrivasse. Sono le morti invisibili, quelle “fuori dal campo di battaglia”. E la ricerca scientifica dimostra che, in molti conflitti e crisi contemporanei, sono le più numerose.

Trenta milioni di morti che non esistono nelle statistiche

Uno studio recentemente pubblicato dal Lancet stima che tra il 1990 e il 2017 siano stati 29,4 milioni i morti in eccesso causati esclusivamente dagli effetti indiretti dei conflitti armati: sistemi sanitari distrutti, infrastrutture danneggiate, sfollamenti di massa e accesso limitato alle cure che amplificano la mortalità ben oltre le ferite dirette, con effetti che si protraggono per generazioni anche dopo la fine dei combattimenti. Non da proiettili, dunque, ma da tutto ciò che la guerra distrugge prima di uccidere.
Il concetto non è nuovo sul piano umanitario. Anche il rapporto, datato 2007 dall’International Rescue Committee sulla Repubblica Democratica del Congo aveva già documentato che la maggior parte delle morti nel genocidio congolese era riconducibile a conseguenze indirette: malattie, malnutrizione, crollo delle infrastrutture. I bambini, pur rappresentando il 19 per cento della popolazione di quel periodo, contavano il 47 per cento dei decessi. E le cause di mortalità persistevano a oltre quattro anni dalla fine ufficiale della guerra.

Il Bangladesh: quando il blackout diventa emergenza sanitaria

Il Bangladesh offre un caso di studio contemporaneo particolarmente rilevante, perché non si tratta di un paese in guerra, ma di una nazione colpita da una crisi energetica grave e prolungata, con effetti diretti sulla mortalità sanitaria.
Tutto comincia con la guerra in Ucraina. L’invasione russa del febbraio 2022 fa impennare i prezzi del gas naturale liquefatto sul mercato globale, e il Bangladesh, fortemente dipendente dalle importazioni di GNL, si trova a dover tagliare la spesa per i combustibili per preservare le riserve di valuta estera. Il risultato è un regime di interruzioni programmate dell’energia elettrica, che nel 2022 e nel 2023 raggiunge livelli storici. L’impatto sull’economia è stato documentato dal Centre for Policy Dialogue (CPD) di Dhaka: tra il 2021 e il 2023, la produzione in diversi distretti industriali è calata del 20-30 per cento durante i periodi di picco della crisi, con fabbriche tessili e del pronto moda — il principale settore esportatore del paese, con 170 milioni di abitanti — costrette a operare al 40-50 per cento della capacità. La perdita di lavoro e di reddito per i lavoratori più vulnerabili si traduce, in contesti di protezione sociale limitata, in minori possibilità di accesso alle cure.
Ma l’effetto più diretto si registra negli ospedali. Nel giugno 2023, i frequenti blackout hanno paralizzato la fornitura di servizi sanitari di base in ospedali pubblici e privati in tutto il paese, con situazioni particolarmente critiche al di fuori della capitale. Il 4 ottobre 2022, un guasto alla rete nazionale aveva lasciato il paese senza corrente per quasi sette ore: pazienti in ospedale a Dacca e Chittagong, come riportato da The Daily Star, hanno subito gravi disservizi durante il blackout.
La ricerca internazionale è precisa sulle conseguenze di questi episodi. Uno studio citato da SAMJ (South African Medical Journal) indica che per ogni giornata con un’interruzione di corrente superiore alle due ore, la mortalità ospedaliera aumenta del 43 per cento. Non succede solo nei paesi del Sud del mondo: negli Stati Uniti, durante il grande blackout del 2003, si registrò un aumento del 28 per cento delle morti, sia accidentali che non accidentali. 

Gaza, Sudan, Yemen: le morti che non si contano

I casi più estremi della mortalità invisibile si osservano oggi nei teatri di guerra attivi. A Gaza, la distruzione sistematica del sistema sanitario — con oltre il 90 per cento delle strutture danneggiate o distrutte — ha prodotto una crisi alimentare e sanitaria che, secondo l’OMS, rischia di causare più morti delle operazioni militari dirette. La fame, la malnutrizione pediatrica e il collasso delle cure sono fenomeni che non appaiono nei bollettini di guerra.
Anche in Sudan, secondo il rapporto della WHO, il conflitto scoppiato nell’aprile 2023 ha lasciato operativa solo una frazione del sistema sanitario. Tra aprile 2023 e dicembre 2024, sono stati documentati 542 attacchi alle strutture sanitarie e uccisi almeno 122 operatori sanitari
In Yemen, a dieci anni dall’inizio del conflitto, quasi 17,8 milioni di persone hanno bisogno di cure, e 5 milioni di bambini sotto i cinque anni necessitano di trattamenti per malnutrizione acuta, secondo il Center for Disaster Philanthropy. I centri MSF di trattamento nutrizionale, come documentato da Médecins Sans Frontières, hanno raggiunto nel 2024 tassi di occupazione del 200 per cento durante i picchi stagionali, con cali registrati nella sopravvivenza neonatale direttamente correlati alle interruzioni dell’assistenza.
Il Global Report on Food Crises 2024 dell’UNHCR ha documentato che nel 2024 oltre 295 milioni di persone in 53 paesi hanno sofferto di insicurezza alimentare acuta, con un aumento di 13,7 milioni rispetto all’anno precedente. Quasi 38 milioni di bambini sotto i cinque anni erano in stato di malnutrizione acuta in 26 crisi alimentari. 

Il problema della contabilità: cosa si misura, e cosa no

Il nodo centrale è metodologico e politico insieme. Le morti dirette rappresentano solo una minoranza delle vittime totali della guerra. Le morti “indirette” o “in eccesso” — quelle causate da malattia e malnutrizione esacerbate dai conflitti — sono i veri grandi killer, soprattutto nei paesi più poveri. Eppure restano sistematicamente sottorappresentate nelle statistiche ufficiali, nei resoconti mediatici e nelle valutazioni dell’impatto umanitario.
Le ragioni sono molteplici. La mortalità indiretta richiede sistemi di registrazione civile robusti, dati disaggregati per causa e metodi statistici di stima dell’eccesso: strumenti raramente disponibili nelle aree di crisi. Richiede anche una volontà politica di rendere conto di effetti che spesso si protraggono per anni dopo la fine di un conflitto o di un’emergenza energetica, rendendo difficile attribuirne la responsabilità.
Eppure quantificare queste morti è possibile, e qualcuno lo fa già. Il problema non è la mancanza di strumenti, ma la mancanza di volontà di usarli — o di ascoltare chi li usa. Perché contare i morti invisibili ha conseguenze politiche scomode. Significa che una crisi energetica mal gestita non è solo un problema industriale, ma un evento con un bilancio sanitario. Significa che un embargo, un blackout prolungato, un taglio alla spesa pubblica in un paese già fragile non sono misure tecniche neutrali, ma decisioni con un costo in vite umane che nessuno è tenuto a dichiarare. Significa che la responsabilità della guerra — e di ciò che la guerra produce — si estende molto oltre il momento in cui un proiettile lascia la canna di un'arma.
Finché i comunicati ufficiali conteranno solo i caduti sui fronti, e i resoconti mediatici inseguiranno solo le bombe, quella responsabilità resterà diffusa, opaca, inattribuibile. Le morti fuori dal campo di battaglia continueranno ad esistere senza esistere — reali per chi le subisce, invisibili per chi le causa.

© Riproduzione Riservata

Semprenews è su Whatsapp.
Clicca qui per iscriverti al nostro canale e ricevere aggiornamenti quotidiani direttamente sul tuo telefono.