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28 Gennaio 2021
Ultima modifica: 28 Gennaio 2021 ore 11:08

Il Papa dà lezioni di giornalismo

Mettersi in movimento, andare a vedere, stare con le persone, ascoltarle: sono questi gli strumenti del vero giornalista.
Foto di Alessandro Di Meo
Nel messaggio per la 55ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali il pontefice mette in guardia dalla comunicazione preconfezionata, rilanciando l'importanza di un contatto diretto con gli eventi da raccontare.
Sorprendente lezione di giornalismo di papa Francesco nel messaggio per la 55ª edizione della giornata mondiale delle comunicazioni sociali, pubblicato il 23 gennaio scorso. In quanto lezione di giornalismo, la sentiamo rivolta direttamente a noi che per professione abbiamo scelto di raccontare agli altri la realtà in tutti i suoi aspetti. A ben vedere, però, il metodo che Francesco indica per un corretto giornalismo (“Vieni e vedi”) è il metodo dell’esperienza cristiana, è il metodo di ogni comunicazione sociale e politica. Quindi riguarda tutti, qualunque sia la condizione di vita o il mestiere praticato.
Il papa coglie nel segno quale rileva «una informazione preconfezionata, “di palazzo”, autoreferenziale, che sempre meno riesce a intercettare la verità delle cose e la vita concreta delle persone, e non sa più cogliere né i fenomeni sociali più gravi né le energie positive che si sprigionano dalla base della società».
La crisi dell’editoria, a volte anche la pigrizia dei giornalisti, porta a raccontare la realtà senza più “consumare le suole delle scarpe”, senza incontrare persone per cercare storie o verificare de visu certe situazioni.

Uscire dalla presunzione del “già saputo”

Invece, «è necessario uscire dalla comoda presunzione del “già saputo” e mettersi in movimento, andare a vedere, stare con le persone, ascoltarle, raccogliere le suggestioni della realtà, che sempre ci sorprenderà in qualche suo aspetto». Per rafforzare il concetto, Francesco cita il Beato Manuel Lozano Garrido, giornalista, primo disabile in carrozzina a giungere alla gloria degli altari: «Apri con stupore gli occhi a ciò che vedrai, e lascia le tue mani riempirsi della freschezza della linfa, in modo che gli altri, quando ti leggeranno, toccheranno con mano il miracolo palpitante della vita».

Andare, vedere, condividere

«Venite e vedrete», dice Gesù ai primi discepoli che gli chiedono dove abita. Papa Francesco parte da questo episodio del Vangelo per sviluppare la sua riflessione che contiene una miriade di spunti, tutti meritevoli di approfondimento. «Oltre mezzo secolo dopo, quando Giovanni, molto anziano, redige il suo Vangelo, ricorda alcuni dettagli di cronaca che rivelano la sua presenza nel luogo e l’impatto che quell’esperienza ha avuto nella sua vita: «Era circa l’ora decima, annota, cioè le quattro del pomeriggio». Il papa sottolinea che questo è ancora oggi il metodo dell’esperienza cristiana: l’incontro con una persona, l’ascolto delle sue parole, lasciare che la sua testimonianza mi raggiunga e cambi la vita.
Non è solo il metodo dell’esperienza cristiana. È il metodo corretto della comunicazione umana: andare, vedere, condividere. Formidabile questo passaggio del messaggio: «Nella comunicazione nulla può mai completamente sostituire il vedere di persona. Alcune cose si possono imparare solo facendone esperienza. Non si comunica, infatti, solo con le parole, ma con gli occhi, con il tono della voce, con i gesti. La forte attrattiva di Gesù su chi lo incontrava dipendeva dalla verità della sua predicazione, ma l’efficacia di ciò che diceva era inscindibile dal suo sguardo, dai suoi atteggiamenti e persino dai suoi silenzi».

Vieni e vedi: un antidoto contro le fake news

Vieni e vedi, l’esperienza come metodo di conoscenza. Francesco, in negativo, sottolinea l’eloquenza vuota che oggi abbonda in ogni ambito, dal commercio alla politica. Si intuisce però che l’esperienza come metodo di conoscenza può essere un principio profondamente innovatore della politica. Normalmente il politico, anche quello che si autodefinisce nuovo, portatore di cambiamento, propone un suo progetto sulla realtà, presume di conoscere già i bisogni delle persone, sforna ricette che corrispondono a qualcosa di già saputo. Anche il politico potrebbe invece applicare il metodo di andare, vedere, ascoltare, lasciarsi colpire, e dopo questo lavoro, provare a formulare proposte.
Ovviamente, e il papa vi si dilunga con giudizi ed esempi appropriati, il metodo del vieni e vedi è valido soprattutto per l’informazione, nell’epoca delle fake news, del dominio dei social, della crisi dell’editoria.

San Paolo avrebbe usato i social

Nel messaggio il papa riconosce che tutti gli strumenti di comunicazione sono importanti per diffondere la buona notizia del Dio fatto uomo venuto a condividerla nostra povertà. Tuttavia avverte che ciò che fa la differenza è quel “di più” di umanità che traspare nello sguardo, nella parola e nei gesti delle persone che testimoniano Gesù Cristo. «Quel grande comunicatore che si chiamava Paolo di Tarso si sarebbe certamente servito della posta elettronica e dei messaggi social; ma furono la sua fede, la sua speranza e la sua carità a impressionare i contemporanei che lo sentirono predicare ed ebbero la fortuna di passare del tempo con lui, di vederlo durante un’assemblea o in un colloquio individuale. Verificavano, vedendolo in azione nei luoghi dove si trovava, quanto vero e fruttuoso per la vita fosse l’annuncio di salvezza di cui era per grazia di Dio portatore. E anche laddove questo collaboratore di Dio non poteva essere incontrato in persona, il suo modo di vivere in Cristo era testimoniato dai discepoli che inviava».