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14 Novembre 2020
Ultima modifica: 14 Novembre 2020 ore 10:14

Il miracolo del povero

Il 15 novembre è la giornata che Papa Francesco ha deciso di dedicare ai poveri, portatori sani di bellezza e stupore.
Foto di Wolfgang van de Rydt
Il tema per la IV giornata mondiale dei poveri è: Tendi la tua mano al povero. Nel messaggio della giornata, il Papa scrive: «Tenere lo sguardo rivolto al povero è difficile, ma quanto mai necessario per imprimere alla nostra vita personale e sociale la giusta direzione. Tendere la mano fa scoprire, prima di tutto a chi lo fa, che dentro di noi esiste la capacità di compiere gesti che danno senso alla vita».
Ricordo che era inverno, fuori c’erano 3 gradi e io accompagnai in strada un gruppetto di ragazzi tra i 16 e i 18 anni che mi avevano chiesto di unirsi all’unità di strada.
Sul marciapiede, con quel freddo che ti entrava nelle ossa, vidi Marco, un uomo sulla cinquantina che avevo già incontrato qualche volta. Se ne stava lì, con la sua coperta che sembrava troppo leggera per quell’aria così pungente e per coprire quel cartone adibito a letto.
Facendo attenzione a non spaventarlo, mi abbassai e gli sfiorai la gamba per svegliarlo, chiamandolo per nome. Come aprì gli occhi, tra le lacrime ci ringraziò perché non ci eravamo dimenticati di lui e perché gli avevamo portato la cena.
In quell’istante mi girai e vidi quei giovani che erano con me che in modo naturale si erano inginocchiati in cerchio, avevano preso i panini e stavano iniziando a condividere la cena con lui.
Mi colpì come di fronte a quel corpo infreddolito, martoriato, sofferente, quei ragazzi non fossero riusciti a fare a meno di mettersi in ginocchio. Tornando a casa alcuni di loro mi dissero che sentivano un fuoco dentro, come qualcosa che gli ardeva nel cuore.
Ricordo quella sera in cui portai Francesco, un bimbo di 9 anni, a mangiare una pizza. Una cosa per noi normale, ma che Francesco, affetto da tetraparesi spastica, non aveva mai fatto perché suo papà si vergognava della disabilità del figlio. In pizzeria Francesco scelse la quattro stagioni: quando arrivò la pizza, Francesco saltò letteralmente fuori dalla sedia a rotelle perché era felice. Io e miei amici rimanemmo sbalorditi: quella semplice pizza aveva riempito i suoi occhi di gioia.
 
Fu quello il momento in cui iniziai a capire quanto fosse necessario stare con persone come lui, perché sono portatori sani di bellezza e di stupore.
E ricordo anche Lucia, una ragazza di 30 anni sulla sedia a rotelle dalla nascita e con un problema di obesità. Un giorno la portai al mare con degli amici. La convincemmo a farsi il bagno, anche se lei non voleva, la mettemmo nel salvagente e appena entrati in acqua Lucia scoppiò a piangere e ci disse che era il giorno più bello della sua vita, perché non era mai entrata in acqua.
A distanza di anni ricordo ancora quell’emozione, da far tremare le gambe: verrebbe da chiedersi come sia possibile che il far fare il bagno ad una ragazza disabile faccia emozionare così tanto. In nessun libro di scuola lo avevo imparato, ma scoprii che era un segreto insito in fratelli come Lucia, o come Francesco.
È il miracolo del povero e avviene attraverso la condivisione diretta.