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2 Gennaio 2026

Da senza tetto a buoni samaritani nella notte

Quando chi ha vissuto per strada sceglie di dare una mano a chi oggi è senza tetto
Da senza tetto a buoni samaritani nella notte
Foto di Luca Morigi
A Bologna, l'Unità di strada "Il buon samaritano" accende una luce di speranza ogni domenica notte: un gruppo di ex senza tetto che oggi percorrono la notte per restituire giustizia e dignità a chi vive ancora sotto i portici.
Sotto i portici di Bologna, dove la notte scende sotto zero in questi giorni natalizi e il silenzio pesa più del freddo, percorre le vie degli homeless un pulmino che non porta solo coperte e pasti caldi. Porta storie riscattate lungo le vie dove dormono senza tetto nordafricani, pakistani, rumeni e dove sono in aumento italiani, padri separati e lavoratori caduti in disgrazia.
L’Unità di strada Il buon samaritano è nata da un desiderio semplice: non voltarsi dall'altra parte e restituire il bene ricevuto.
Questo servizio di aiuto lo porta avanti un gruppo di uomini che la strada l’hanno conosciuta davvero, che hanno dormito all’aperto, attraversato dipendenze, carcere, solitudini molto difficili da dimenticare. Sanno bene che non bastano gli oltre 500 posti letto a disposizione per la notte dei senza fissa dimora se non si trova il coraggio di uscire dalla solitudine e dalla spirale del disagio interiore.

Dalla Capanna di Betlemme alla nuova vita

Davide, sessantenne bolognese, ex commerciante in un momento di fatica si è fidato della Comunità Papa Giovanni XXIII e ha cambiato vita. Due anni fa è stato accolto nella Capanna di Betlemme - non un dormitorio qualunque ma una famiglia per chi decide di lasciare la strada - accolto da Padre Luca, Stefano, Alex e Arantxa. Davide è ormai di casa nella comunità per senza fissa dimora, la Capanna di Betlemme, nata da una intuizione di don Benzi, ed è un sostegno prezioso per tutti. Attualmente aiuta in cucina, si dedica al guardaroba e alla manutenzione, mentre lavora in un'isola ecologica e pure come correttore di bozze. L'ho incontrato per la prima volta domenica pomeriggio mentre cucinava i pasti caldi per i senza tetto di Bologna. E' di poche parole ma va dritto al segno.

Il freddo dell’anima e la forza del riscatto

«È un atto di giustizia per me aiutare chi vive la strada. So sulla mia pelle che il freddo di notte è più duro della fame».
Insieme a Camillo carica sul pulmino giacche e pantaloni, piumini e coperte, pronti per partire come ogni domenica notte. Camillo, dopo 25 anni di carcere, ha totalmente cambiato vita e ha scelto la via della libertà vera per salvare il figlio dalla malavita. Anche per lui l’Unità di strada è rinascita. «In città oggi le persone in strada sono una quarantina. Nonostante il Piano freddo attivato dal 1 novembre fino a fine marzo, i dormitori non sono sempre luoghi sicuri e molti restano a dormire all'aperto per paura di risse o furti» spiega Padre Luca ad un gruppo di scout riuniti nella cappella di casa prima dell'uscita in strada di fine anno. «La strada inbruttisce, ti obbliga ad assomigliarle - aggiunge - e solo quando ne esci diventi davvero te stesso e scopri che la tua vita non è da buttar via perchè può essere un dono per altri».

Foto di Luca Morigi
Foto di Luca Morigi
Foto di Lucia Guaitoli
Foto di Lucia Guaitoli
Foto di Lucia Guaitoli
Foto di Lucia Guaitoli
Foto di Lucia Guaitoli
Foto di Lucia Guaitoli

Volti che tornano a sorridere

Tra i buoni samaritani c'è anche Stefano, l'anziano del gruppo, il saggio, che dopo una vita tranquilla, a causa di grandi dispiaceri familiari negli ultimi anni era diventato alcolista, ed oggi ha ritrovato il senso di una vita spesa per gli altri. Nel gruppo c'è anche Francesco, rimasto senza famiglia, ora è "figlio" della grande famiglia che è la Capanna: recupera cibo e vestiti per chi vive sulla strada e aiuta nei preparativi gli altri del gruppo che andranno a distribuirli. Salvatore oggi è rientrato in Brasile per amore di sua figlia ma dopo tre anni di unità di strada resta anche lui - anche se lontano - parte di questo gruppo di amici fuori dall'ordinario, che hanno deciso di cambiare rotta.
Tra i volti di chi si sta adoperando per organizzare l'uscita in strada mi colpisce quello sorridente di Suijian, un uomo silenzioso di origine cinese. Un grande pizzaiolo. Ogni domenica pomeriggio si unisce a chi prepara un pasto caldo per chi dorme in strada. «Da un anno ha iniziato a cambiare espressione del volto - mi racconta Sadik, un giovane marocchino oggi operaio e peer mentor che supporta giovani migranti connazionali nell'integrarsi in Italia. «La prima volta che l'ho incontrato in un parco della città, son rimasto sconvolto». Suijian era realmente invisibile in mezzo a tanti, inerme e completamente muto. La sua lingua si era atrofizzata negli anni di sfruttamento lavorativo nelle fabbriche tessili. Dopo alcuni anni di vita condivisa nella Capanna di Betlemme, oggi lavora e finalmente ha ricominciato a pronunciare parole chiare e a fidarsi. Nel gruppo di amici, e compagni di rinascita, non si è più invisibili. E questa è la vittoria più grande.

Questo non è l'unico servizio di strada del capoluogo emiliano: molte associazioni si alternano nella notte. Ma la domenica notte, chi ha vissuto gli stessi drammi a cielo aperto, senza più voglia di vivere, accende una luce in più.

Un regalo per il nuovo anno: non essere più soli

Mentre in pulmino raggiungiamo il primo punto di incontro dei senza tetto chiedo a Sadik, Davide e Camillo quale regalo sperano di ricevere nel nuovo anno. Mi rispondono che quel dono ha un volto, quello di un giovane rumeno che non ce la fa più a stare in strada. «Lo portiamo nel cuore e aspettiamo il giorno in cui ci chiederà di portarlo a casa con noi, a vivere nella Capanna di Betlemme!». Quando il pulmino si ferma davanti a noi si intravvede nella penombra una lunga fila di tende e materassi sotto i portici. A zero gradi, all’ombra del campanile, anche questa sera una voce amica, un pasto caldo, una mano tesa può cambiare la storia di tanti altri homeless. Non più soli, non più invisibili.