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10 Settembre 2026

Il rispetto del corpo e dello spazio degli altri inizia da bambini

Il rispetto del corpo e dello spazio degli altri inizia da bambini
Foto di bess.hamiti@gmail.com da Pixabay
L'inizio dell'anno scolastico è un tempo prezioso: non serve solo a riprendere programmi, orari e routine ma anche a ricostruire il modo di stare insieme.

Un’insegnante osserva i bambini della primaria giocare durante l’intervallo: corrono, ridono, si cercano, si rincorrono. Guardando meglio, nota gesti che si ripetono: spinte per entrare nel gioco, mani addosso per attirare l’attenzione, compagni trattenuti per un braccio, abbracci imposti, scherzi fisici che fanno ridere alcuni e irrigidire altri. Nessuno sembra voler fare davvero male, eppure qualcosa accade. C’è chi ride perché non sa dire che gli dà fastidio, chi si allontana, chi reagisce spingendo più forte, chi impara che per farsi spazio bisogna occupare quello degli altri.
L’inizio dell’anno scolastico è anche l’occasione per adulti, genitori e insegnanti per trasmettere a bambini e ragazzi una cultura quotidiana del rispetto: il corpo dell’altro non è uno spazio a disposizione. Questa frase dovrebbe essere una delle prime regole educative da condividere. Quando diciamo a un bambino «non spingere», «chiedi prima», «guarda se l’altro vuole» stiamo insegnando che l’altro esiste, sente, può dire sì oppure no.

Prevenire il bullismo

Il rispetto dello spazio fisico è una base importante nella prevenzione del bullismo, della violenza e della violenza di genere. Molti comportamenti aggressivi nascono infatti da una cultura in cui il confine dell’altro perde valore: il corpo può essere spinto, il nome può essere deriso, il disagio può diventare uno scherzo.
Il passaggio alla scuola media rende questo tema ancora più delicato. Il corpo cambia, così come lo sguardo su di sé e sugli altri, cresce il bisogno di protezione e riconoscimento. Un tocco non richiesto, una spinta, una mano addosso o un commento sul corpo possono diventare fonte di disagio profondo.
A scuola come a casa si può istituire un patto educativo semplice: in questa classe, in questa scuola, in questa famiglia, il corpo dell’altro si rispetta, il disagio si ascolta, il “no” ferma il gioco. Perché imparare a stare insieme significa anche imparare a non invadere.

Il corpo va rispettato

Educare al rispetto significa insegnare modi diversi per stare nella relazione. I bambini hanno bisogno di alternative concrete: chiedere prima di toccare, osservare se l’altro è a disagio, fermarsi davanti a un “basta”, trovare parole per esprimere rabbia, entusiasmo o bisogno di attenzione senza invadere. A scuola e in famiglia, ogni adulto può allenare queste competenze nei gesti quotidiani, mostrando che rispettare il confine dell’altro significa educare alla dignità: il corpo dell’altro non è a disposizione e il suo “no” va ascoltato.

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