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23 Dicembre 2020
Ultima modifica: 24 Dicembre 2020 ore 15:28

Nicola, bambino maltrattato, è il senso del Natale

Piccolo ed indifeso, mi ha rivelato l'incarnazione di Gesù
Foto di PublicDomainPictures
Una storia di ingiustizia ma anche di accoglienza e rinascita, raccontata da un giovane che quotidianamente dona la vita e la mette a fianco di quelli che ne hanno bisogno.
Lo chiamerò Nicola, come San Nicola, Santa Claus. Ero venuto a conoscenza di questo bambino di 3 anni dal centro antiviolenza in un Comune dell'Abruzzo, un paio di mesi fa. Ecco la sua storia: la sua mamma faceva la badante a ore, a volte lavorava di giorno e a volte di notte. Quando la mamma non c'era Nicola rimaneva a casa con il papà che non lavorava. Lei si era già rivolta al centro antiviolenza perché diverse volte veniva picchiata dal marito, ma avendo già avuto una storia familiare di violenza aveva deciso di non denunciare questo marito.

Come può l'amore di un padre diventare violenza?

Ad un certo punto si era accorta che c’erano segni sul corpo di Nicola, e che il bambino picchiava la mamma: imitava quello che subiva.
Gli operatori del Centro ci avevano raccontato questa storia, chiedendo di tenerci pronti, perché le case rifugo erano piene.
Pensando a Nicola mi ero messo a piangere, non capivo come un papà potesse picchiare un bambino così piccolo, come un amore di padre potesse diventare violenza.
Recentemente sia il bambino che la mamma sono finiti in ospedale, sempre per la violenza del padre, e mi è stato chiesto di accoglierli quando sarebbero stati dimessi.

Io pensavo e continuavo a piangere

Pochi giorni fa, alle 11.30 di mattina, ci dissero che in mezz'ora sarebbero arrivati Nicola e la sua mamma. Non avevamo nulla per accoglierli, e abbiamo organizzato velocemente.
Mi chiesero se potevo far fare il bagnetto a Nicola, era un mese che in casa non avevano l’acqua calda, si lavava a pezzi con acqua fredda.
Noi "in capanna" abbiamo allestito due vasche da bagno perché i bambini si divertono tantissimo nell'acqua, e stanno anche un’ora a fare il bagnetto con le mamme.

Il senso del Natale in un bambino

Ecco, Nicola mi ha fatto capire il senso del Natale, dell’incarnazione.
La Comunità Papa Giovanni XXIII è un'unica famiglia spirituale nel mondo, e permette a tanti bambini di vivere cose semplici e belle.
Mentre ci penso mi escono ancora le lacrime.
Il senso del Natale per me è la prossimità: Dio manda il suo figlio perché senza la sua prossimità non possiamo fare i bagnetti dell’anima, della mente, per risanarci e sentirci veramente bene.
Abbiamo il compito, il dovere, l’onore e il privilegio di seguire, imitare ed emulare Cristo; prendere il suo stile per dare prossimità in tutti gli angoli della terra, e permettere a più persone possibili di immergersi nell’acqua calda della della prossimità.

Grazie e scusa

Ho provato tanta gratitudine per questo episodio, grazie all’incontro con Nicola ho avuto la possibilità di servire un bambino così importante, grazie a lui sono entrato in Avvento.
Ho capito nel profondo perché Dio manda suo figlio, lo fa incarnare.
Dobbiamo immegerci nella prossimità, altrimenti tradiamo il Natale.
Solo un bambino poteva fissarmi questo concetto, questa lectio me la poteva fare solo Nicola!
Lui con la sua stora, con l’ingiustizia che stava vivendo è riuscito ad spiegarmi il senso del Natale
Un grande grazie ma voglio anche chiedere scusa a Nicola a nome di tutti gli adulti.

Possiamo riparare pagando di pesona

Io, noi, vogliamo pagare di persona le ingiustizie fatte sui più deboli; possiamo farlo facendoci realmente carico, dando tutto l'amore che possiamo.
Possiamo riparare la violenza con l'accoglienza, con l’amore di tutti i giorni.

Buon Natale