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8 Luglio 2026

Imparo dalle belle esperienze

Imparo dalle belle esperienze
La storia di Karina, dall'abuso in casa, alla strada, alla tossicodipendenza, fino al riscatto, fa da trama all'esperienza di condivisione di due ragazze italiane in servizio civile in Argentina.
Ascoltiamo per la prima volta la storia di Karina durante un momento di condivisione di gruppo. Prende la parola e in un attimo è un fiume in piena: momenti di dolore, di fatica, ma anche di speranza e rinascita. Restiamo colpite dalla facilità con cui si apre e dalla lucidità con cui ci consegna tutto il male che ha visto e che le hanno fatto. E da una frase in particolare, che è il suo modo di vedere e di scrivere la sua storia: «Io imparo dal bello».

Puerto Madryn. La storia di Karina

Qui a Puerto Madryn incontriamo tante storie di fragilità e sofferenza. Non è facile non farsi schiacciare dal “brutto”, spesso sembra che qualsiasi cosa facciamo sia troppo poco, e probabilmente lo è. Questa impotenza però non è senza via d'uscita, non quando ci ricordiamo che non siamo qui per salvare: siamo qui per stare, e per imparare anche noi a scegliere il bello, anche quando fuori c'è molto buio.
Karina ha otto anni quando il compagno di sua nonna inizia ad abusare di lei sessualmente, stordendola con marijuana e poxi-ran. Complice il silenzio della nonna, in quella casa si ritrova sola con qualcosa che le è stato messo dentro senza che lei lo scegliesse. Così, fa l’unica cosa che riesce: lo nutre. «Il consumo faceva già parte di me, lo avevo già dentro, e così ho deciso di portarlo fuori». A quindici anni decide di andare a vivere in strada: lì, almeno, quello che le succede non viene da chi dovrebbe amarla.
Per dieci anni vende cartoni di giorno e si prostituisce di notte, è costantemente drogata. «Le persone si approfittavano di me perché ero giovane, ero donna e vivevo in strada». Ha quattro figli, ma non riesce a prendersene cura e le vengono tolti. In quel momento, neanche la loro assenza riesce a scalfirla. «Ognuno ha il suo tempo di recupero: quando i miei figli erano con me, ancora non era arrivato il mio».

Dal buio alla luce

Questo tempo arriva in modo violento e improvviso: a 24 anni viene aggredita da un gruppo di uomini, e lasciata incosciente nella notte. Si risveglia in ospedale. «Mi ricordavo tutto. Il mio cervello ha iniziato a funzionare e ho detto: se continuo così e non mi ammazzano, potrei arrivare io ad ammazzare qualcuno». Inizia così il suo cammino di recupero. «È stato il cuore a guidarmi, e il desiderio di stare bene. Ho dovuto imparare a pensare: non ero abituata perché la droga zittiva tutto».
Karina ha vissuto nel brutto per tanto tempo poi, toccato il fondo, ha capito che era il momento di scegliere il bello, pur non conoscendolo ancora. 
All’Espacio que Abraza condividiamo momenti con persone tossicodipendenti o senza casa. Ci vediamo 2-3 volte a settimana, beviamo mate, facciamo attività manuali, giochi di società o alcuni piccoli lavori. Ascoltiamo storie nella loro verità e crudità. Ci sentiamo spesso piccole e non sappiamo sempre cosa sia giusto dire/fare, ma darci la possibilità di stare in questi momenti ci permette di accompagnarli anche solo con la nostra presenza.
Oggi sono sette anni che Karina è, come dice lei, riscattata. Vive a Puerto Madryn, ha attraversato anche il carcere e ne è uscita dicendo no alla droga, e ne è fiera. Quando si guarda indietro non lo fa con rimpianto, ma con la consapevolezza che raccontare la sua storia può aiutare altri: «Si uno quiere, puede: deve avere la forza e la volontà. Ma bisogna farsi aiutare: nessuno si salva da solo».

Le autrici

Linda Pirini e Paola Lovato sono attualmente in servizio civile a Puerto Madryn, Argentina. Linda è laureata come Educatore Professionale all’Università di Bologna e originaria di Russi, in provincia di Ravenna. Ha scelto il servizio civile per conciliare la sua passione tra internazionale e sociale, desiderando dedicare un anno della sua vita al servizio e alla condivisione. Paola, laureata in Giurisprudenza presso l'Università di Catania e originaria di Santa Venerina (CT), ha scelto il servizio civile sapendo di essere "nata nel posto giusto ma in un mondo sbagliato".

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