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25 Marzo 2021
Ultima modifica: 25 Marzo 2021 ore 07:03

Quell'intuizione di don Benzi sulla vita nascente

Ecco perché propose di istituire il 25 marzo una giornata dedicata a chi deve ancora nascere
Foto di Gianni Bellesia
Il problema, diceva in una intervista del 2000, è che il figlio «viene eliminato se non programmato e viene ricercato a tutti i costi se non arriva». Serve «un richiamo specifico» che ponga l'accento su questa fase della vita, perché «è quella che oggi corre più rischi, per questo dobbiamo agire».
Il 25 marzo potrebbe diventare la Giornata della vita nascente. È quanto si augura una rete di associazioni che per promuovere l’iniziativa ha ideato un Festival programmato per sabato 27 marzo.
Ma da dove nasce l’idea di una giornata dedicata alla prima fase della vita umana, quella intrauterina? La proposta, ricorda Repubblica.it in un articolo dedicato all’“Inverno delle nascite”, venne da don Oreste Benzi nel 2000.
Possiamo confermarlo e approfondire, dato che quell’anno come testata “Sempre” gli facemmo un’intervista, oggi raccolta nel libro Don Oreste Benzi. Ribellatevi! Intervista con un rivoluzionario di Dio.

Una vita in pericolo

La Chiesa celebrava il grande Giubileo del 2000 e il cruccio di don Benzi era che questo importante appuntamento non si limitasse alle celebrazioni ma si traducesse in un autentico cammino di liberazione: «Il primo scopo del Giubileo è liberare gli schiavi e salvare gli oppressi – diceva – l’anno prossimo vedremo se c’è stata solo devozione o c’è stata anche una rivoluzione!»
Gli schiavi e gli oppressi che lui aveva nel cuore appartenevano alle più svariate categorie del genere umano, dalle persone con disabilità ai bambini senza famiglia, dai giovani tossicodipendenti ai detenuti, dai senza fissa dimora alle vittime della prostituzione; ma in questo suo mettersi sempre dalla parte degli ultimi, degli indifesi, don Oreste partiva da un punto di iniziale, la fase intrauterina della vita umana, perché, diceva, «è quella che oggi corre più rischi, per questo dobbiamo agire».

La scelta del 25 marzo

Ecco allora l’ispirazione: dedicare una giornata specifica alla vita concepita ma non ancora nata, una «giornata del nascituro», il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, data in cui la Chiesa ricorda il concepimento di Gesù da parte di Maria.
La sua proposta non trovò all’epoca grandi consensi. Da qui una intervista che chiarisse la sua posizione. 
 
Don Oreste, esiste già la "Giornata per la vita", un appuntamento annuale ormai consolidato. Perché organizzare anche una "Giornata del nascituro"?
«La Giornata per la vita riguarda la vita umana in tutto l’arco del suo esistere. Però c’è una fase della vita, quella intra-uterina, che corre dei rischi mortali in quanto in questa fase il rischio che il bambino venga ucciso sistematicamente nonostante stia benissimo e sia contentissimo di vivere si concretizza molto spesso. L’anno scorso 140.000 bambini sono stati uccisi nel seno materno legalmente, e 40.000 invece in forma clandestina. Queste cifre indicano quanto sia alto il rischio che corrono i concepiti.»
 
Perché secondo te avviene questo?
«Il motivo è che la persona umana programma la nascita dei figli in maniera molto rigida, per cui una creatura che arriva senza essere stata preordinata viene eliminata. È un modo di ragionare orribile, secondo cui il bambino è per chi lo genera, non gli vengono riconosciuti dei diritti intrinseci, autonomi. D’altra parte questo modo di pensare si verifica anche quando abbiamo la situazione opposta: quando il figlio non si può avere c’è un accanimento per averlo a tutti i costi.
Il grande male di oggi è che il figlio è un oggetto che serve a colui che lo produce, e quindi viene eliminato se non programmato e viene ricercato a tutti i costi se non arriva. È questa cultura orribile che va cambiata e in nessun altro periodo della vita questa cultura è così insidiosa, deleteria. Per questo abbiamo detto: ci vuole un richiamo specifico.»
 
Non si rischia però, organizzando un’altra giornata, di disperdere le forze che operano in difesa della vita?
«Tutto all’opposto! Accentuando l’attenzione a questa fase di vita, la più esposta a rischi mortali, noi veniamo a dare una mano a tutta l’attività che viene compiuta in favore di tutte le fasi della vita.»
 
Mentre la Comunità Papa Giovanni XXIII in Italia lanciava questa iniziativa, il Governo argentino ha istituito la "Giornata del nascituro" proprio nella stessa data da voi fissata: il 25 marzo. Altri Paesi dell'America Latina inoltre ci stanno pensando. È una coincidenza o c'è un movimento internazionale che sostiene questa proposta?
«È una coincidenza, dovuta però ad un movimento internazionale che si sta sviluppando.»
 
Finora che reazioni ci sono state a livello ecclesiale e della società civile?
«Prevale l’indifferenza, però non è colpevole. Ogni verità che viene tirata fuori fatica a farsi strada. È un fatto non ancora recepito e quindi c’è poca attenzione, non c’è la valutazione esatta, deve ancora penetrare dentro le coscienze per smuovere coloro stessi che in fondo già difendono la vita.»
 
A distanza di 20 anni, con una diminuzione progressiva delle nascite che ormai anche gli ambienti più laici definiscono allarmante, le coscienze sembra si stiano smuovendo, e se le proposte di legge già presenti in Parlamento troveranno un sufficiente sostegno, l’intuizione di don Benzi potrebbe diventare realtà.
 
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L'intervista integrale, titolata "Una vita in pericolo", si trova nel libro Don Oreste Benzi. Ribellatevi! Intervista con un rivoluzionario di Dio.