A San Pietroburgo la Chiesa cattolica russa si è incontrata per trovare strade nuove per l'inclusione di tutti, anche i più fragili. Una mamma di casa famiglia ha portato la sua testimonianza.
Due giorni di treno, meno venti gradi e un paesaggio talmente bianco da sembrare irreale.È questa l’avventura intrapresa da
Alberta Declara, missionaria della Comunità Papa Giovanni XXIII in Russia dal 1993, insieme alla figlia
Tonia, per raggiungere San Pietroburgo.
Un viaggio impegnativo, affrontato per un obiettivo importante: partecipare all’evento
“Una Chiesa dove tutti si sentono a casa”, promosso dalla Chiesa Cattolica dal 12 al 16 gennaio.
Davanti a 40 partecipanti provenienti da tutta la Russia – religiosi, catechisti e genitori di ragazzi con disabilità – Alberta ha portato la sua
testimonianza di vita in casa famiglia, carta d’identità della Comunità di don Benzi, raccontando la bellezza che persone come Tonia sanno donare alla Chiesa e alla società.
“Mamma” di casa famiglia, Alberta vive dal 2007 a Elista, città sperduta nella Russia sud-occidentale e capitale della Calmucchia, una regione singolare per la sua
popolazione in prevalenza buddista e di origine mongola. Qui ha accolto Tonia, una ragazza con sindrome di Down, rimasta orfana all’età di sei anni.
«Con la nostra presenza – racconta Alberta – abbiamo voluto testimoniare quanta ricchezza ci può essere nella diversità. Tonia ha un sorriso contagioso che illumina chiunque incontra e ogni giorno ci dimostra di essere un dono prezioso per tutti noi. È proprio così che anche la Chiesa dovrebbe guardare le persone con disabilità: non con pietismo, ma riconoscendo che siamo tutti figli di Dio e meritiamo la stessa dignità».

A San Pietroburgo, dal 12 al 16 gennaio 2026, si è svolto un evento organizzato dalla Chiesa cattolica russa sull'inclusione e la disabilità
Foto di Archivio Condivisione fra i Popoli

A San Pietroburgo, dal 12 al 16 gennaio 2026, si è svolto un evento organizzato dalla Chiesa cattolica russa sull'inclusione e la disabilità
Foto di Archivio Condivisione fra i Popoli

Alberta Declara, missionaria in Russia, insieme a Tonia durante un evento organizzato dalla Chiesa cattolica russa sull'inclusione e la disabilità
Foto di Archivio Condivisione fra i Popoli
Un’uguaglianza che spesso resta teorica e si infrange contro il primo sguardo.
«Quando incontriamo una persona con disabilità – spiega Alberta – vediamo prima la disabilità e poi la persona. Dovremmo invece allenarci a fare il contrario:
riconoscere prima la persona e poi la sua originalità. Solo così, caduto il pregiudizio, possiamo accorgerci di quanto quelle che chiamiamo “membra deboli” siano in realtà le più necessarie, perché rendono il mondo e ciascuno di noi più umani, aprendo il cuore anche dei più giovani».
«
Non c’è chi salva e chi è salvato, ma ci si salva insieme», ripeteva spesso don Oreste Benzi, fondatore della Comunità.
Un pensiero che Alberta sente profondamente suo: «Anche se stare accanto alla diversità può essere faticoso, mettendo insieme la vita e riconoscendo queste persone come protagoniste della propria storia, impariamo a considerarle una risorsa, una ricchezza capace di generare vita anche nelle comunità parrocchiali».
Perché questo accada, però, è necessario creare condizioni concrete di inclusione.
«
Il primo passo è aprirsi all’accoglienza – sottolinea Alberta – riconoscendo pienamente l’appartenenza delle persone con disabilità alla comunità. Significa
rendere accessibili gli ambienti, organizzare gli spazi e i posti in chiesa, favorire la partecipazione con modalità più interattive: canti, immagini, gesti, silenzi. Quando possibile, affidare piccoli incarichi, coinvolgerle nella cura dei bambini o prevedere la presenza di un tutor che possa affiancare la persona e la sua famiglia».
Anche la preghiera, ricorda Alberta, deve trovare spazio: «Tonia prega e, anche se le sue parole a volte risultano incomprensibili, meritano ascolto».
Un cammino ancora lungo, ma capace di
cambiare il volto della vita spirituale a partire dalle relazioni, rafforzando il senso di appartenenza alla Chiesa e al territorio.
Per sperimentare, davvero, la gioia del camminare insieme.