Le cause alla base dei problemi affrontati da queste persone sono molteplici. Spesso hanno già tentato diversi percorsi senza successo e si trovano in tarda età quando arrivano nella comunità. Inoltre, sempre più spesso ci sono anche casi di "doppie diagnosi", ovvero dipendenza combinata con disturbi comportamentali o psichici.
Daniele Casadei, referente per gli inserimenti nelle strutture terapeutiche della zona Romagna della Comunità Papa Giovanni XXIII, raggiunto telefonicamente ci introduce alla scoperta dei vissuti più dolorosi: «Negli ultimi anni è emersa, sempre più diffusa, una richiesta di aiuto arrivata da persone che hanno già fatto molti percorsi terapeutici, ma senza successo. Molti di loro hanno un'età abbastanza avanzata; tecnicamente li chiamiamo "gli olders"».

«Le istituzioni locali ci inviano queste persona perché l'intera Comunità Papa Giovanni riesce a farsi carico, come fosse un'unica famiglia, di chi arriva. Spesso queste persone rimangono nel nostro circuito avendo creato un percorso con esperienze nelle nostre strutture. Restano con noi sul lungo periodo, nei nostri circuiti, conducendo una vita semi-protetta. Questa è una grande conquista per la qualità della loro vita. Con loro cerchiamo sempre più spesso di personalizzare l'intervento, utilizzando le risorse offerte dalla Comunità Papa Giovanni come le Capanne di Betlemme, i centri diurni, le case famiglia: cerchiamo di evitare di ripetere con loro i soliti percorsi terapeutici già più volte tentati fra frustrazioni ed insuccessi».
Per comprendere meglio il lavoro svolto dalla Comunità Papa Giovanni XXIII è interessante notare alcuni dati numerici riportati nel bilancio sociale del 2022: nel corso dell'anno sono stati ospitati complessivamente nelle strutture contro le dipendenze, in Italia e nel mondo, 657 individui (di cui 634 persone con dipendenze da sostanze e 13 disabili). Tra di loro, il 51,5% soffriva di dipendenza da sostanze stupefacenti e il 19,5% era affetto da alcolismo.
Nonostante le difficoltà incontrate nel percorso di recupero, alcune persone sono riuscite a ricostruire una vita familiare stabile dopo aver completato il programma terapeutico.

Foto di Andrea Luccitelli
Spiega Emanuela Frisoni dell'associazione di Don Benzi: «Cè un movimento importante, già in atto, da anni sulla questione della prevenzione. Abbiamo progetti articolati rivolti alle scuole e ai territori, come una significativa collaborazione con l'area sociosanitaria riminese. Intercettiamo migliaia di ragazzi ogni anno attraverso i nostri progetti sul gioco d'azzardo; rileviamo il alcune classi un disagio profondo».
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