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3 Febbraio 2024
Ultima modifica: 3 Febbraio 2024 ore 12:11

La forza della vita ci sorprende

Il messaggio dei vescovi per la 46esima giornata per la vita
La forza della vita ci sorprende
Foto di PublicDomainPictures da Pixabay
Una mamma disperata che sceglie di non abortire, vite che appaiono insignificanti e che invece splendono. Ognuno ha qualcosa da donare all'umanità

«Mi ricorderò sempre la dottoressa che mi seguiva in quei giorni di ospedale e le sue parole quando mi chiamò nel suo studio: mi disse molto chiaramente che la soluzione più giusta era l’aborto, perché avrei fatto nascere solo un infelice e anche se fosse nato sano non avrei potuto dargli niente, solo sofferenza. Insomma se io non abortivo ero una egoista, queste sono state le sue ultime parole. Non mi aveva dato nessuna alternativa né possibilità.»

«Se non abortivo ero egoista»

Questa è la testimonianza di “Annarita”, una mamma incontrata da una volontaria della Comunità Papa Giovanni XXIII ormai diversi anni fa.
Annarita all’epoca si sarebbe potuta definire un “rifiuto umano”: tossicodipendente da anni, viveva in strada e si manteneva prostituendosi e spacciando, e per questo era già finita in carcere. Aveva provato più volte ad uscire dal tunnel della droga senza riuscirci. Era anche sieropositiva, in un periodo in cui l’AIDS in Italia mieteva numerose vittime. 
In occasione di un ricovero ospedaliero aveva scoperto di essere incinta e la dottoressa che l’aveva in cura, vista la sua situazione, le aveva intimato di abortire, perché il bimbo aveva un’alta possibilità di nascere sieropositivo ed inoltre con disabilità a causa dei farmaci che lei aveva assunto nelle settimane precedenti. Tanto che, a fronte del suo “irrazionale” rifiuto, l’aveva dimessa dall’ospedale senza troppi convenevoli.
Così Annarita si era ritrovata sola e nuovamente sulla strada. Ma il sapere che dentro di sé portava una nuova vita le ha dato una forza mai conosciuta prima. Era madre, e come ogni mamma voleva dare il meglio per suo figlio. Ha cercato aiuto, e grazie anche all’incontro con Franca della Comunità Papa Giovanni XXIII, è riuscita ad uscire dalla sua dipendenza e ad iniziare una vita nuova. E il piccolo “Alessandro”, già destinato alla morte prima di nascere per le sue imperfezioni, è nato perfettamente sano.

Il messaggio dei vescovi: ogni vita ha un immenso valore

Questa storia mi è tornata in mente leggendo il messaggio “La forza della vita ci sorprende” che i Vescovi italiani hanno scritto per la 46a giornata nazionale per la vita, che si celebrerà domenica prossima 4 febbraio. Il cuore del messaggio è proprio il fatto che la vita ha una sua forza che supera i tanti giudizi che spesso noi diamo sul suo valore: «Appare evidente – scrivono - che ciascuna vita, anche quella più segnata da limiti, ha un immenso valore ed è capace di donare qualcosa agli altri. Le tante storie di persone giudicate insignificanti o inferiori che hanno invece saputo diventare punti di riferimento o addirittura raggiungere un sorprendente successo stanno a dimostrare che nessuna vita va mai discriminata, violentata o eliminata in ragione di qualsivoglia considerazione.»
Proprio quello che è successo ad Annarita! Ma non solo a lei. L’esperienza di tante famiglie della Comunità dice che le vite dei più fragili, spesso scartati dalla società, diventano sorgente di vita e di amore per tanti.

Le tante vite diventate dono

Mi viene in mente la piccola Mariangela, sopravvissuta ad un aborto che le aveva però lasciato delle gravi disabilità, che è diventata il cuore della famiglia che l’ha accolta e che ha toccato il cuore di tanti che l’hanno conosciuta.
Ho presente le storie ed i visi di bambini, adolescenti e giovani disabili che sono nelle nostre case, arrivati poco tempo dopo la nascita, per cui i medici avevano diagnosticato pochi mesi di vita. Come il piccolo “Nicola”, affetto da trisomia 18, che oggi frequenta la scuola primaria...
Davvero la vita ha una forza che non conosciamo mai fino in fondo!
Per questo i Vescovi ci ricordano che noi siamo servitori, non padroni della vita, e quindi non dobbiamo giudicare chi è degno di continuare a vivere e chi no.
Proprio perché creato da Dio, e perché Gesù ha dato la sua vita anche per lui, ogni essere umano, per il solo fatto di esistere, ha una sua dignità unica. Invece la tentazione perenne dell’uomo è quella di dividere gli esseri umani in classi sociali, gruppi, razze… alcune “elette” ed altre invece da escludere e da combattere. Negli ultimi secoli è successo così con il nazionalismo (in cui gli eletti erano gli appartenenti alla propria nazione), il nazismo (la razza ariana), il comunismo (la classe operaia), il razzismo e l’apartheid… E queste divisioni hanno portato a conflitti, stragi, oppressioni, violenze senza fine.

La tentazione di discriminare chi è degno di vivere e chi no

Anche oggi la tentazione di dare vita a sempre nuove discriminazioni continua. Basta pensare a quella che oggi esiste verso i bambini prenatali: la cultura abortista presente nella società dice che la loro vita non ha un valore assoluto ma che anzi va protetta solo se esistono alcuni prerequisiti come il lavoro, la casa, una coppia stabile, nessun problema di salute… anzi in tanti stati ci sono leggi e/o sentenze di organi giudiziari che trasformano in legge questa discriminazione.
Su questo i pastori ci invitano ad una presa di coscienza, e ad avere lo sguardo della Storia anziché quello dell’attualità: se oggi guardiamo con orrore – giustamente – ai tanti crimini che ci sono stati nel passato verso le vite dei più deboli, non è forse il caso di prendere maggiore coscienza delle violenze verso i deboli presenti anche nella nostra società, come quelle verso i bimbi non nati e le loro mamme (e non solo)? Prima o poi le ideologie che stanno alla base di queste discriminazioni passano, ed emerge la realtà di ingiustizia che coprivano. 
«Siamo sicuri che domani non si guarderà con orrore a quelle di cui siamo oggi indifferenti testimoni o cinici operatori? In tal caso non basterà invocare la liceità o la “necessità” di certe pratiche per venire assolti dal tribunale della storia.»
Perché non schierarsi fin da subito quindi dalla parte degli emarginati e degli oppressi per non passare per complici e conniventi per lo meno per i nostri silenzi? 

 

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