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2 Novembre 2019

La vera santità di Don Benzi

«Un santo illumina, un popolo santo converte»
Foto di Riccardo Ghinelli
Ha coinvolto gente che agli occhi del mondo valeva poco o niente, per costruire un mondo nuovo
Don Oreste Benzi fa parte delle schiere dei santi feriali – molti nella Chiesa – ma anche di quegli uomini e donne di buona volontà che hanno fatto delle opere di misericordia e della scelta della giustizia il centro della loro esistenza. «Mentre mettiamo la spalla sotto la croce di chi soffre – avvertiva – dobbiamo dire a chi fabbrica le croci di smetterla».
Ma la vera santità di Don Oreste qual era? Diceva: «Un santo illumina, un popolo santo converte». Il sacerdote dalla tonaca lisa ha puntato non alla santità individuale ma ad un popolo santo, coinvolgendo gente che agli occhi del mondo valeva poco o niente, come ha fatto Gesù con gli apostoli.

Mettere al centro il bene degli altri.

L'elemento essenziale per dare vita a una nuova società, che ha chiamato "società del gratuito", per lui è l’alterocentrismo: «La molla che spinge ad agire ogni membro è il bene degli altri: nel bene di tutti c’è anche il bene individuale. In questo tipo di società si investe se stessi e ciò che si ha per partecipare e comunicare. Le capacità dei singoli non sono titoli di merito ma di servizio. Più uno ha, più dona, e per sé prende dei beni prodotti solo la parte necessaria per continuare ad impegnarsi per lo sviluppo del bene di tutti a partire dai più poveri». 
Ai suoi studenti, quando ancora insegnava al liceo, diceva: «Vi aspetto al primo stipendio, che non capiti che da incendiari diventiate pompieri».

Un fiuto speciale per i poveri.

Molti l'hanno preso sul serio e ancora oggi dopo 50 anni danno la vita nelle periferie del mondo, accogliendo bambini con gravi handicap, liberando i giovani dalla schiavitù delle droghe e dallo sfruttamento della prostituzione, lavorando nelle cooperative con i diversamente abili, andando nelle carceri convinti che l’uomo non è il suo errore.
Don Oreste diceva anche «la redenzione del mondo non avviene se non c’è qualcuno che paga. Mettere la spalla sotto la croce di chi soffre diventa così uno stile di vita e si acquista un fiuto speciale per capire dove sono i poveri, i disperati, gli ultimi».
Don Oreste ha formato un’unica famiglia spirituale, ha vissuto nel popolo santo di Dio, la Chiesa, e ha fatto del mondo la sua abitazione perché in questa umanità le membra più deboli fossero le più amate e curate. 
La sua santa umanità si è consegnata del tutto ai giovani richiamandoli al fatto che non si può dare per carità ciò che è dovuto per giustizia, invitandoli alla scelta non violenta di una pace che si fa condivisione feriale, concreta, gioiosa e benevola. 

Grazie don, perché ci ha testimoniato che il vento favorevole è lo Spirito Santo, il dove andare è Gesù, lo spazio di navigazione è il mondo intero.