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22 Settembre 2026

La violenza comincia da piccole

Il nuovo rapporto Istat sulla violenza contro le donne dall'infanzia all'età adulta.
La violenza comincia da piccole
Foto di Andrea Vicenzi
Il nuovo rapporto Istat racconta la violenza subìta e assistita fin da piccole. Il 58% delle donne intervistate che hanno subìto molestie o violenza sessuale da bambina non ne ha mai parlato con nessuno. Tra le donne rifugiate oltre una su cinque ha subìto violenza prima dei 16 anni. Ascoltare, educare, accompagnare: la prevenzione comincia da qui.
Ci sono bambine che imparano troppo presto che la casa non è sempre un luogo sicuro. Che le umiliazioni, il controllo o la violenza fisica possono diventare parte della quotidianità.
Spesso quando accade da piccole non si trovano le parole per parlarne. E il silenzio resta anche quando si diventa grandi.
È uno dei messaggi più forti che arriva dal nuovo rapporto Istat Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta: la violenza contro le donne non comincia necessariamente quando diventano adulte. Per molte donne, una parte della storia affonda le radici nell’infanzia. E proprio lì può iniziare anche la prevenzione.

Una su sette ha subìto violenza da piccola. Specie le rifugiate

Secondo l'Istat, il 14,9% delle donne tra i 16 e i 75 anni ha subito almeno una violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni.
Il dato riguarda il 15,3% delle donne italiane e l’11,4% delle donne straniere. Ma tra queste ultime emerge una realtà particolarmente significativa: tra le donne rifugiate, il 22,4% dichiara di aver subìto violenza fisica o sessuale durante l’infanzia.
Sono storie che spesso precedono di molti anni il viaggio migratorio e l’arrivo in Italia. E che richiedono rispetto per quella storia, quelle radici del trauma, quelle esperienze che una donna migrante porta con sé e che spesso non ha mai potuto raccontare.
Un altro fenomeno agghiacciante riguarda le donne che han subìto contatti indesiderati nelle parti intime o sono state costrette a contatti con parti intime di un uomo. Il 7,2% delle italiane e il 2,8% delle straniere.Tra le straniere, le più colpite sono le donne romene e le filippine.

Tra i silenzi, la violenza assistita

C’è un’altra percentuale che fa pensare: il 58% delle donne che hanno subìto molestie o violenza sessuale da bambine non ne ha mai parlato con nessuno. Migliaia di storie rimaste senza voce.
Nella maggior parte dei casi, chi maltratta è una persona conosciuta ovvero un familiare, un amico, una persona vicina alla famiglia. Proprio per questo può essere ancora più difficile riconoscere quello che accade, trovare qualcuno di cui fidarsi e iniziare a dire che “non va tutto bene”.
C’è poi una violenza che spesso non si vede, ma che i figli possono respirare ogni giorno: la violenza assistita.
Il 10,4% delle donne dichiara di aver assistito durante l’infanzia a violenze, umiliazioni o denigrazioni tra le mura domestiche. Una bambina che vede la madre essere aggredita, insultata o controllata non è semplicemente una spettatrice. Sta imparando qualcosa sulle relazioni e rischia di trovarsi in situazioni di pericolo senza avere la forza per reagire.
I dati Istat mostrano infatti un collegamento tra le violenze vissute o assistite nell’infanzia e quelle subìte in età adulta. Tra le donne italiane che hanno subìto violenza fisica o sessuale da piccole, il 57,2% ha sperimentato violenza anche da adulta, contro il 31,9% di quelle che non avevano vissuto violenze nell’infanzia. Tra le donne straniere le percentuali sono rispettivamente 56,8% e 27,4%.
Non significa che una bambina vittima di violenza sia destinata a diventare una vittima da adulta ma intervenire presto può essere decisivo per prevenire il circolo della violenza nelle relazioni.

Prevenire significa esserci prima

Al di là dei dati Istat gli strumenti di prevenzione si stanno rafforzando. Uno di questi è l’ammonimento del Questore, ampliato dalla legge 168 del 2023, che permette di intervenire in presenza di alcuni comportamenti violenti o dei cosiddetti “reati spia”, prima che la situazione possa aggravarsi. Nel 2024 gli ammonimenti sono aumentati del 94% rispetto all’anno precedente.
Ma la prevenzione non può essere soltanto una risposta quando la violenza è già comparsa.
Prevenire significa educare al rispetto prima che arrivi la violenza. Significa aiutare bambini e bambine a riconoscere ciò che non è amore, a far comprendere che il controllo non è da confondere con la cura e il possesso con l’affetto. Significa anche creare spazi nei quali una donna, italiana o straniera, possa sentirsi libera di raccontare la propria storia e trovare qualcuno disposto a camminare con lei.

Una comunità che ascolta può cambiare la storia e, come ha spronato con umile determinazione Franco Isceri, papà di Lorena, l'ultima donna uccisa per mano dell’ex partner, questo potrà avvenire solo uniti, tutti, anche la politica “affinchè tragedie come quella di Lorena non accadano più”. E ripartendo dall'educazione ai sentimenti nelle scuole e nei luoghi frequentati dai ragazzi.
La prevenzione infatti comincia quando si inizia a parlarne in ogni ambiente, quando si ascolta e si riconoscono i segnali di allarme e invece di voltarsi dall’altra parte, si sceglie di esserci. Prima.

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