24 Marzo 2020

L'albergo che accoglie i contagiati da Covid-19

La Comunità Papa Giovanni XXIII trasforma in tempi record l'Hotel Royal di Cattolica, per dare ospitalità ai pazienti da Coronavirus.
Un accordo tra Comunità Papa Giovanni XXIII e Prefettura di Rimini ha avviato a Cattolica il primo modello sperimentale di accoglienza per pazienti da Coronavirus che devono mantenere l'isolamento, liberando così posti negli ospedali.
Una coppia di giovani sposi, lei ostetrica, lui operatore socio-sanitario, doveva partire in questi giorni per un’esperienza di volontariato in Bolivia. Sono fra gli otto volontari che hanno accolto l’invito di Giampiero Cofano, segretario generale della Comunità Papa Giovanni XXIII, a coinvolgersi nella prima esperienza italiana di albergo per l’emergenza coronavirus. Per loro Giampiero è riuscito ad ottenere il permesso di spostarsi dal Veneto a Cattolica, Hotel Royal. A loro e a tutti gli altri, Cofano ha dato la maglietta stampata due anni fa, in occasione del cinquantesimo della comunità, con la scritta Io ci metto la vita.
All’Hotel Royal sono state prese tutte le precauzioni per garantire sicurezza agli ospiti e agli operatori, ma non è facile prendere la decisione di porsi in auto isolamento, cioè non uscire e non andare a casa, per impedire che qualsiasi agente patogeno possa introdursi nella struttura. 

La richiesta della Prefettura per liberare posti negli ospedali

Un po’ di giorni fa Giampiero Cofano si è sentito chiamare dalla Prefettura di Rimini che era alla ricerca di 400 posti letto dove poter alloggiare le persone uscite dall’emergenza, in modo da liberare posti letto negli ospedali, altrimenti destinati al collasso. A Rimini il numero di casi positivi rispetto alla popolazione residente è enorme, le autorità hanno chiesto misure restrittive sulla mobilità ancor prima che venissero decise a livello nazionale. Il livello dell’emergenza era ed è molto alto. La prefettura chiedeva se la Comunità avesse posti disponibili nelle case famiglia e nelle varie strutture.
Più che a queste, si è subito pensato all’Hotel Royal di Cattolica, una bella struttura ricettiva in prima linea, sul mare, dove in estate trascorrono le vacanze famiglie e gruppi di giovani.
Non sfuggiva a Giampiero e a quanti lavorano nell’albergo quanto fosse diverso accogliere persone alle prese con un virus contagioso e letale, rispetto a un gruppo di profughi, come avvenuto in passato, a cui basta dare un tetto, un pasto e un po' di calore umano.
Riunione straordinaria, in call conference, del consiglio generale della Comunità, e alla fine il giudizio condiviso è uno: «Questi sono i nuovi poveri, sono i lebbrosi del nostro tempo, non possiamo tirarci indietro». 
«Oltretutto – osserva Giampiero – quell’hotel è frutto di una donazione, con destinazione i bisogni dei poveri. Quindi lo stiamo usando secondo lo scopo originario. Anzi, accogliamo, secondo il nostro carisma, quelli che oggi sono gli ultimi degli ultimi, gli appestati con cui nessuno vuole avere a che fare. Quello slogan di due anni fa, Io ci metto la vita, oggi è diventato carne viva».

Chi può essere accolto nell'albergo 

Ma l’amore smuove l’intelligenza e la creatività affinché l’accoglienza avvenga in tutta sicurezza. «Non esisteva un precedente di un’esperienza di questo genere – spiega Cofano –. In breve tempo abbiamo dovuto inventarci qualcosa di nuovo. Ci siamo messi al lavoro per stendere nero su bianco i protocolli da seguire.» 
L’Hotel Royal è capace di ospitare a pieno regime 150 persone ma le camere con bagno completamente indipendenti sono 48. Quindi la disponibilità offerta ad Asl e prefettura è fino a 48 persone.
All’albergo saranno inviati soggetti che devono fare la quarantena e non possono farla a casa loro, persone risultate positive al test ma asintomatiche, pazienti clinicamente senza più sintomi ma che ancora devono trascorrere il periodo per essere anche “legalmente” guariti. Non si sentiranno in vacanza, ma affacciandosi alla finestra potranno comunque vedere il mare. Da sabato scorso l’Hotel ha cominciato ad ospitare i primi pazienti.
Un operatore con tuta, guanti e mascherina, prepara un letto

Le misure per garantire la sicurezza

Il primo provvedimento di sicurezza è, come abbiamo visto, l’auto isolamento degli operatori. Altri provvedimenti riguardano la gestione. «Per la pulizia delle camere – racconta Cofano - mi sono rivolto ad un’agenzia specializzata nelle pulizie ospedaliere. All’Asl bastava il cloro ma io ho voluto l’ozono». Allo stesso modo ha proceduto per lenzuola e asciugamani.
I pasti sono preparati da una ditta che li porta, caldi in confezioni sigillate e sterili. Speciali precauzioni anche per la raccolta dei rifiuti provenienti dalla camera in isolamento.
«Inoltre – racconta Giampiero Cofano – nelle camere e negli spazi comuni ho ridotto al minimo il mobilio e gli accessori. Ho fatto togliere anche i quadri. Questo perché in questo modo avremo meno superfici da sanificare quotidianamente”. Inoltre l’accesso all’hotel è stato spostato nel lato mare, con un percorso protetto fino alla zona dell’isolamento. È come se Cofano, che non ha mai fatto l’albergatore, in breve tempo avesse ristrutturato una parte di hotel per trasformarlo in una sorta di reparto ospedaliero. 
Cofano spiega che questi accorgimenti, che forse non saranno nemmeno tutti rimborsati, «sono stati presi per il bene delle persone ospitate e per i bene dei collaboratori che hanno avuto il coraggio di affrontare questa situazione. Mi sono tenuto su standard alti per garantire il massimo della sicurezza.»
Gli operatori, che non entreranno per nessun motivo nelle camere dei pazienti, dovranno far misurare la febbre agli ospiti, dovranno tenere un diario dove registrano se mangiano con appetito, e altre osservazioni utili per i sanitari. Qualora si manifestassero sintomi saranno immediatamente chiamate le autorità sanitarie competenti. 

«È il tempo della responsabilità - spiega Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Papa Giovanni XXIII -. Quando la Prefettura ci ha contattato abbiamo offerto immediatamente la nostra collaborazione alle autorità, dando la disponibilità ad accogliere fino a 50 persone per volta.  È un modello che mi auguro possa essere replicato in altre parti d’Italia.»