Topic:
16 Dicembre 2025
Ultima modifica: 16 Dicembre 2025 ore 08:54

L'eredità di don Benzi in Albania

BenEssere insieme: inclusione e dignità per i fragili a Tirana
L'eredità di don Benzi in Albania
Foto di Michele Ceccaroni
A Tirana, nella conclusione del centenario di don Oreste Benzi, è stata apposta una targa presso la fattoria "Da Sandra", una realtà per superare lo stigma e diffondere l'inclusione sociale.
Una nuova targa in memoria di don Oreste alle periferie del mondo.
Nell’anno del centenario della nascita del fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII e dell’ONG Condivisione fra i Popoli, si è concluso così l’11 dicembre a Tirana, in Albania, il progetto “BenEssere Insieme”: un intervento triennale dedicato all’inclusione lavorativa e alla sperimentazione dell’autonomia abitativa per persone con disagio mentale e psicosociale, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.
La targa commemorativa, donata dal Ministero degli Affari Esteri, è stata collocata nella fattoria didattica Da Sandra”, uno dei risultati più significativi del progetto: un luogo in cui persone con fragilità possono formarsi professionalmente, sperimentare l’ortoterapia e le attività assistite con gli animali, vivendo al tempo stesso relazioni quotidiane con bambini e famiglie che scelgono questo spazio per ritrovare equilibrio, natura e autenticità. Una realtà nata per coltivare, insieme, fiducia e senso di comunità.
 
Alla cerimonia hanno preso parte i rappresentanti dei partner di progetto, il vice ambasciatore Pierluigi Simonetti e la Titolare Reggente di AICS Tirana Letizia Fischioni.
«Per me è motivo di orgoglio essere qui – ha dichiarato il vice ambasciatore – per ricordare una volta di più come l’amicizia e la cooperazione tra Italia e Albania non si estrinsecano solo nei nostri eccezionali rapporti politici, economici e culturali; ciò che ci unisce storicamente è anche la solidarietà, il senso di dare dignità alla persona e l’importanza dell’inclusione sociale. Il senso di solidarietà che ha contraddistinto questo progetto è uno dei valori più importanti che ha predicato fino all’ultimo giorno della sua vita don Oreste Benzi. Con il suo carisma unico da tenace romagnolo, si è speso per gli ultimi, per gli indifesi e ha restituito loro una propria dignità, li ha fatti sentire partecipi di un gruppo, di una società.»
La Titolare Reggente ha proseguito: «Questi 3 anni di progetto non si sono svolti senza un’origine, una storia, ma sono proprio l’applicazione concreta di quella che è l’eredità morale e culturale che ha lasciato don Oreste. Apponendo questa targa noi non facciamo un gesto statico, ma stiamo rinnovando il nostro impegno a portare avanti i valori che lui ha promosso. Stiamo cercando di rispettare e dare attuazione alla sua idea di società inclusiva. Inclusione non intesa solo come gesto di aiuto compassionevole, ma come atto di giustizia e di restituzione dei diritti e della dignità che nell’idea di don Oreste spettano a ogni persona che fa parte della società.»
 
«È stato un momento molto emozionante” – ha commentato Marcello Requirez, direttore del Centro Riabilitativo “Frederik Prenga” della Comunità Papa Giovanni XXIII e coordinatore del progetto BenEssere Insieme – Una bella occasione per ricordare don Oreste, che ha ispirato tante nostre iniziative e il mio personale impegno come missionario in Albania. Toccante anche lo spettacolo teatrale sulla sua vita messo in scena dai nostri ragazzi con fragilità.»
L’evento ha concluso una giornata intensa, iniziata con una conferenza nell’Aula Magna della Facoltà di Scienze Sociali di Tirana a cui hanno partecipato numerosi giovani studenti, condividendo esperienze e buone pratiche.
Durante i saluti istituzionali – che hanno visto, tra gli altri, gli interventi di Sergio Alias, delegato dell’Ambasciata d’Italia in Albania, dell’arcivescovo mons. Arjan Dodaj e di Migena Kokeri, direttrice della Direzione per la Protezione e l’Inclusione Sociale della Municipalità di Tirana – è stato ribadito il carattere unico del progetto: uno dei pochi a Tirana focalizzato non sullo sviluppo economico o ambientale, ma sullo sviluppo umano e sull’inclusione delle persone più fragili nel tessuto sociale.
 
Nel corso della conferenza sono poi stati ricordati i principali risultati raggiunti:
  • l’avvio della panetteria “Da Oreste” e della fattoria didattica “Da Sandra” come luoghi di lavoro inclusivo
  • l’aggiornamento del curriculum universitario della Facoltà di Scienze Sociali con l’introduzione della riabilitazione psichiatrica tra le materie di studio
  • l’attivazione di appartamenti per l’autonomia abitativa dei beneficiari, alcuni dei quali oggi vivono in alloggi gestiti dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con la Municipalità
  • il ruolo del teatro come strumento di espressione, cura e riscatto interiore
Il progetto ha lasciato un’eredità importante per la città: ha aperto nuove strade, creato opportunità concrete e, soprattutto, ha cambiato lo sguardo sulle persone con fragilità mentale, aiutando le famiglie a sentirsi meno sole. Ha ricordato a tutti che queste persone sono parte viva della nostra società, capaci di contribuire, di crescere e spesso di insegnare molto a chi le incontra.
Un seme profondo, affidato alla comunità perché continui a germogliare.