Oltre il limite: nuove parole chiave per una città solidale
Un format originale sperimentato a Legnago (VR) grazie alla collaborazione di più soggetti sociali, che ha intrecciato testimonianze di vita, riflessioni e clip cinematografiche.
Limite e infinito, fragilità e forza: concetti antitetici si intrecciano alla ricerca di nuovi significati per ricostruire un tessuto sociale segnato da conflittualità e mancanza di prospettive. Scoprendo che proprio in ciò che meno appare si cela la risorsa per il cambiamento.
In un’epoca che esalta la perfezione, la forza, il successo a ogni costo, la città di Legnago ha vissuto mercoledì 14 gennaio un momento di profonda riflessione collettiva, con grande partecipazione di pubblico alla ricerca di nuovi punti di riferimento per costruire una società più solidale.
L'incontro Oltre il limite, la forza della fragilità ha visto dialogare Monsignor Domenico Pompili, Vescovo di Verona, e Luca Russo, saggista e papà di casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXII. Evento realizzato grazie alla collaborazione tra Comunità Papa Giovanni XXIII, Vicariato e Parrocchia di Legnago, Teatro Salus e Sempre Editore. Oltre il limite. La forza della fragilità. Sul palco del Teatro Salus di Legnago (VR) i protagonisti della serata. A sinistra il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili autore della Lettera pastorale Sul limite e a destra, Luca Russo, scrittore e papà della casa famiglia "Fuori le mura" di Assisi.
Foto di Caterina Balocco
Lo spunto è dato dall’incrocio tra due opere letterarie: la lettera pastorale di mons. Pompili Sul limite, e il libro di Luca Russo Sa amare chi sa perdere (Sempre Editore)
Ad accompagnare il dialogo condotto dalla giornalista Nicoletta Pasqualini, dopo i saluti del parroco di Legnago don Maurizio Guarise e del sindaco Paolo Longhi, un suggestivo viaggio per immagini curato da Nicola Pavanello, insegnante di Lettere ed esperto di cinema, che ha selezionato quattro clip cinematografiche per scandire i ritmi della serata e offrire nuovi sguardi sul tema del limite.
Foto di Caterina Balocco
La siepe di Leopardi: l'ostacolo che apre all'infinito
L’incontro si è aperto con le immagini de Il giovane favoloso, il film di Mario Martone su Giacomo Leopardi. La sequenza sulla siepe di Recanati ha offerto lo spunto per la prima riflessione: «Come può un ostacolo diventare apertura? Come può ciò che limita farsi infinito?», si è chiesto Monsignor Pompili, commentando l'incantesimo prodotto dallo spezzone. Il vescovo di Verona, Mons. Domenico Pompili
Foto di Caterina Balocco
Secondo il Vescovo, quella siepe «paradossalmente costringe a superare il limite attraverso la facoltà dell’immaginazione», diventando una soglia per superare l'individualismo e l'autosufficienza, definiti come il vero "virus" della nostra generazione. Pompili ha ricordato come l’esperienza del Covid avesse fatto percepire il limite quale esperienza che tutti facciamo. «Si ripeteva che ne saremmo usciti e che tutto sarebbe stato nuovo, ma ciò non si è compiuto, perché in fondo siamo degli smemorati». Il problema, ha aggiunto, è che «ci lamentiamo perché ci sentiamo a credito verso la vita, mentre l’atteggiamento sano è sentirsi in debito, consapevoli di quello che abbiamo in dono e di quello che dobbiamo rimettere in circolo. Quando l’uomo sperimenta la siepe davanti a sé è costretto a superare quel senso di autosufficienza che diventa individualismo e ci porta a ripiegarci su noi stessi».
Un esempio è il crollo demografico: «Non è solo questione economica. Si dice che non si mettono al mondo figli perché costano troppo, salvo poi scoprire che l’Africa è il continente più giovane: nel 2025 avrà 1 miliardo e 300 milioni di abitanti, la metà dei quali sotto i 19 anni, mentre l’Europa avrà forse il 16-17% di giovani corrispondenti a 70-80 milioni.» E ha concluso: «Non è forse proprio il limite che ci spinge ad immaginare qualcosa di ulteriore rispetto a noi stessi?».
«Il desiderio di infinito abita in ciascuno di noi» si è agganciato Luca Russo. Luca Russo, alla redazione di Sempre, durante l'intervista per Telepace sul tema dell'incontro e sul suo libro: Sa amare chi sa perdere.
Foto di Alessio Zamboni
Dopo la laurea con il massimo dei voti alla prestigiosa Luiss di Roma era in procinto di iniziare la carriera di avvocato. Ma qualcosa gli ha fatto cambiare idea: «Non vorrei arrivare alla fine dell’esistenza e dire: che vita banale, mediocre, disperata! Sentivo il desiderio di orientare la mia esistenza verso qualcosa di più grande, sognavo di vivere una vita piena».
Poi l’incontro con la Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi, e in particolare la realtà delle case famiglia, che gli ha aperto una nuova prospettiva: «Ci sono persone che vivono una umiltà esistenziale, la loro vita dipende dalla nostra. Ho scoperto che la vita si può osservare dal punto di vista di queste persone piccole, fragili. Questa scelta ha risposto alla mia sete di infinito.»
Lo smarrimento e il valore del "restare": George Bailey
La seconda parte della serata è stata introdotta da una clip intramontabile: George Bailey sul ponte in La vita è meravigliosa. Nicoletta Pasqualini ha evidenziato che «molti oggi vivono il “magone” di Bailey, sentendosi inutili se non producono o non vincono» e ha chiesto a Luca Russo se nella sua esperienza di casa famiglia che accoglie non solo persone con disabilità ma anche persone disperate, abbia scoperto come si possa trasformare la delusione e la rabbia in un percorso di riconciliazione e di pace. Russo ha risposto spiegando che «sono proprio i poveri ad aiutarci in questo percorso» e ha raccontato la storia di Leonardo, arrivato alla casa famiglia dopo 38 anni di galera. «Un giorno mi ha detto: quando ho accettato di venire in permesso alla casa famiglia, avevo in mente di organizzare un’altra evasione». In effetti ne aveva già fatta una – ha spiegato Russo – ma poi ha incontrato Giuseppino, un bambino idrocefalo, bisognoso di attenzione e di cure continue, tanto da costringere la casa famiglia a organizzare una vera e propria ospedalizzazione a domicilio. «Giuseppino non ha mai detto una parola né versato una lacrima, non ha mai sorriso né camminato, eppure proprio lui ha cambiato la vita di Leonardo quando le sue mani rugose, tatuate, che avevano conosciuto la violenza, hanno toccato la pelle liscissima di Giuseppino con tenerezza infinita. Allora ho capito che quella fragilità devastante conteneva in sé una purezza che andava a stanare la tenerezza dimenticata che Leonardo non aveva mai conosciuto nella sua storia. E questo ha cambiato la sua vita.»
La ferita e la danza: la lotta di Giacobbe
Il tema della svolta è stato affidato alla clip su Giacobbe e la sua lotta notturna. Pompili ha descritto la storia biblica come l'emblema del limite: la ferita di Giacobbe lo costringe a zoppicare, ma è il segno della sua benedizione. «La Chiesa deve essere una comunità alternativa dove non ci si guarda le spalle per timore ma si sta con la sicurezza di essere accettati e poter contare sugli altri». Spesso, ha approfondito, «tagliamo i rapporti con gli altri perché non ci fidiamo. Il nostro è un tempo di sfiducia reciproca che ci porta a isolarci, ma paradossalmente proprio questo ci rende più deboli e manipolabili». Per questo, ha sottolineato, è così importante la famiglia: «Non è esente da problemi, ma rappresenta la certezza di poter contare su qualcuno e questo vale anche per quella famiglia così singolare che è la comunità cristiana.»
Luca Russo ha sottolineato ancora il ruolo importate dei più fragili per costruire una comunità coesa e solidale: «Il magistero della Chiesa ci insegna che la dignità è ontologica, fa parte della persona, non dipende dalle prestazioni. Mettere le persone fragili al centro ci salva dalla disumanizzazione.»
La trasfigurazione: il volo di Will
L'ultima parte dell'incontro è stata introdotta dal cortometraggio Il circo della farfalla, con la scena del volo di Will. Russo ha invitato i presenti a trasformare il proprio limite in un'occasione di volo: «Non solo dobbiamo andare oltre la fragilità, ma dentro la fragilità e con la nostra fragilità verso gli altri». Una scelta che possiamo fare tutti, andando a trovare qualcuno all’ospedale, collaborando con la Caritas, incontrando le persone sole, senza timore di non saperlo fare: «A volte ci diciamo: non sono capace, non so cosa dire, mi vergogno… Possono diventare scuse. Il vero modo di amare è semplicemente quello di “stare con” le persone. Allora per un processo di osmosi ci si partecipa la propria debolezza e la propria pienezza e si diviene veramente fratelli, artigiani del vivere sociale.»
Nel saluto finale di ringraziamento Anna Francioli, responsabile di zona della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha invitato i presenti a passare dalla consapevolezza all’azione, ricordando la call to action più nota di don Oreste Benzi: «Dai, ci stai?».
Le parole chiave
Sollecitato dalla conduttrice a lasciare all’assemblea una parola chiave, mons. Pompili ha scelto “fare attenzione”: «Oggi la cosa più necessaria è prestare le orecchie del cuore a quelli che ci stanno intorno, perché soltanto la capacità di ascoltare ci permetterà di comunicare parole che hanno un senso».
«Sprecare la vita nell’amore» è invece l’invito di Luca Russo, autore del libro dal titolo emblematico “Sa amare chi sa perdere”.
Una scelta da affrontare con coraggio, sapendo che – ha ricordato Nicoletta Pasqualini citando don Benzi – «il coraggio non consiste nel non avere paura, ma nel vincere la paura per un amore più grande».