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18 Giugno 2020

Mascherine e guanti anti-Covid-19: dove li buttiamo?

Con il Covid il fabbisogno giornaliero di mascherine solo in Italia, è di circa 37,5 milioni di pezzi e 80 milioni di guanti. Tradotto in rifiuti: 1.240 tonnellate al giorno. Dove vanno a finire?
Foto di Ale Magu
I dispositivi di protezione individuale quando diventano rifiuto mettiamoli al posto giusto. La Regione Lazio affida a otto testimonial la campagna: Ripartiamo bene, ripartiamo dall'ambiente.
Se da una parte la pandemia causata dal Covid-19 ha costretto il mondo a fermarsi, con scuole chiuse, traffico azzerato e città vuote, dall’altra la ripartenza rischia di essere un pesante contraccolpo per la natura, dove intanto le specie selvatiche hanno iniziato a riappropriarsi di spazi prima occupati, l’aria è diventata più pulita e le acque più limpide. Infatti, i dispositivi di protezione individuale, ovvero mascherine e guanti, che, dopo essere stati utilizzati diventano rifiuti, devono essere smaltiti correttamente per evitare che invadano le nostre strade, i nostri marciapiedi e i nostri parchi. 

Mascherine e guanti gettiamoli nel posto giusto

Secondo una stima del Politecnico di Torino, se anche solo l’1% delle mascherine venisse smaltito non correttamente e abbandonato in natura, avremmo 10 milioni di mascherine al mese disperse nell’ambiente. Considerando che il peso di ogni mascherina è di circa 4 grammi, questo comporterebbe la dispersione di oltre 40mila chilogrammi di plastica in natura. Secondo i dati di DataRoom di Milena Gabanelli, il nostro fabbisogno giornaliero di mascherine, solo in Italia, è di circa 37,5 milioni di pezzi e 80 milioni di guanti. Tradotto in rifiuti: 1.240 tonnellate al giorno. 
E mentre il Wwf chiede alle istituzioni di predisporre opportuni raccoglitori per mascherine e guanti nei pressi dei porti, dei parchi, dei supermercati, ci sono Regioni che si stanno muovendo per sensibilizzare sul tema.

Ripartiamo Bene, ripartiamo dall'ambiente

È il caso della Regione Lazio che, con la campagna Ripartiamo Bene, ripartiamo dall’ambiente, ha lanciato otto messaggi sui social network affidandoli a otto testimonial del mondo della cultura, dell’ambiente e dello sport. Obiettivo della campagna di comunicazione, ideata dalla Cooperativa Erica, è quello di favorire la corretta gestione dei dispositivi di protezione individuale quando diventano rifiuto: se applicassimo le cifre del Politecnico alla regione laziale, infatti, avremmo un flusso giornaliero pari a quasi 13.000 chilogrammi di rifiuti.
Alla campagna hanno aderito alcuni testimonial che hanno deciso di sposare la causa ambientale promossa dalla Regione: a farsi portavoce di questo importante messaggio ci sono l’ex rugbista Andrea Lo Cicero; il regista e attore Mimmo Calopresti; l’attore e scrittore Giuseppe Cederna; l’ecorunner e consulente ambientale Roberto Cavallo (inventore del Keep Clean and Run, la corsa contro l’abbandono dei rifiuti); il biologo e ricercatore Silvio Greco; il divulgatore scientifico e geologo Mario Tozzi, la giornalista ambientale Letizia Palmisano e il viaggiatore e blogger Giulio Testa.

La proposta dell'ecorunner

Roberto Cavallo, che è anche amministratore delegato della Cooperativa Erica, commenta: «Nel ringraziare gli amici che hanno aderito al mio invito, vorrei ricordare che il 75% dei rifiuti che arrivano in mare sono generati nell’entroterra, e il Lazio ha una costa splendida e un entroterra meraviglioso e mi piacerebbe rimanessero tali! Quando nel 2015 iniziai a correre con KeepCleanAndRun, dissi che mi sarebbe piaciuto non dover ripetere la manifestazione, perché nessuno avrebbe più buttato rifiuti a terra; purtroppo non è stato così, ma moltissimi fortunatamente hanno preso a portarsi un sacchetto con sé e a raccogliere ciò che trovano a terra, lasciando così il proprio cammino più pulito di come lo hanno trovato: è questo lo spirito con cui dobbiamo ripartire!».