4 Febbraio 2020

Italia-Libia: una pagina fra le più brutte della nostra storia

Gli accordi di respingimento potevano essere rivisti entro il 2 febbraio ma il Governo non l'ha fatto
Foto di Guardia Costiera
Il Mediterraneo centrale è la rotta marittima più pericolosa al mondo, tasso di morte alle stelle. Ma l'Italia continuerà a finanziare le operazioni di respingimento della Guardia Costiera Libica piuttosto che i salvataggi in mare.
È stato ratificato domenica 2 febbraio il memorandum di intesa Italia-Libia, sulla gestione dell’immigrazione irregolare, senza alcuna modifica rispetto al Memorandum sottoscritto nel 2017 dal governo Gentiloni.

Questo significa che l’Italia continuerà a sostenere con ingenti finanziamenti e dispiego di risorse la Guardia Costiera libica e i centri di detenzione in Libia nonostante siano presenti a vari livelli istituzionali personaggi sottoposti a sanzioni dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per crimini contro l’umanità, come il famigerato Bija. In base agli accordi contenuti nel memorandum, le autorità libiche assumono il coordinamento esclusivo delle operazioni di soccorso nell’area di acque internazionali dichiarata unilateralmente dalla Libia zona SAR (search and rescue, ricerca e salvataggio) di propria competenza, e la competenza dei controlli sulle imbarcazioni delle organizzazioni umanitarie che intendono effettuare salvataggi in mare.

Il risultato di questi accordi è stato un forte aumento del tasso di mortalità nel Mediterraneo centrale, che lo ha fatto diventare la rotta marittima più pericolosa al mondo. Secondo le stime dell’UNHCR nel 2019 il tasso di mortalità è di 1 ogni 11 persone sbarcate, mentre nel 2017 era 1 ogni 40. Sempre nel 2019 oltre il 50% delle persone partite dalla Libia sono state riportate indietro e rinchiuse nei centri di detenzione dove subiscono violenze di ogni tipo. Inoltre la situazione di caos e di violenza incontrollata causata dal conflitto tra le milizie del generale Haftar e le forze governative fedeli al governo Sarraj ha reso ancora più precarie le condizioni dei rifugiati.

Non si riesce proprio a capire come ci si possa ostinare ad indicare la Libia come porto sicuro, eppure è proprio questo che sta alla base del memorandum. In modo quasi irrisorio viene indicato che tutte le operazioni devono essere eseguite nel pieno rispetto dei diritti umani.

Quella che si sta scrivendo è una delle pagine più tristi della nostra storia, il Presidente Mattarella nelle celebrazioni per il giorno della memoria ci ha richiamato a stare attenti all’indifferenza verso il destino degli altri, indifferenza che è stata alla base dello sterminio di milioni di persone, oggi come allora rischiamo di cadere nella stessa indifferenza di fronte al destino di uomini e donne e bambini che con questo memorandum abbandoniamo ad ogni tipo di violazione dei loro diritti fondamentali ed esponiamo al rischio dei perdere la vita. Tutte le principali organizzazioni umanitarie si sono opposte con tutte le forze al rinnovo del memorandum, a novembre il ministro dell’interno Lamorgese aveva rassicurato che sarebbe stato rivisto in modo sostanziale ma così non è stato. Il tavolo Asilo ha chiesto a più riprese un incontro con il Governo per discutere la criticità legata al rinnovo del memorandum, senza risultati.

È indubbio che sulla pelle dei migranti si sta giocando una partita politica volta a capitalizzare consensi incuranti della sorte delle persone, da una parte c’è chi getta benzina sul fuoco dell’intolleranza dall’altra c’è chi ha paura di prestare il fianco alle critiche che inevitabilmente un aumento degli sbarchi porterebbero con sé, il risultato è di abbandonare al proprio destino i migranti. In fondo c’è già chi parla di attuare un blocco navale come soluzione del problema. Naturalmente nel pieno rispetto dei diritti umani!