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26 Dicembre 2020
Ultima modifica: 26 Dicembre 2020 ore 17:52

Microplastiche nella placenta. Colpa dei cosmetici?

Trovate per la prima volta microplastiche nella placenta umana
Foto di Raman Oza
Frammenti di plastica delle dimensioni di un globulo rosso sono state rinvenute nella placenta di donne incinte. Lo studio, tutto italiano, è stato condotto dall'Ospedale Fatebenefratelli di Roma e dal Politecnico delle Marche
La ricerca è stata condotta dall'Ospedale Fatebenefratelli di Roma e dal Politecnico delle Marche ed è stata pubblicata sulla rivista scientifica Environment International. «Con la presenza di plastica nel corpo viene turbato il sistema immunitario, che riconosce come se stesso anche ciò che non è organico», ha spiegato Antonio Ragusa, primo autore dello studio e direttore dell’Unità Operativa Complessa Ostetricia e Ginecologia al Fatebenefratelli.

Ed è subito “plasticenta”

Uno shock per le madri e per la comunità scientifica. Nella “plasticenta” - così titola la ricerca - è come se si trovasse un “bimbo cyborg”: non più composto solo da cellule umane, insomma, ma un “misto tra entità biologica e entità inorganiche” continua lo studio.
Studio che ha analizzato le placente di sei donne sane, tra i 18 e i 40 anni, con gravidanze normali e che hanno dato il loro consenso alla ricerca. Attraverso gli strumenti di spettroscopia, i ricercatori hanno identificato nelle placente delle donne 12 frammenti di materiale artificiale, particelle della dimensione compresa tra i 5 e i 10 micron, cioè grandi come un globulo rosso o un batterio.
Dei 12 frammenti, 3 sono stati chiaramente identificati come polipropilene (materiale con cui vengono realizzati per esempio le bottiglie di plastica e i tappi) e 9 di materiale sintetico verniciato.

Sappiamo da dove arrivano

Ma da dove provengono questi frammenti? I ricercatori hanno risposto anche a questa domanda: i frammenti possono derivare da cosmetici, smalto per le unghie, dentifricio, gesso, creme per il viso e il corpo, adesivi.
Su come le microplastiche entrino nell'organismo umano Ragusa spiega che ancora non si conosce la via prevalente, ma evidentemente gli ingressi sono due: «La prima riguarda l'apparato respiratorio e quindi il circuito ematico. La seconda attraverso l'alimentazione, quindi via intestino. Per fare solo un esempio basti pensare alle vaschette di plastica in cui viene confezionato il cibo nei supermercati».

I rischi per la salute del bambino

C’è una cosa alla quale lo studio non riesce ancora a rispondere, ovvero quali siano i rischi per la salute dei bambini che già alla nascita hanno dentro di sè delle microplastiche. «Bisogna continuare a fare ricerca - conclude Ragusa - ma già sappiamo da altri studi internazionali che la plastica per esempio altera il metabolismo dei grassi. Riteniamo probabile che in presenza di frammenti di microplastiche all'interno dell'organismo la risposta del corpo, del sistema immunitario, possa cambiare, essere diversa dalla norma».