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4 Febbraio 2026
Ultima modifica: 4 Febbraio 2026 ore 09:06

Milano-Cortina 2026, l'ombra dei fossili sui Giochi olimpici invernali

Al via il 6 febbraio le Olimpiadi invernali. Tra neve artificiale e crisi climatica: il futuro incerto degli sport invernali. La crisi climatica ridisegna la geografia montana: in Italia hanno già chiuso 265 stazioni sciistiche.
Milano-Cortina 2026, l'ombra dei fossili sui Giochi olimpici invernali
Foto di JEAN-CHRISTOPHE BOTT
Mentre le temperature a Cortina sono aumentate di 3,6 °C dal 1956, i Giochi olimpici si affidano a milioni di metri cubi di neve artificiale e a partnership con l'industria fossile che rischiano di accelerare lo scioglimento dei ghiacci

Quando le Olimpiadi invernali arrivarono per la prima volta a Cortina d'Ampezzo nel 1956, febbraio era un mese di gelo stabile, neve abbondante e temperature rigidamente alpine. Settant'anni dopo, la stessa località che si prepara a ospitare nuovamente i Giochi nel 2026 presenta un quadro climatico radicalmente diverso: le temperature medie di febbraio sono aumentate di 3,6 °C e i giorni di gelo si sono ridotti di 41 unità all'anno. Anche l'altezza media del manto nevoso nel mese cruciale per le competizioni è diminuita di circa 15 centimetri tra il 1971 e il 2019.

The iconic poster of the Olimpic winter games Milano Cortina 2026 by Olimpia Zagnoli.
Foto di © Fondazione Milano Cortina 2026

Non solo Cortina

Sono dati che emergono dall'analisi "Winter Olympics in a warming world" di Climate Central e che raccontano con precisione come il cambiamento climatico, alimentato dalla combustione di combustibili fossili, stia modificando le condizioni stesse che rendono possibili gli sport invernali all'aperto.

Il ruolo della neve artificiale

Il problema non riguarda solo Cortina. Nelle ultime 19 città che hanno ospitato le Olimpiadi invernali dal 1950 al 2021, le temperature medie di febbraio sono cresciute di 2,7 °C. Uno studio del 2024 citato nell'analisi stima che, su 93 potenziali città ospitanti, solo 52 avranno condizioni affidabili per organizzare i Giochi negli anni Cinquanta di questo secolo. Per le Paralimpiadi invernali, che si tengono a marzo, lo scenario è ancora più critico: le città idonee scendono a 22.

Di fronte a questo scenario, Milano-Cortina 2026 si affiderà massicciamente alla neve artificiale. Le stime parlano di oltre 2,3 milioni di metri cubi di neve prodotta con cannoni e impianti energivori, nonostante le gare si svolgano nel cuore delle Alpi ad alta quota. È un paradosso sempre più evidente: per garantire lo spettacolo degli sport invernali, si ricorre a tecnologie che consumano energia e acqua proprio mentre il clima rende sempre più difficile avere neve naturale.

Gli sponsor fossili

Ma c'è un ulteriore elemento che complica il quadro, ed è quello messo in luce da un rapporto pubblicato in occasione della Giornata mondiale della neve da Scientists for Global Responsibility e New Weather Institute. Secondo questa ricerca, non sono soltanto le emissioni legate all'organizzazione dei Giochi a contribuire alla perdita di neve e ghiaccio, ma anche quelle associate ad alcuni accordi di sponsorizzazione con grandi aziende ad alta intensità di carbonio.

Sulla base dei dati ufficiali, l'organizzazione delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina produrrà circa 930 mila tonnellate di CO₂ equivalente. Questa quantità di emissioni, calcolano i ricercatori, è associata a una perdita stimata di 2,3 chilometri quadrati di manto nevoso e a oltre 14 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale.

Il dato diventa ancora più significativo se si considerano tre accordi di sponsorizzazione promozionale con Eni, Stellantis e ITA Airways. Secondo il rapporto, questi tre contratti potrebbero indurre emissioni aggiuntive stimate in circa 1,3 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, cioè il 40 per cento in più rispetto all'impronta diretta dei Giochi.

Complessivamente, l'impatto climatico stimato di Giochi e sponsorizzazioni porterebbe a una perdita di circa 5,5 chilometri quadrati di copertura nevosa e a oltre 34 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale. Tradotto in immagini: migliaia di piste da hockey su ghiaccio equivalenti in superficie che “scompaiono” a causa delle emissioni associate a un evento che della neve e del ghiaccio fa la propria ragion d'essere.

Piste a rischio

Il rapporto sottolinea anche un altro aspetto poco discusso. Negli ultimi cinque anni, in Italia hanno chiuso 265 stazioni sciistiche. In Francia, futura sede dei Giochi del 2030, ne sono scomparse oltre 180. In Svizzera hanno cessato l'attività 55 impianti di risalita. La riduzione dell'affidabilità della neve sta già ridisegnando la geografia economica delle aree montane, rendendo molte località non più sostenibili dal punto di vista turistico.

In questo contesto, il messaggio simbolico delle Olimpiadi assume un peso particolare. Con un'audience globale di circa due miliardi di persone, i Giochi rappresentano una vetrina planetaria. Secondo gli autori del rapporto, continuare a legare l'immagine degli sport invernali a industrie fortemente inquinanti crea una contraddizione evidente con la scienza del clima e con la sopravvivenza stessa di queste discipline.

Prendere posizione

Il parallelo evocato dai ricercatori è storico: nel 1988 le Olimpiadi invernali di Calgary presero posizione contro la pubblicità del tabacco, contribuendo a rompere un legame tra sport e industria nociva per la salute. Oggi, sostengono, un analogo passo potrebbe essere compiuto rispetto ai combustibili fossili.

Il quadro che emerge è quello di un evento che si trova al centro di una tensione strutturale. Da un lato, l'urgenza di garantire condizioni di gara sicure e spettacolari in un clima che cambia rapidamente, ricorrendo sempre più a neve artificiale. Dall'altro, il peso climatico dell'organizzazione stessa dei Giochi e delle partnership economiche che li sostengono.

Le Olimpiadi invernali, nate per celebrare neve, ghiaccio e freddo, si trovano così a dipendere sempre più da tecnologie, energia e attori economici che contribuiscono a erodere proprio quelle condizioni naturali. Milano Cortina 2026 diventa in questo senso un caso emblematico di come il riscaldamento globale non sia solo uno sfondo ambientale, ma un fattore che ridefinisce la possibilità stessa di praticare e organizzare gli sport invernali.