20 Settembre 2019

«Ho un sogno: un Ministero della Pace in ogni Paese»

Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII, interviene al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra
Organizzare la pace oggi diventa una proposta organica ed articolata. Il movimento si rinnova.
Sono trascorsi 56 anni dallo storico discorso di Martin Luther King. Era il 28 agosto 1963. Ad ascoltarlo c’erano 200 mila persone. «Ho un sogno». I have a dream.

«Questo non è il momento
— è l'appello di Ramonda — di raffreddarsi o prendere i tranquillanti della gradualità. Ora è il momento di realizzare le promesse di Democrazia; ora è il momento di uscire dall’oscura e desolata valle della segregazione verso il cammino illuminato della giustizia razziale; ora è il momento di tirar fuori il nostro paese dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale sul terreno solido della fraternità; ora è il momento di fare della giustizia una realtà per tutti i figli di Dio. (…) Non dobbiamo essere colpevoli di azioni inique. Non cerchiamo di soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla tazza del rancore e dell’odio. Dobbiamo sempre condurre la nostra lotta su un piano di dignità e disciplina. Non dobbiamo permettere che le nostre proteste creative degenerino in violenza fisica. Ancora una volta dobbiamo elevarci alle altezze maestose dell’incontro tra forza fisica e forza dell’anima. (…) Non possiamo camminare soli. E camminando, dobbiamo fare la promessa che marceremo sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro.

Oggi ho un sogno!
Sogno che un giorno ogni valle sarà elevata, ed ogni collina e montagna sarà spianata. I luoghi aspri saranno piani ed i luoghi tortuosi saranno diritti, e la gloria del Signore sarà rivelata ed il genere umano sarà riunito».
 
Il Ministero della Pace si inserisce in questo sogno, nella costruzione di mondi vitali nuovi, della società del gratuito, della civiltà dell’amore.
Sin dalla sua fondazione, l’APG23 si è impegnata a promuovere lo sviluppo integrale, il rispetto dei diritti umani e una cultura della pace e della nonviolenza. Alle Nazioni Unite, l’APG23 ha partecipato attivamente al processo per il riconoscimento del diritto umano alla pace, che è culminato nell'adozione della “Dichiarazione sul Diritto alla Pace” da parte dell'Assemblea Generale il 19 dicembre 2016. L'APG23 rimane ora focalizzata sull’implementazione di tale diritto.
Il fondatore dell'APG23, don Oreste Benzi, era solito dire: «Gli uomini hanno sempre, attraverso i secoli, organizzato guerre; è ora di iniziare a organizzare la pace». Per agire su questo, l'APG23 propone l'istituzione di un Ministero della Pace che dovrebbe essere incaricato proprio di questa missione.
 
La pace non è solo l’assenza di un conflitto armato o una questione di relazioni interstatali.
Una definizione comprensiva di pace dovrebbe occuparsi della realizzazione dello sviluppo sostenibile sia sociale sia economico, del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, della promozione della giustizia e della giustizia sociale, della cultura e dell’educazione alla pace, alla non discriminazione, alla tolleranza ed al dialogo, della costruzione di buone governances ed istituzioni, di uno stato di diritto e di responsabilità, tra le altre cose. Una pace duratura e sostenibile è così dipendente da tutti questi elementi che non può essere completamente raggiunta senza la loro realizzazione.
Dobbiamo sempre tenere a mente che la pace è un processo in itinere: anche una volta che sembri raggiunta, non possiamo dare per scontato che durerà per sempre; abbiamo bisogno di sforzi continui per mantenerla.
Dal momento che avere dichiarazioni ben formulate senza un piano di azione concreto e meccanismi di attuazione a diversi livelli può portare a sforzi inefficaci e parole vuote, proponiamo di stabilire un Ministero della Pace in ogni Paese, come passo effettivo verso la realizzazione della Dichiarazione del 2016 sul diritto alla pace e come risposta all'urgente necessità di attuare il diritto alla pace.
 
È necessario sviluppare un'infrastruttura nazionale ben strutturata e completa che sia in grado di dialogare autorevolmente e raggiungere il livello locale, nazionale e internazionale - ossia un Ministero della Pace, per assicurare che ogni Stato adempia al suo ruolo di guida nel garantire la pace a tutti. La base giuridica della nostra proposta si trova nella Dichiarazione del 2016 sul diritto alla pace, in particolare nell'art. 3 che invita gli Stati e le altre parti interessate a prendere «misure adeguate e sostenibili per attuare la presente Dichiarazione» (UN General Assembly, 2017, A/RES/71/189). 

Funzioni del Ministero della Pace

Alcuni suggerimenti per le funzioni che il Ministero della pace potrebbe intraprendere sono elencati di seguito. Ci siamo concentrati su 3 macro-aree di azione che riteniamo particolarmente importanti per la piena attuazione del diritto alla pace:
  • diritti umani;
  • conflitti e violenza, divisa in 2 aree: 1) prevenzione dei conflitti e della violenza, e 2) risoluzione alternativa delle controversie e riconciliazione; pace, divisa in 2 aree: 1) educazione e cultura alla pace, e 2) promozione di politiche di pace. 

Funzioni a livello internazionale del Ministero della Pace:

  • proteggere e sostenere le popolazioni in situazioni vulnerabili o di conflitto;

  • collaborare con le Nazioni Unite e le istituzioni regionali che si occupano di violenza e conflitti, costruire un sistema internazionale di analisi dei conflitti per studiare i conflitti passati al fine di analizzarne le cause profonde, gestire i conflitti presenti e prevenire quelli futuri;
  • rafforzare i meccanismi della cooperazione e della diplomazia internazionale e sostenere gli sforzi diplomatici «dal basso verso l'alto»;
  • intraprendere azioni per promuovere la pace e la sicurezza internazionali, come stabilito dall'art. 16 del Programma di azione per una cultura di pace, tra cui:
  1. promuovere il disarmo generale e completo sotto un controllo internazionale severo ed effettivo (UN General Assembly, 1999);
  2. condurre ricerche per ridurre la spesa militare e attuare la conversione delle industrie militari alla produzione civile attraverso un approccio inclusivo che coinvolga la società civile, le autorità locali, i sindacati e le imprese;
  3. monitorare il commercio di armi e i finanziamenti illeciti.
 
Nella Costituzione dell’UNESCO si riconosce che: «una pace basata esclusivamente sugli accordi politici ed economici tra governi non sarebbe una pace che può assicurare il sostegno unanime, duraturo e sincero tra i popoli del mondo" (UNESCO, 1945). È necessario un cambiamento della cultura. La cultura e l'educazione alla pace sono fondamentali per adempiere a questo compito, anche perché possono essere uno strumento cruciale per affrontare le cause profonde di dispute e conflitti di lunga data. Il Ministero della Pace dovrebbe sforzarsi di diffondere la non discriminazione, la tolleranza, il dialogo, la solidarietà e sviluppare una cultura della pace, che è definita nella Dichiarazione e nel Programma di Azione per una Cultura di Pace come «un insieme di valori, atteggiamenti, tradizioni e modelli di comportamento e stili di vita basati sul pieno rispetto e sulla promozione di tutti i diritti umani e della libertà fondamentale; in particolare, il rispetto e la promozione della vita, il diritto allo sviluppo, pari diritti e opportunità per le donne e gli uomini; il diritto alla libertà di espressione, opinione e informazione e ai principi di sovranità» (UN General Assembly, 1999).
 
Invitiamo gli Stati ad accettare la nostra proposta di creare un Ministero della Pace e di selezionare le funzioni e le caratteristiche più adatte a rispondere alle reali esigenze del loro territorio. Pertanto, chiediamo agli Stati di cercare la possibilità di creare infrastrutture per la pace e di comprendere la rilevanza delle infrastrutture per la pace sia per lo sviluppo locale che per l'attuazione internazionale della pace.
Papa Francesco ricorda spesso che la pace deve essere concreta; le parole di pace devono essere accompagnate da azioni di pace. Il Ministero della Pace contribuirà a rendere reale e a concretizzare il diritto di godere della pace poiché è uno strumento concreto, trasversale e sussidiario che può essere adattato ai diversi contesti nazionali.
I giovani soprattutto sognano la pace e sono operatori di pace, dobbiamo rendere reale e concreto questo meraviglioso ideale, il Ministero della Pace va in questa direzione. 
Grazie di cuore.