Topic:
31 Agosto 2021
Ultima modifica: 31 Agosto 2021 ore 07:54

Noa: «Non cedete alla paura, la vita è bella»

Semprenews ha incontrato Achinoam Nini (Noa) la cantante israeliana durante il tour di presentazione del nuovo album Afterallogy. Ecco com'è andata.
Un'israeliana che dialoga con i palestinesi e canta l'Ave Maria in Vaticano. Artista dalla voce inconfondibile capace di toccare i cuori, la sua musica attraversa lingue e culture, rendendola messaggera di dialogo e di pace.
In un periodo in cui riaffiorano i nazionalismi e si costruiscono barriere lungo i confini per preservare culture e interessi nostri contrapposti a quelli altrui, partecipare a un concerto di Noa è un toccasana capace di allentare la tensione, un invito a lasciarsi trasportare in un viaggio tra lingue, suoni, sensazioni che attraversano i popoli e la loro storia, facendoci intravedere l’orizzonte di un’armonia possibile che abbraccia l’intero genere umano.


Siamo a Comacchio, luogo di incontro tra mare e fiume, favorito dal sapiente ingegno dell’uomo che nei secoli ha costruito una rete di canali comunicanti. Basta percorrere pochi chilometri verso l’interno per lasciare la chiassosa costa adriatica disseminata di turisti e ombrelloni e approdare in un luogo fuori dal tempo, in cui le auto non trovano spazio e ci si inoltra a piedi lungo i canali di questa piccola Venezia, silenziosa, un po’ malinconica, che al tramonto acquista colori caldi, accoglienti. Un’ambientazione perfetta per la serata che ci prepariamo a vivere nell’arena di Palazzo Bellini, a pochi metri dal famoso Trepponti. 

 «Shalom», e il canto di Noa, accompagnata dal suo fedele chitarrista Gil Goa, comincia dolcemente a propagarsi. Sonorità jazz riecheggiano nei primi due brani. Tutto è sobrio, equilibrato, perfetto. Solo una chitarra acustica e la splendida voce di Noa. La semplicità annoia quando scade nella banalità, cattura quando aiuta a far cogliere le sfumature, i particolari che distinguono il genio dalla mediocrità.  
Noa e chitarrista

I due vantano una collaborazione che dura da più di 30 anni, sono artisti di fama internazionale con un curriculum incredibile, eppure sembrano due ragazzi che si esibiscono per amici. La gioia che provano nel ritrovarsi a suonare dal vivo dopo le restrizioni dovute al Covid si sente, e si trasmette al pubblico che, pur composto nei posti assegnati, risponde con applausi e incitazioni.  
È domenica 22 agosto e il concerto è uno degli appuntamenti dell’Emilia Romagna Festival. Noa è in tour per presentare in Italia il nuovo disco Afterallogy uscito a maggio 2021, il primo in chiave jazz – chitarra e voce – registrato durante i mesi di lockdown nello studio casalingo della cantante israeliana, famosa per il suo impegno per la pace e il dialogo tra i popoli.

Chi è Achinoam Nini

Achinoam Nini, che in ebraico significa “sorella di pace”, meglio conosciuta come Noa, nasce in Israele da una famiglia di ebrei yemeniti e cresce negli Stati Uniti dove la famiglia si trasferisce quando lei ha due anni. A 17 anni Noa torna in Israele per studiare musica ed è qui che inizia il sodalizio con Gil Noa, uno dei suoi insegnanti, con il quale si esibisce la prima volta a soli 20 anni. Poi per entrambi una carriera piena di riconoscimenti.
Noa, cantante, poetessa, compositrice, percussionista (e madre di tre figli) si è esibita davanti a tre papi, ha duettato con artisti come Sting, Carlos Santana, Al di Meola, Andrea Bocelli, Pino Daniele, ha messo le parole e cantato il famoso brano Beautiful that whay del film La vita è bella di Benigni, ma con questo ultimo disco ha voluto tornare alle origini e nella presentazione ricorda da dove tutto è partito, il primo concerto con Gil tenuto nel 1980: «Non era jazz, non so ancora cosa fosse… ma qualcosa ha affascinato uno dei più grandi musicisti jazz che siano mai vissuti, Pat Matheney, che ha accettato di produrre un album per un duo di musicisti israeliani di cui nessuno aveva sentito parlare, e questo ha cambiato le nostre vite».

Da Bach alle ballate napoletane

Anche stasera il concerto è un intreccio incredibile di stili. Da atmosfere swing si passa a brani in lingua e stile napoletana, a canti israeliani, al blues, fino ad una personalissima interpretazione di alcune composizioni di Bach a cui Noa ha messo le parole. «Ho messo i testi e ho imparato a cantare le folli melodie di Bach, sembrava di fare slalom nelle più alte piste innevate» spiega, aggiungendo che vede una grande connessione tra “Letters to Bach” realizzato del 2018 e il nuovo “Afterallogy”: «Entrambi sono l’atto di inginocchiarsi davanti alla grandezza musicale spiegando allo stesso tempo le nostre ali e volando con i maestri nel futuro. Nei testi rifletto su alcune cose che occupano oggi la nostra mente, guerra e pace, sofferenza umana, riscaldamento globale, consumismo, social media, sfide del crescere nello strano tecnologico mondo moderno. Ma sopra tutto viene l’amore».
Noa gioca con la voce, mostrando una tecnica raffinata ma sempre carica di pathos. Accompagna il canto con il corpo. È simpatica, scherza con il pubblico, usa perfino il microfono come fosse una tromba alla Luis Armostrong. Più volte manifesta il suo amore per l’Italia che considera una seconda patria.
Gil suona sempre in piedi, con la chitarra a tracolla come dovesse accompagnare una semplice ballata, ma sulla tastiera le sue dita scorrono con maestria apparentemente senza sforzo, alternando arpeggi classici, ritmi latinoamericani, sonorità orientali, accordi jazz.



Ad un certo punto Noa si sposta nel semicerchio di percussioni e le sue mani iniziano a danzare su congas e jambe. Il coinvolgimento emotivo sale, come la Luna che, quasi fosse un effetto scenico studiato, pian piano emerge alle spalle dei musicisti e raggiunge il centro del palco. 

L'appello di Noa per la pace

Ma Noa non è solo una musicista. Il suo infaticabile e coraggioso lavoro per la pace nel suo Paese e i suoi numerosi impegni di volontariato in tutto il mondo sono valsi una lunga lista di titoli e riconoscimenti tra cui quello di “Ambasciatrice di buona volontà della FAO”, “Cavaliere della Repubblica Italiana”, il “Chrystal Award” ricevuto dal WEF a Davos, il “Dove of Peace” ricevuto da Shimon Peres.
Anche stasera ad un certo punto la musica si ferma e Noa lancia il suo intenso messaggio, che diventa quasi una poesia, una preghiera:
 
«Non sprecate il tempo ad incolpare gli altri.
Ricordate che quando puntate il dito contro qualcuno, tre dita puntano proprio verso di voi, la vita non è mai bianco o nero.
Non lasciate che la paura governi la vostra vita, potete stare attenti, è importante essere responsabili, ma non abbiate paura. La paura paralizza.
Camminate attraverso la vita con orgoglio. Amate tanto. Sorridete molto, i miracoli accadono ogni tanto quando li fate.
Dedicate il tempo alla ricerca della verità, non voltate le spalle all’ingiustizia e alla sofferenza umana.
Amate vostro fratello come voi stessi.
Non dimenticatevi di proteggere e rispettare madre natura.
Siate umili, grati, consumate di meno.
Abbracciate tutti gli esseri viventi con amore e tenerezza.
Cercate la pace. Credeteci. Lavorate per essa o almeno sostenete chi lavora per essa.
Ricordatevi di celebrare la vita: ogni giorno, ogni ora  abbracciate il mistero perché la vita è sacra. La vita è bella.»
 
È l’assist per l’ultima canzone, La vita è bella, appunto, più volte richiesta dal pubblico, che la canta con lei.
Tra i presenti si è ormai diffusa una sensazione di pace e di serenità che permane anche quando le note concludono la loro magica danza e ciascuno, un po’ a malincuore, capisce che è il momento di lasciare questo assaggio di paradiso per tornare a cercare con fatica la via per ritrovarlo.

Noa e Gil, anche al termine del concerto si rivelano persone davvero affabili. Sono loro stessi a sedersi al tavolo dei CD per il “firmacopie”.

Ci presentiamo: «Siamo giornalisti di Semprenews.it» Le proponiamo una intervista legata al suo impegno per la pace. In questi giorni è impossibile, ma appena finisce il tour, chissà. Intanto ci regala un selfie.