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23 Maggio 2020

Petizioni, appelli, allarmi on line: meglio verificare!

Come sgamare appelli, petizioni, avvertimenti falsi sui social
Durante l'emergenza Coronavirus, sui social i falsi allarmi e i tentativi di truffa sono aumentati. Dalla richiesta di sangue alle voci infamanti che hanno rovinato la vita di innocenti.
C’è un episodio nel film di Disney “Fantasia” che i miei nipotini rivedono sempre volentieri. Narra dell’apprendista Topolino che approfitta dell’assenza dello stregone per esercitarsi nella magia. Ma l’incantesimo, in apparenza innocuo, gli sfugge di mano, rischia di travolgerlo, Topolino non riesce a fermarlo, lo salva solo l’intervento dello stregone.
Lo cito perché a volte i social sembrano popolati proprio da apprendisti stregoni, soprattutto quando cominciano a circolare appelli. Una mail per trovare sangue del gruppo sanguigno B+ per un bambino ha reso inservibile sia il centralino dell'ospedale che il cellulare di un medico citato nell'appello. Un ufficio postale di New York è stato letteralmente sommerso da origami destinati a un bambino malato. Avvisi che diffondono voci infamanti hanno rovinato la vita di persone innocenti. E di esempi così ce ne sono tanti.

Segui le fonti ufficiali

La diffusione degli appelli fa leva su sentimenti positivi come quello di proteggere una persona o il proprio gruppo, un po’ come fanno le marmotte quando fischiano per avvertire dell’arrivo di un predatore. Non sempre però alle buone intenzioni corrispondono buoni risultati, come negli esempi sopra. Nelle situazioni d’emergenza possono arrivare suggerimenti che non tengono conto del quadro complessivo o dei possibili effetti collaterali. Per questo una delle raccomandazioni fatte in occasione del contagio del Coronavirus è stata quella di seguire sempre e solo le indicazioni di fonti ufficiali. Al momento l’emergenza è in corso e speriamo sia risolta mentre voi leggete, intanto stanno aumentando i falsi allarmi e i tentativi di truffa.
Bisogna anche rendersi conto che su Internet ci sono interessi non sempre limpidi: gli allarmi possono essere sollevati per mettere in cattiva luce un avversario politico o anche semplicemente per acchiappare qualche contatto sulla propria pagina e guadagnarci con la pubblicità.

Come riconoscere i finti appelli

Come fare per sapere quando rispondere o diffondere l’appello? Teniamo intanto presente che ci sono mezzi ben più efficienti per diffondere un appello e che non rispondere non farà danni significativi, mentre il contrario può provocare disastri.
La situazione ideale è che l’appello, petizione o avvertimento abbia un referente preciso, in particolare un sito web identificabile. Chiunque può scrivere che l’avvertimento viene dalla Polizia o da qualunque altra autorità. Ma se la Polizia volesse diffondere un allarme lo farebbe attraverso il proprio sito web, l’ufficio stampa e quindi i giornali. Ormai tutta la stampa ha siti web in grado di diffondere notizie in tempo reale. 
Ricordate che i giornalisti sono meglio attrezzati di voi per verificare la fondatezza di una notizia e la sua provenienza. Ci sono poi i riferimenti del tipo “uno che lavora al ministero” da considerare assolutamente inaffidabili perché generici e non verificabili. Insomma il classico “mio cuggino” di cui cantavano Elio e le Storie Tese. In queste ore sta girando una mail su come prevenire il coronavirus, a firma di una presunta "esperta" dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, l’allegato scatena un “malware”: un programmino che cattura i dati sensibili.
 
Il riferimento a un sito è importante anche per un altro motivo: le emergenze cessano, le catene continuano a viaggiare. L’appello per il sangue B+ di cui sopra rimbalza sul web da tredici anni, il bambino “di 17 mesi” a cui era destinato ha terminato le medie, ma l’appello gira ancora. Molti appelli per bloccare una legge o una iniziativa viaggiano per molto tempo, anche anni, dopo che la situazione si è risolta in un modo o nell’altro. 
Un appello corretto potrebbe essere: «Abbiamo bisogno di… Sul sito www.nostronome.it maggiori informazioni». In questo modo l’informazione può essere aggiornata ed è possibile comunicare l’avvenuta cessazione. Appelli lanciati in altro modo sono segno di improvvisazione e quindi, nel migliore dei casi, sono inutili. A volte c'è addirittura, su Facebook, un invito del tipo «Non condividere, ma copia e incolla». Questo è segno di sicura malafede, in quanto non consente di risalire alla fonte.
Quindi bisognerebbe attenersi a una regola ferrea: non diffondere appelli che non hanno una data e non fanno riferimento a un sito dove poter controllare la fondatezza della notizia e l’eventuale permanenza delle condizioni che hanno provocato l’allarme. Altrimenti, prima o poi, creerà dei danni.

Quando firmare una petizione

Ci sono poi le petizioni da firmare. Chi non vorrebbe risolvere i problemi semplicemente mettendo una firmetta su un documento? O magari condividendo un post su Facebook? Non illudiamoci, non serve. Soprattutto se sono post del tipo: «Se sei indignato per le petizioni inutili su Facebook, condividi». Questi post servono solo ad aumentare l’antipatia verso qualcuno o qualcosa. Gireranno senza che nessuno le raccolga e faccia qualcosa di concreto.
La petizione potrebbe chiedervi di fare qualcosa, ad esempio inviare una mail. Se non è un trucco per avere la vostra e-mail potrebbe essere un tentativo cosiddetto di “mail bombing”, un’azione di disturbo che consiste nell’intasare la casella di posta del ricevente con una richiesta. Ma è un trucchetto ingenuo, che può essere contrastato semplicemente attivando un filtro che riconosca le parole chiave della mail e la cestini. Inoltre, se non è inviato con una data precisa può arrivare, come detto sopra, con molto, molto ritardo, anche anni.
Più attendibili gli appelli che fanno riferimento a una pagina web, di cui però occorre sempre verificare l’attendibilità. Ultimamente sono nati anche siti appositamente dedicati alla raccolta di petizioni. 
I più noti sono change.org e citzengo.org. Mettono a disposizione un modulo per la sottoscrizione e rendono anche conto del progresso della petizione. Se non altro assicurano la possibilità di individuare chi c’è dietro e di sapere a che punto è l’azione. Le petizioni comunque da sole non hanno molta forza, anche perché non danno la garanzia che le firme siano di persone vere: potrebbero essere nomi e- mail raccolte a caso. Un qualche peso possono avere quelle indette da organizzazioni ben conosciute in appoggio di una campagna più vasta, condotta da persone esperte che sanno anche come far arrivare la richiesta. Vi siete mai chiesti se quella petizione al Capo dello Stato gli arriverà davvero e se sia lui la persona giusta a cui inviarla? Nel caso di associazioni di un certo peso è probabile che la petizione finisca nelle mani giuste e ci sia dietro qualcos’altro, ad esempio una campagna stampa, in modo che più azioni congiunte si rafforzino a vicenda.