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21 Maggio 2019

Non è questione di carità, ma di giustizia!

Spezza il pane, introduci in casa i miseri, vesti gli ignudi
Attraverso il profeta Isaia, Dio ci dice: «Dividi il tuo pane con l'affamato». In altre parole: quello che è nel tuo piatto, mettilo nel piatto vuoto del tuo fratello. Condividere vuol dire dividere con l'altro. 
Il Signore aggiunge ancora: «Introduci in casa i miseri, i senza tetto». Non dice: cerca una casa per loro, in modo da metterli là, no! Dice: porta in casa tua quelli che sono miseri, senza tetto.
Queste parole, certo, ci danno fastidio perché tutti noi abbiamo delle sicurezze che non siamo disposti a mettere in discussione. Fare il bene sì, ma che non tocchi la mia persona, che mi lasci stare in pace!
Il Signore invece ci apre ad una luce infinita, secondo la comprensione che lo Spirito Santo dà a ciascuno di noi. E continua: «Vesti chi vedi nudo». È vero che oggi abbiamo i servizi sociali che si occupano dei poveri, però la Parola di Dio rimane molto sapiente e dice ad ognuno di noi: vesti tu chi è nudo, non demandare, non far finta di non vedere. È bello il Signore, perché ci chiede tutto.
 
IL VERO PROBLEMA È DI ESSERE POSSEDUTI DA DIO per godere della sua onnipotenza, che è l'onnipotenza dell'amore. Allora «davanti a te camminerà la tua giustizia», si legge ancora in Isaia. Spezzare il pane, introdurre in casa i miseri, vestire gli ignudi, non far finta di non vedere, non sono opere di carità; non è questione di carità ma di giustizia. Tutto ciò ci sconvolge, perché noi siamo stati abituati molto a “fare la carità”, tant'è vero che il significato comune della parola ci dimostra quanto sia stato distorto e profanato questo concetto.
“Fare la carità” per la maggioranza della gente vuol dire dare due spiccioli al mendicante. La carità si è ridotta a questo senso quasi vergognoso, è la distorsione completa del suo vero significato.
«No, questa è la tua giustizia!», afferma con forza il Signore. Egli ci apre alla vita, alla vita stupenda: «Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se offrirai il pane all'affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio». Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, dice il Signore; ma soprattutto, la tua ferita si rimarginerà presto.
 
QUANTA GENTE È FERITA, NEL SENSO CHE NON TROVA PIÙ IL SIGNIFICATO DELLA VITA e arriva al termine di essa senza aver capito per che cosa doveva vivere. 
Che non ci capiti mai di vedere il cammino nella fede come un qualcosa di troppo grande! 
Camminare così è invece la realtà nostra più vera perché così somigliamo ogni giorno di più a Dio, nostro Padre, e diventiamo suoi figli.

A cura di Stefano Gasparini, che ha curato la collana di 8 volumi “Vivere in Gesù” e fa parte del Comitato Scientifico della “Fondazione don Oreste Benzi”

Le riflessioni di don Benzi sono tratti dalla Omelia del 07/02/1987