Inizia oggi il "Tempo del Creato": un periodo di riflessione e conversione per tutelare il pianeta e superare le disuguaglianze. L'iniziativa "Un Pasto al Giorno" (26-27 settembre) offre una occasione concreta di giustizia distributiva e riparativa che parte dal basso.
Il
Tempo del Creato (dal 1° settembre al 4 ottobre) ci ricorda ogni anno che la Terra è del Signore e che noi siamo solo suoi
inquilini occasionali, chiamati ad amministrare i suoi beni e non a farla da padroni. Nel segno dell’ecumenismo milioni di cristiani di tutto il mondo dedicano questo tempo per pregare e riflette, ma soprattutto per unirsi ai numerosi sforzi di chi nel mondo opera per la tutela del nostro pianeta e di tutte le forme di vita, inseguendo l’ideale della riduzione delle disuguaglianze che lo feriscono profondamente.
Questo impegno tuttavia evoca l’immagine biblica di Davide contro Golia: il sistema economico dominante mostra una realtà in cui
i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri; assistiamo all’ingiustizia globalizzata in cui il niente (necessario) dei popoli impoveriti garantisce il tutto (superfluo) ai popoli arricchiti.
Nel lontano 1985, al ritorno da uno dei suoi molti viaggi nel sud del mondo, don Oreste Benzi, dà origine ad un’iniziativa che ancora oggi la Comunità Papa Giovanni XXIII fedelmente ripropone ogni anno: l’evento "
Un Pasto al Giorno".
Per don Oreste Benzi,
scendere in piazza e chiedere l'elemosina per dare da mangiare a chi ha fame è un atto di giustizia e non di generosità. Restituire il necessario a chi non ha perché gli è stato sottratto tutto è un atto di giustizia e non di bontà.
Don Oreste, sulla scia dei Padri della Chiesa come San Basilio, ricordava che
tutto ciò che possediamo in più del necessario non ci appartiene: «È dell’affamato il pane che tu tieni in serbo; è dell’ignudo la veste che tu custodisci nel guardaroba; son dello scalzo le scarpe che marciscono in casa tua».
Sentirci debitori in grado di restituire è il primo passo per uscire dall’ipocrisia di un’elemosina calata “dall’alto” e diventa un atto di riparazione che nasce “dal basso”.
Anche sul tema della fame, l’esperienza della Comunità Papa Giovanni XXIII segna il passaggio
dall’assistenzialismo alla condivisione della vita: c’è differenza fra “dare da mangiare all’affamato” e “invitare l’affamato a condividere il pasto alla propria tavola”.
La condivisione annulla la distanza fra chi ha e chi non ha, e dunque contiene in sé la giustizia.
L’iniziativa "
Un Pasto al Giorno" vorrebbe essere proprio questo: invita ad uscire dall'individualismo e dall'egocentrismo per entrare nella logica del
noi e compiere insieme un atto di
giustizia distributiva e riparativa.
In questo mese in cui celebriamo il rinnovamento del Creato e camminiamo sui passi di San Francesco, abbiamo l’opportunità di convertire il nostro cuore.
Possiamo provare ad essere amministratori giusti invece di proprietari ingiusti.
Possiamo spezzare un altro anello della catena dell'ingiustizia globale, indebolire Golia e contribuire a rendere la Terra un poco più simile al progetto originario di Dio.