12 Agosto 2019

PFAS: il pericolo invisibile

La contaminazione di una falda acquifera grande come il lago di Garda sta avendo ripercussioni pesantissime sulla salute di tutti, soprattutto di giovani e bambini
Foto di Greenpeace Italy
Provate ad immaginare un pericolo invisibile, che entra nelle vostre case. Immaginate di ingerirlo. Immaginate di averlo come compagno di viaggio, senza sapere della sua presenza. Provate ad immaginare sostanze che attraversano le tubature dell’acqua della vostra abitazione. A pensare che questi veleni li avete dati voi, da bere, ai vostri figli. Li avete versati nelle pentole per preparare la pasta, il risotto, la minestra, il caffè.

Cosa sono i Pfas e perché sono pericolosi

Parliamo di materiali impermeabilizzanti: molecole che vengono utilizzate per il vestiario sportivo, per fare pentole, per la carta da forno, pellicole fotografiche, detergenti, schiume antincendio. In sé i Pfas sarebbero utilissimi, se non fossero stati sversati per anni nelle acque di questo territorio.
La società Miteni per decenni ha liberato Pfoa e Pfas nel torrente Poscola. E, stando alla tesi accusatoria della Procura della Repubblica di Vicenza, ha contaminato una falda acquifera grande come il lago di Garda.
Gli inquirenti hanno aperto uninchiesta per disastro innominato e inquinamento delle acque. Pochi giorni fa è stato chiesto il rinvio a giudizio per nove ex manager.
E così, in attesa di sapere cosa accadrà ai vertici di questo gigante che ha operato nel territorio di Trissino (Vicenza) e in attesa di capire se è o non è lunico responsabile di una contaminazione senza precedenti (le persone coinvolte sono 350.000 ma la prospettiva è che diventino 800.000 perché la falda si muove ad una velocità di 1,3 chilometri allanno), la Regione Veneto nel 2013 ha iniziato a mettere i primi filtri a carboni attivi. Non tutti però si fidano.

Le mamme No Pfas

Le più agguerrite sono le Mamme No Pfas, un gruppo di donne che hanno studiato le carte, cittadine che si stanno facendo sentire a Roma e in Europa in nome della difesa della salute dei propri figli.
Il loro grido di dolore lo stanno sentendo in tanti. Non poteva non sentirlo il ministro dell’Ambiente Sergio Costa a cui si sono rivolte per chiedere una legge nazionale che possa essere più stringente di quella regionale. «Noi chiediamo limiti zero» gridano le mamme, sventolando gli studi del professor Carlo Foresta dell’Università di Padova. Studi, i suoi, che dimostrano la connessione tra Pfas e aumento del colesterolo, problemi di tiroide, tumori, infertilità femminile e gravi disfunzioni dell’apparato genitale maschile dei bambini (maschi). Il 19 giugno scorso sono riuscite a portare le loro istanze anche a Papa Francesco.