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4 Aprile 2020

Papà non capisce un tubo!

La funzione del padre, che proprio non ci arriva
Foto di GaudiLab
Prendi una ragazzina di 12-13 anni chiusa in camera, tutto il pomeriggio. Cuffie ad altissimo volume. Se la incontri per casa i capelli disordinati le coprono gli occhi. Se incroci lo sguardo è un incodificabile mix di rabbia, disperazione, strafottenza...
Papà torna dal lavoro, la moglie è scura e turbata, il 5enne ne ha approfittato per mettere sottosopra la casa.
«Vai a parlarci tu!» dice mamma con tono minaccioso.
«… e io che c’entro» pensa lui salendo le scale, passando velocissimamente in rassegna le mancanze sue e dei suoi avi, ma non riuscendo a trovarne alcuna di adatta all’occasione, o troppe e poco specifiche.

Figlia isterica. Che fare?

Papà si siede sul letto. Prova con un innocuo «Che succede tesoro?». Se gli va bene dovrà sopportare un silenzio di tomba, e dovrà ripetere la domanda ad libitum inutilmente.
Se gli va peggio dovrà realizzare che l’eloquio dolce della sua bambina, della sua principessa, della sua fatina, si è trasformato – chissà dove, chissà quando – in quello di uno scaricatore di porto arrabbiato. Con la differenza che al posto di un vocione basso viene emesso un suono acuto, tagliente, che penetra l’orecchio ed entra nella schiena.
«Fatti i c… tuoi!».
Saltiamo per il momento gli aspetti educativi, i vari «rispetto per tuo padre» ed il collaudato sistema di premi e punizioni. Facciamo finta che il papà ridiscenda le scale con la calma sufficiente per chiedere qualche delucidazione alla moglie.
Lei è stranamente più disponibile al dialogo, addirittura pare più rilassata. «Sai – gli spiega – Sara, la sua migliore amica (sguardo assorto di lui, che non la ricorda minimamente), le ha comunicato, anzi deve averle fatto capire, che aveva un segreto e l’ha detto prima a Lucia (e questa chi è?)».

La funzione materna e paterna

Qualcuno sostiene che i padri e le madri, nell’educazione dei figli, siano intercambiabili. Forse per alcuni aspetti è vero, ma non sempre.
L’intricato aspetto emotivo relazionale del femminile rimane quasi sempre oscuro al cervello sitematizzante maschile.
Se ben giocata questa differenza potrebbe preludere a scenari interessanti.
Il padre tornerà su, parlerà con calma alla figlia, ma non riuscirà a nascondere che per lui, quella faccenda, è priva di significato. Proverà a mettersi nei panni della figlia ma senza successo. Alla sua età lui avrebbe risolto con un «Chissenefrega» e sarebbe andato a farsi quattro tiri col pallone.
Tuttavia il marito si sentirà grato perché sua moglie gli ha dato accesso ad un mondo che non conosceva. La moglie sarà grata al marito perché ha parlato con la figlia di un argomento per il quale anche lei (che è empatica) si è sentita dilaniata.
La figlia scenderà le scale, un po’ imbronciata ma non più disperata, e si siederà vicino alla mamma dicendo: «Come hai fatto a sposarlo? Non capisce niente!».
Non sarebbe tutto così semplice?
... e vissero tutti felici e contenti...