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2 Aprile 2021

Perché Gesù è morto in croce

«Siamo portati a vedere la croce come qualcosa da sopportare con pazienza - dice don Benzi - ma non è questo il vero significato»
Foto di Riccardo Ghinelli
Perché Gesù, per liberarci dal peccato, ha accettato la morte in croce? E perché ha detto: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua»?
Noi siamo abituati a vedere la croce sempre come un qualcosa che bisogna sopportare, con pazienza. Ripetiamo continuamente che occorre sopportare le croci, sopportare le sofferenze, sopportare i patimenti; vediamo la croce, la tribolazione, nel suo aspetto riduttivo e chiediamo alla persona che ne è colpita di sopportarla. Ma questa non è la visione vera!
La sofferenza, invece, è via dell'amore per manifestarsi e per redimere.

Soffrire per amore

Provo a spiegarmi. Tu non soffri perché hai tribolazioni, tu soffri perché nelle tribolazioni patisci senza amare; infatti quando tu ami, la preoccupazione è sorgente di gioia.
Dice Paolo: «Sovrabbondo di gioia in ogni mia tribolazione» (cfr. 2Cor 7,4); anzi, la sofferenza che provi è via obbligata a cui ti porta l'amore che hai, è sofferenza reale e pianto, ma nel medesimo tempo ha un significato, è via per arrivare là dove tu ami. Allora è vita!
A me la parola di Paolo ha sempre colpito: «Siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi» (2Cor 4,8-9), e grida: «Chi ci separerà dall'amore di Cristo?» (Rm 8,35).
Ecco allora che tutta la tribolazione che affronto per coloro che amo ha questo grande significato: essa è la misura del mio amore e nel medesimo tempo è anche lo spazio dove l'amore si manifesta ed esplode. È la redenzione.

Il significato della redenzione

Cristo non ci ha redenti perché è morto in croce! Egli ci ha redenti perché ci ha amati e perché ci ha amati è morto in croce. La redenzione raggiunge nella sua croce il massimo della manifestazione dell'amore redentivo. È quindi l'amore che redime, tant'è vero che si dice che tutta la vita di Cristo è redenzione. 
La croce è una manifestazione di un amore che raggiunge il massimo, la definitività: è quell'amore che ha un potere di redenzione. Redimere vuol dire riportare la persona al suo essere primitivo; ha un potere di redenzione e di salvezza.
Ecco, la croce è la prova che lui è il mio salvatore, ma allora io vengo unito alla croce di Cristo perché vengo unito all'amore di Cristo; passo attraverso la via obbligata su questa terra per esprimere l'amore, che è la croce. Non si redime se non attraverso un amore che necessariamente passa attraverso la croce.

L'invito sconvolgente di Gesù

Cristo non è venuto a toglierci il dolore dal mondo, Cristo è venuto a togliere l'insignificanza della croce, della tribolazione. Cristo è venuto a dare il senso alla croce. Non solo è venuto a dare il senso alla croce, ma prima l'ha vissuto lui e poi ci ha coinvolti perché noi siamo intimamente uniti a lui: in Cristo siamo una cosa sola. Ed ecco allora che Gesù ci fa l'invito esplicito, che è l'invito più sconvolgente e più vero che possiamo ricevere e che più redime: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Lc 9,23).
Altro che cincischiare sul peccato, Cristo è violento in questo senso e l'ha detto molte volte: per essere non violenti, cari fratelli miei, bisogna essere violenti con se stessi.
Il cristiano è uno che fa le rivoluzioni, ma non le fa pagare agli altri, come fanno normalmente tante persone. Le rivoluzioni le fa perché le paga sulla propria pelle, su se stesso e con se stesso, realmente, senza passare attraverso la violenza.
Cristo l'ha detto chiaro e tondo: solo se tu ami affronti quella croce enorme; se invece non ami, non sei capace di affrontare la croce conseguente e quindi ti seppellisci dentro te stesso.
Quella croce che sottolinea il tuo amore è anche redenzione e mentre tu ti salvi, salvi certamente i tuoi fratelli; fratelli che forse non vedrai mai, non incontrerai mai, di cui forse non saprai mai di averli salvati, ma per la fede in Cristo che ce l'ha detto, io so che siamo uniti a lui, mezzo di salvezza e di espiazione.
Ogni sofferenza può diventare espiazione, se riscattata dall'amore. Solo l’amore che tu manifesti a Dio in quella sofferenza è capace di redimere.


Testo tratto dal libro di Don Oreste Benzi, La sua croce, la nostra guarigione. Il mistero dell'espiazione, a cura di Stefano Gasparini, Sempre Editore, 2016