25 Agosto 2019

Perché i giovani vanno in vacanza in Romania?

Un'esperienza solidale nelle periferie povere di Bucarest
Ragazzi e ragazze che partono per mettere la vita accanto a quella di "emarginati". Ma mentre aiutano, scoprono anche la parte più preziosa di sé e guariscono le loro ferite
Finché si tratta di spiagge esotiche come Ibiza o Costa Blanca o mete a basso costo come Grecia e Croazia oppure metropoli “da sballo” come Amsterdam o Budapest, nessuno avrebbe da stupirsi, ma quando invece in agosto centinaia di giovani partono per le vacanze nelle periferie di Bucarest, di certo non tornano i conti.

I giovani che emigrano

La Romania, secondo le Statistiche sulle migrazioni internazionali Eurostat, è infatti uno dei primi paesi da cui i giovani emigrano (242.193 persone nel 2017, al primo posto tra i paesi dell’Est). Fuga di cervelli, fuga di nuove generazioni con una media di età di 28 anni, in giro per l’Unione Europea in cerca di un futuro. Per diventare manovali, braccianti agricoli, muratori, camionisti oppure badanti, cameriere, bariste, operatrici sanitarie e troppe volte pure giovanissime donne irretite nell’industria del sesso. Eppure è dall’anno 2000 che centinaia di giovani italiani vanno proprio in questa parte dell’Est europa d’estate e anche durante le vacanze di Natale. Sono tra i tanti esempi delle cosiddette vacanze solidali che impegnano in Italia un esercito di giovani che si spendono in progetti di inclusione sociale e in campi di servizio nelle periferie dei paesi ancora instabili economicamente e con schiere di poveri nelle periferie urbane e nelle aree rurali più isolate. Non è semplicemente un turismo responsabile, un turismo sociale ma una esperienza di solidarietà intensa e continuativa che mette al primo posto volti, storie, persone e la loro dignità, piuttosto che il divertimento classicamente concepito.

Animazione per bambini nelle periferie

A Bucarest, la Comunità Papa Giovanni XXIII ha promosso da quasi vent’anni i campi fuorilemur@ che comprendono attività di animazione per bambini delle periferie – moltissimi sono rom abbandonati a se stessi -, laboratori creativi negli Istituti per disabili, incontro in strada coi senza tetto. «Anche quest’anno nonostante il caldo afoso rumeno – racconta don Federico Pedrana, responsabile dell’Associazione in Romania - si stanno susseguendo più di 50 giovani volontari italiani ospiti della nostra Casa famiglia, gomito a gomito con alcuni giovani che hanno finito il percorso di recupero dalla tossicodipendenza. Abbiamo incontrato circa 450 bambini nella periferia e a Cojaska, a nord della capitale, abbiamo fatto giochi, canti e attività di animazione coi ragazzi disabili nell’Istituto “Don Orione” e abbiamo cercato e dialogato con i senza fissa dimora lungo le strade del quartiere Obor e nei pressi della Stazione “Gara de Nord”». Il tutto condito da una notte di adorazione a turni di un’ora ciascuno e con la stretta collaborazione di due realtà ecclesiali significative: Comunione e Liberazione e le Suore di Madre Teresa di Calcutta.
A., un ragazzo minorenne del Centro Italia spinto dai genitori a partire per il Campo in Romania perché si stava smarrendo tra canne e spaccio, è rimasto colpito soprattutto dai bambini. «Mai mi sarei aspettato di vivere tutto questo. Quando faccio gli spettacoli di clownerie e li vedo ridere mi piace tantissimo, mi sento vivo, mi sento utile. Credo che se fossi stato in Italia quest’estate avrei buttato via il tempo. Qui invece sto scoprendo nuovi legami e anche cose nuove di me stesso».
N., dopo tantissimi anni di tossicodipendenza e il programma di recupero terapeutico ormai finito, in un momento di verifica si è commosso confidando «Sto rivivendo l’infanzia che non mi ero mai vissuto, grazie a questi piccoli».

Esperienze di rinascita

Di storie di riscatto ed esperienze di rinascita ce ne sono davvero tante da raccontare sia dalla parte dei piccoli, che in questo angolo di Romania hanno trovato volti amici e gesti di gratuità, sia dalla parte di chi è partito in alcuni casi incerto e un po' smarrito.
Don Federico ricorda in particolare O., un giovane poco più che ventenne. «Dopo anni di occultismo, ha accettato di confessarsi e ha condiviso coi compagni di viaggio che l’energia e l’entusiasmo avvertito da questi bimbi è qualcosa di unico, che non aveva mai vissuto prima».
E non è da scordare il dialogo coi giovani tossici del quartiere Ferentari, nel 5°Distretto di Bucarest, conosciuto come la “punga saracie” (la sacca di povertà della capitale) dove la popolazione è per il 70% costituita da rom dimenticati dalle istituzioni, negli appartamenti di 40 metri quadrati, spesso senza luce e gas, oppressi tra immondizie, topi e siringhe che portano rapidamente la morte per l’Aids o epatite C. Bimbi che a 10, 12 anni già devono lavorare, e per questo non finiscono la scuola, abituati prestissimo a bucarsi e, nel caso delle bambine, a prostituirsi, secondo il Report 2018 sulle strategie d’integrazione delle comunità minoritarie della Commissione Europea. La speranza di cambiare la storia di qualcuno di questi ragazzi è l’esperienza di G., che sintetizza il senso di questo campo solidale centrato sul servizio a tempo pieno, tra gli ultimi, ma anche faccia a faccia con Dio. «Essere per strada nel quartiere Ferentari, accanto ai giovanissimi tossicodipendenti che si drogano a cielo aperto e pregare in mezzo a loro, è stata una esperienza unica. Dio veramente ci chiama ad andare ovunque».
Incredibilmente accade che proprio lontano da casa, dalle solite cerchie, dalle routine quotidiane nel bene e nel male, può trasformarsi la vita dei giovani in una prospettiva completamente nuova in cui si apprezzano davvero le cose che contano. «È proprio vero quello che ci insegnava il nostro fondatore don Oreste Benzi – spiega don Federico che di giovani casa e chiesa o anche di giovani smarriti nel fondo del baratro ne ha ascoltati tanti – arriva un momento nella nostra vita in cui vediamo con chiarezza che “o ci diamo a Dio o ci perdiamo”».