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28 Settembre 2026

Petrolio, il rincaro che si paga due volte: in Italia ogni +10% vale fino a 0,26 punti di inflazione

Petrolio, il rincaro che si paga due volte: in Italia ogni +10% vale fino a 0,26 punti di inflazione
Foto di Thomas H. da Pixabay
Uno studio della New Economics Foundation misura quanto i rincari di petrolio e gas pesano sul costo della vita in 26 Paesi Ue. Le proposte: più rinnovabili e un tasso Bce agevolato per gli investimenti verdi.

Quando il prezzo di petrolio e gas sale, prima o poi lo paghiamo alla pompa di benzina, nella bolletta, al supermercato e perfino nel biglietto dell'autobus. Ora c'è una stima di quanto. Per ogni aumento del 10% dei prezzi dei combustibili fossili, l'inflazione italiana può crescere fino a 0,26 punti percentuali. È il risultato di una ricerca della New Economics Foundation (NEF), think tank britannico indipendente, pubblicata il 15 settembre con il titolo Stabilising the shock market.

Uno shock del 50%

I ricercatori hanno simulato un rincaro del 50% di petrolio e gas in 26 Paesi dell'Unione europea (l'Irlanda è esclusa per mancanza di dati Eurostat). In questo scenario l'inflazione salirebbe, nell'anno successivo, fino a 1,8 punti percentuali in più rispetto ai livelli già esistenti. Il valore più alto riguarda la Repubblica Ceca (1,78 punti), seguita da Bulgaria (1,74) e Croazia (1,73). I valori più bassi sono quelli di Paesi Bassi (0,81) e Malta (0,83). L'Italia si colloca a 1,29 punti: più di Germania (1,12) e Francia (1,23), poco meno della Spagna (1,33).
Non è un'ipotesi astratta. Secondo la NEF, tra giugno 2025 e giugno 2026 il prezzo del petrolio è salito di circa il 47%. Tra giugno 2021 e giugno 2022, gli anni della ripresa post-pandemica e dell'invasione russa dell'Ucraina, l'aumento era stato del 67%.

Il fattore più pericoloso

Eurostat fornisce serie storiche complete per settore solo per 13 Paesi. In questo gruppo il rincaro dei combustibili fossili risulta il principale rischio inflattivo in tutti i Paesi tranne due, e resta comunque tra i primi cinque ovunque. L'Italia non rientra in questo campione. Secondo i ricercatori, però, l'analisi delle filiere mostra che l'economia italiana è fortemente esposta a questi shock.
«Il prezzo dei combustibili fossili è stato l'innesco della maggior parte dei principali picchi d'inflazione europei nell'ultimo mezzo secolo, dall'embargo OPEC degli anni '70 all'invasione russa dell'Ucraina fino agli attacchi di Stati Uniti e Israele all'Iran», afferma Maike Schmidt, ricercatrice della NEF. «Con l'inflazione si moltiplicano le persone in tutto il continente che faticano a permettersi i beni di prima necessità, come l'affitto, la spesa alimentare e i trasporti pubblici. Spezzare la nostra dipendenza dall'instabilità di petrolio e gas è l'unico modo per limitare l'inflazione in tutto il continente».

Le rinnovabili come scudo

La risposta indicata dal rapporto è l'energia prodotta in casa. A differenza di petrolio e gas importati, eolico e solare non dipendono da forniture estere e sono meno esposti alle tensioni geopolitiche e alla speculazione finanziaria. Il rapporto richiama uno studio del Fondo monetario internazionale del 2022: ogni punto percentuale in più di rinnovabili riduce in media dello 0,6% il prezzo all'ingrosso dell'elettricità.
Il nodo è il costo del denaro. Per contenere l'inflazione la Banca centrale europea mantiene alti i tassi di interesse, e questo rende più cari i prestiti per costruire impianti e reti. Si crea così un paradosso: lo strumento usato contro il carovita frena gli investimenti che potrebbero ridurlo nel lungo periodo. La NEF propone quindi un doppio binario, con un tasso separato e più basso per gli investimenti verdi. In questo modo la Bce potrebbe alzare il tasso di riferimento senza rendere troppo costoso il credito per eolico e solare.

Il contesto europeo

Il rapporto è uscito alla vigilia del discorso sullo Stato dell'Unione. Il 16 settembre a Strasburgo Ursula von der Leyen ha richiamato gli effetti della crisi climatica: ondate di calore, incendi e siccità. Ha anche ricordato che i costi dell'energia pesano sull'industria europea. Per questo ha chiesto di accelerare l'elettrificazione e gli investimenti in reti, rinnovabili e nucleare, così da ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati. Tra le iniziative annunciate c'è anche un piano europeo contro le ondate di calore. Non tutti però sono convinti. Secondo l'organizzazione Clean Air Task Force il discorso è stato ricco di retorica ma senza soluzioni davvero nuove.
Il senso dello studio è che la transizione energetica riguarda anche i prezzi, non solo l'ambiente. E i più colpiti dai rincari sono le famiglie che già faticano ad arrivare a fine mese.

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