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7 Agosto 2020

Popoli indigeni in Cile: l'ascolto è negato

Dopo 85 giorni di sciopero della fame di alcuni prigionieri politici Mapuche, la situazione rimane tesa in Cile, dove scoppiano delle rivolte tra manifestanti, Forze dell'Ordine e sostenitori dei diritti del popolo Mapuche.
Foto di Alberto Valdes
27 prigionieri politici del popolo originario Mapuche si battono per vedere riconosciuti i diritti sulle loro terre, spesso svendute alle multinazionali.
Il 4 maggio 2020 ventisette prigionieri politici Mapuche detenuti nelle carceri di Angol, Temuco e Lebu, hanno iniziato lo sciopero della fame, come protesta contro il governo Cileno  che si dimostra sordo alle loro richieste. I prigionieri, 19 ancora in prigione preventiva e 8 condannati definitivamente, sono detenuti in seguito ad azioni compiute per la rivendicazione del diritto alla terra che negli anni è stata sottratta ai Mapuche. I prigionieri politici Mapuche pretendono che lo Stato cileno rispetti la Convenzione 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) sui Popoli Indigeni in Paesi indipendenti, convenzione ratificata dal Cile nel 2008, la quale prevede nell’articolo 10 che: «Allorché ad appartenenti ai popoli interessati siano inflitte sanzioni penali previste dalla legislazione generale, deve tenersi conto delle loro caratteristiche economiche, sociali e culturali». Il punto 2 dello stesso articolo specifica infatti che «Debbono preferirsi forme di sanzione alternative al carcere». Considerata inoltre la crisi sanitaria provocata dal COVID-19 e le condizioni sanitarie precarie in cui si ritrovano i detenuti Mapuche, questi ultimi chiedono al governo il rilascio immediato o di poter terminare il periodo cautelare nelle rispettive comunità.
In questi ultimi mesi sono state moltissime le forme di manifestazione che il popolo Mapuche ha messo in atto in sostegno ai prigionieri politici Mapuche, e altrettanto è stato l’interessamento manifestato da varie organizzazioni, come Amnesty International, rispetto le condizioni fisiche degli scioperanti, che causa digiuno sono sempre più compromesse. La maggiorparte di loro infatti ha perso dai 20 ai 30 kg di peso.
Al compimento dell’85° giorno di sciopero della fame da parte dei prigionieri politici Mapuche, alcune della comunità mapuche della provincia di Malleco, in appoggio alle richieste dei detenuti e per far pressione verso le autorità, hanno occupato i municipi di 5 Comuni della regione dell’Araucania. Già dai primi giorni gli occupanti sono stati sottoposti a diversi tentativi violenti di sgombero da parte delle Forze dell’Ordine.
Gli avvenimenti più gravi però hanno luogo durante la notte di sabato scorso, 1 agosto 2020, quando vari gruppi, secondo i Mapuche riconducibili a movimenti di estrema destra, si sono riuniti all’esterno dei Comuni di Curacautìn e Victoria esigendo che le Forze dell’Ordine sgomberino i rispettivi municipi.
In entrambe le circostanze i manifestanti, hanno inneggiato cori razzisti verso la popolazione originaria, hanno incendiato macchine e simboli rituali Mapuche che si trovavano nelle due piazze e hanno assalito con spranghe e bastoni persone appartenenti alle comunità che si trovavano all’esterno delle due strutture. Le Forze dell’Ordine sono entrate nei Comuni con altrettanta violenza, arrestando gli occupanti, ma non curandosi del comportamento violento dei civili cileni.
Tutta la popolazione Mapuche, con il sostegno di buona parte della società civile cilena ed internazionale, condannano i fatti accaduti e denunciano ogni forma di razzismo esercitata nei confronti delle popolazioni indigene di tutto il mondo.