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18 Settembre 2020

Affido e adozione. Ecco perché ne vale la pena

Il Forum delle Associazioni Familiari promuoverà l'accoglienza
Sono diverse - e con diversi carismi - le associazioni che si occupano di adozione e affidamento. Un progetto le aiuterà a raccontarsi. Perché l'apertura diventi contagiosa
«Per crescere un bambino serve un villaggio e le associazioni del Forum sono come un vilaggio». Esordisce così Emma Ciccarelli, vicepresidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari in apertura dell'evento di lancio del Progetto Confido, in diretta Facebook ieri, 17 settembre alle ore 18.
Il lancio del Progetto Confido

Tutto parte nel 2017 dell'esigenza di sensibilizzare le famiglie italiane ai temi dell'affido e dell'adozione. La prima esperienza concreta con il progetto Dònàti, nel marzo dello scorso anno che ha coinvolto famiglie e testimonianze di accoglienza in tutta l'Italia.
Ora Confido, che ne è la naturale continuazione, è un progetto finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le politiche della famiglia. L'obiettivo dichiarato è quello di “valorizzare e far conoscere il silenzioso e prezioso lavoro delle associazioni che si occupano di affido e adozione nazionale e internazionale, per far scoprire al maggior numero possibile di persone la bellezza dell’accoglienza, mostrando e dimostrando che ridare una famiglia a un bambino che non ce l’ha è possibile, oggi più che mai”.

Progetto Confido: la ricchezza delle associazioni

«L'adozione è un grande atto di giustizia - ha esordito presidente di Ai.Bi., Marco Griffini - Quest’anno c'è stato un crollo delle adozioni internazionali e delle idoneità perché le famiglie non credono più nell’adozione!»
Adozione e affidamento, in pratica accoglienza, indispensabile per il  presidente di Azione per Famiglie Nuove, Pietro Parlani, in quanto «ci sono famiglie che hanno una idea di genitorialità allargata. L'associazione Famiglie Nuove, anch'essa nel forum, nasce da Chiara Lubich e dal suo obiettivo dichiarato di svuotare gli orfanotrofi».

Esperienza simile a quella della Comunità Papa Giovanni XXIII e del suo fondatore don Oreste Benzi, che per "dare una famiglia a chi non ce l'ha" ha coinvolto migliaia di famiglie che hanno sentito l'apertura come una dimensione di vita. «Le famiglie della Comunità - ha affermato il presidente Paolo Ramonda - hanno sentito la chiamata in particolare all’affido in modo da tenere presente la famiglia di origine. Anche l'affidamento di adulti, perché anche questi hanno una situazione di bisogno».

Il carisma di don Giussani invece ha dato l'impulso per la nascita di Famiglie per l’Accoglienza; Luca Sommacal, il presidente, ha riportato che «quello che per gli altri è uno scarto per noi diventa un figlio». E ha descritto l'associazione come una rete di famiglie che si accompagnano nell’esperienza dell'accoglienza, cioè famiglie interconnese tra di loro che si aiutano ad affrontare le difficoltà, a condividere scoperte, ad interfacciarsi con le istituzioni. Rete perché l’esperienza vissuta da soli è più difficile e insieme ci si sostiene.
Il Progetto famiglia è invece un movimento nato dalla fraternità di emmaus. Una realtà variegata composta da persone - sono le parole del presidente Marco Giordano che hanno capito che è meglio viaggiare lentamente in auto a 7 posti che non veloci in una moto o due posti.
Il progetto confido per rilanciare pensiero positivo.

L'affido è prevenzione sociale

«L’affido familiare è prevenzione sociale, una risposta civile di alta qualità. Un tesoro, risorsa sociale, risposta umana» ha concluso Ramonda.

Tutti i contenuti più rilevanti del progetto saranno disponibili all’interno di un sito Internet dedicato, che si arricchirà nel corso del tempo di notizie e testimonianze. La conclusione del percorso prevede, infine, un evento nazionale in cui i referenti racconteranno le tappe compiute e forniranno in dettaglio i risultati raggiunti.